giovedì 29 gennaio 2026

INTERVIEWS

Dopo il coraggio che ci è voluto per dire non è il mio, questo corso di studi, e lo stesso andare a supportare i suoi compagni dell’ordine alfabetico a disegnare la sua parte di tavole, dopo avere deciso che cosa le piace e che sarà per l’anno prossimo (a nutrire il suo profondo), la cucciola di mezzo si inventa attività. Dunque cerca attivamente lavoro, ha già fatto un numero spropositato di colloqui, rifiutato la proposta della ‘escape room’ che era lontana, pagava pochissimo e bisognava fare di tutto, compresa la comparsa che suggerisce la soluzione. Così fa colloqui comunitari online, ruba giacche nere per mostrarsi in tenuta ufficiale nelle foto, continua le ripetizioni alla ragazzina delle medie che non sa le tabelline e si candida per mansioni di ogni tipo.

Nel frattempo legge Kafka e Dostojevski, cucina torte deliziose e ha fatto un decluttering olimpico nella sua camera.

lunedì 26 gennaio 2026

AREA 51

Settimana di esami, questa la chiamano ‘sessione’, le sessioni sono tutte diverse, gli stanchi cervelli dei genitori non hanno idea di quando cominci o finisca una sessione. Quello che si capisce da sottili indizi (‘non salire che non ho tempo di mettere a posto e poi di viene la gastrite, facciamo la settimana prossima’) è che ci saranno gli esami dell’anno.

Con un ghigno fiero e determinato, si scopre che tra gli esami della ‘sessione’ ce ne sta pure uno fatto a novembre dove qualcuna ha rifiutato ventotto.

‘Perché il prof è stupido. Ho scritto fuori dalla casellina e mi toglie tre punti? Ma nemmeno per idea, cosa siamo, in prima elementare? Che poi il suo esame lui non sarebbe in grado di farlo. Quindi sono arrabbiata, ho rifiutato e lo rifaccio insieme a un altro esame, almeno ho più tempo, e poi con la penna cancellabile. Così impara.’

‘Non credo si possano fare gli esami con la penna cancellabile…’

‘Figurati se se ne accorge.’

‘E che altro esame devi fare?’

‘Medicina legale.’

‘Oddio, le autopsie?’

‘Ma vaaaa, le leggi. Però abbiamo visto l’autopsia a una gallina.’

‘In che senso?’

‘Eh, una signora ha portato la sua gallina morta, le hanno fatto l’autopsia e non eravamo li a vedere.’

‘Ma perché si fa l’autopsia alle galline?’

‘Boh, un sacco di gente porta i loro animali alla clinica perché si faccia l’autopsia.’

Decisamente misteriosa almeno quanto l’area 51 del New Mexico. Almeno. 

L’autopsia. Alla. Gallina. Della. Signora.

giovedì 15 gennaio 2026

RACCOLTA DI CREDITI

I meccanismi dell’odierna maturità sono barocchi, constano di calcoli complessi di medie e crediti. Quello che si capisce è che, a partire del triennio, parte la raccolta dei crediti extra, quelli che non hanno a che fare con la media, il profitto, i voti, ma che si basano più sull’impegno, la dedizione, la buona volontà.

La microba non si sa se ha capito che i crediti extra sono al massimo uno all’anno, e si candida per tutte le attività che possono garantirne. Così fa parte del gruppo degli amici del teatro e andrà a vedere tre spettacoli alla Scala, il palcoscenico più suggestivo. ‘Anche se per il credito ne bastano due’. Le piaceranno, gli spettacoli? Soprattutto il credito.

Poi, con la sua inseparabile Mart, si candida per presentare il laboratorio di geometria agli open day della scuola, che sono di sabato, mannaggia, tocca alzarsi presto purenoggi. Se no che credito sarebbe?

Poi valorizza il tesseramento agonistico di arrampicata sostenendo di essere una sportiva di lungo corso, e anche questo potrebbe garantire un credito.

Non paga: ‘comunque non è possibile che se fai la patente non ti danno crediti. Ci vuole un sacco di tempo’.

Essì, la patente…

mercoledì 14 gennaio 2026

IL LORO MODO

‘Psst! Ehi, mamma, vieni a vedere!’

XX varca la soglia dell’antro oscuro microbo, sente un ronzio. Sulla scrivania campeggia il telefono in videochiamata muta con la sua compagna Meg, che ha una maschera di bellezza sul viso e parla da sola, ma non si sente niente.

Dalle masserizie della scrivania emerge un sifolotto che ronza, sembra un rotolo di carta igienica che fa una luce blu sparata verso l’alto. Sul soffitto campeggia un trapezio tutto colorato, proiezione sfocata del monitor del computer microbo.

