domenica 19 gennaio 2020

I MESI DELLE MULTISCELTE, TAKE 2

Nel frattempo, la microba conduce la sua personalissima battaglia a favore della tanto vituperata scuola media di quartiere. E la prende con intelligenza e su molti fronti, ingaggiando le nonne, la sua maestra, tutti i compagni e parecchie delle loro mamme, alcune scelte sapientemente per essere particolarmente vicine a XX. Un genio diplomatico.
La situazione: la scuola di quartiere è stata una sciagura per la cucciola grande.
Forti dell’esperienza, la cucciola di mezzo è stata mandata alla scuola leggermente più distante, rigorosa ed organizzata, con grande e mutua soddisfazione.
La scelta sembrerebbe piuttosto semplice, se non che:
- la classe della cucciola di mezzo non avrà quasi per nulla gli stessi insegnanti, essendo il faro della professoressa Maps pensionando e il mostro dell’inglese stato assegnato ad altre sezioni;
- tutti, ma proprio tutti, i compagni della microba andranno alla scuola di quartiere; 
- l’amico prezioso Potts soprattutto
Di fronte a queste variazioni, nonostante XX non abbia grandi dubbi, la microba ha cominciato, ormai mesi fa, la sua battaglia diplomatica. La nonna MM in primis, ma anche la maestra, la quale, a domanda diretta di XX, risponde: “All’altra scuola ne faresti un’esclusa.” Ecco. Proprio quello che aveva bisogno di sentire.
La valutazione prosegue con gli open day, frequentati questa volta da un solitario YY che dichiara che la scuola rigorosa gli ha fatto un’impressione meno favorevole della scorsa volta (probabilmente rimasto anche lui invischiato nelle fitte maglie della diplomazia microba). Lei, nel frattempo, cavalca felice ogni attività di bridging tra la scuola elementare e la desiderata scuola media, raccontando fin nei minimi dettagli ogni meraviglia. Ho partecipato alla lezione di storia, guarda il compito, questa era la comprensione di un testo, ci hanno portato in biblioteca, ho incontrato un sacco di amici e via dicendo.
XX (soprattutto) e YY si sono arresi. Hanno pensato che ogni scuola, ogni classe, ogni cuore e ogni anima generano una chimica speciale che è inutile pensare di replicare. Hanno seguito l’onda dell’energia microba, della sua gioia quando ha intuito che ok, avrebbe vinto lei, sperando in una partenza con i fuochi d’artificio. Così hanno compilato la barocca iscrizione del MIUR (chiedendosi quanto lontani siamo dall’integrazione dei dati in Italia, ripetendo over and over l’inserimento delle stesse informazioni già possedute, peraltro, dal ministero e non solo) e terranno le dita incrociate da oggi fino al primo giorno di scuola, quando si scoprirà in quale padell..., ehm, classe, la microba sarà assegnata. Consapevoli di aver accompagnato la sua prima, grande scelta.

sabato 18 gennaio 2020

I MESI DELLE MULTISCELTE, TAKE 1

Sono ormai mesi che YY, deputato alla funzione, passa sabati e tardi pomeriggi in visita alle scuole superiori del circondario e non solo. Talvolta ci va