Faccia goduta e fierissima. ‘Hai visto?’

‘Gulp…ma…?’

‘È per guardare i film da sdraiati. Dal letto, li proietto sul soffitto.’

‘L’apoteosi degli sdraiati…, ma non sei in chiamata? - si vede palesemente una figura misteriosa nel telefono che indossa una maschera di bellezza e ha l’aria di parlare, anche se non si sente niente - Perché noi qui stiamo blaterando…’

‘Sii, è Meg, ma anche lei è in muto. Stiamo ripetendo letteratura latina.’

‘Scusa, ma cosa ti ripete a fare se tu non senti? Come fai ad ascoltare?’

‘Ma va, mica ci sentiamo. È il nostro modo.’

Intanto sul soffitto si apre netflix e sa il cielo cos’altro, alla faccia della letteratura latina.

Il loro modo.

sabato 3 gennaio 2026

PRESI, PERSI: UN ANAGRAMMA

Su queste pagine si è già raccontata la propensione delle generazioni del futuro a considerare i treni facoltativi: magari lo prendo, magari no. Per chi è nato nel millenio scorso, un treno in genere si prende, a meno di cataclismi naturali forza otto. 

Per loro, invece, il treno lo prendi, forse.

Dunque la storia è questa: la cucciola di mezzo con la sua amica A, cariche di sci a scarponi e libri di matematica microbi avevano progettato quanche giorno di sci in Trentino, (in arrivo dalla valle d’Aosta dove hanno sciato con gli amici) per raggiungere i Noicinque, quasi tutti, sulle piste consuete. Il percorso prevedeva tre treni, e siccome la statistica qualche ragione ce la deve pure avere, le due con i loro riccioli, gli sci e gli scarponi sono bloccate da ore alla stazione di Trento, dove avrebbero perso due trenini due per non aver trovato la stazione, o il binario.

Poi finalmente, dopo alcune telefonate di coordinamento mancate a XX e YY per mancata connessione sulle piste, finalmente arriva la notizia sperata: preso il trenino, quello che fa trentotto fermate in tutta la valle e arriva, in basso, ma non lontano. Arrivo previsto 18.55. Perfetto, ci si organizza per recuperarle in valle, si cerca la stazione più nascosta e meno segnalata d’Europa che ha l’aria di una fermata dismessa della metro, puntuale come un orologio svizzero il trenino arriva…e passa senza fermarsi. 

La scena potrebbe essere quella di un film d’autore, con XX a meno otto, illuminata dai fare del trenino che passa e va.

La telefonata che segue:

‘Mamma…’

‘Non si è fermato…’

‘No.’

Si parte all’inseguimento del trenino all’ultima fermata in fondovalle, qui la stazione è ancora più fantasma e finalmente come due reduci la cucciola di mezzo e A si manifestano cariche di sci e scarponi e valigie e zaini, uscendo in un piazzale deserto, buio e ghiacciato come in un distopico Frozen, dopo circa nove ore di viaggio per quattrocento chilometri.

Da domani, si scia in tanti!

giovedì 1 gennaio 2026

COME PANTONE

Pantone ci dice la cifra dell’anno. Non so bene su che cosa si basi, dice ‘i trends’, e costruisce una storia, la storia del colore dell’anno. Così lasciamo il caldo Mocha Mousse del 2025 per tuffarci nel Cloud Dancer del 2026. Color nuvola. Dunque, siccome a me piacciono le parole, vorrei dare le mie pantole (parole come pantone) a questo anno in arrivo. Ce ne sono molte, che vorrei rendere vere nel 2026. La prima è bellezza. Accorgermi, vederla, anche nascosta, anche piccola. Sempre bellezza che sprigiona incanto. Come la bocca della verità di Roma, meta di xilioni di turisti che ci si incantano, alla sua leggenda, e che invece copriva, in origine e in orizzontale, la cloaca maxima. 

E poi il corsivo, l’arte di legare le lettere e farne parole più piene. L’unesco propone di farne partimonio immateriale dell’umanità, e noi lo sappiamo, che il corsivo fa le cose più vere dentro di noi. Non è tanto immateriale, ma un grande patrimonio.

E poi le paillettes, i piccoli tondini che brillano alla luce e creano improvvisi bagliori dove non c’erano, che si vedono se vuoi.

Nel 2025 ho tenuto traccia e raccontato e vorrei continuare a farlo cercando l’incanto, nascosto e in piena vista, così che sia visibile a più occhi e a più cuori.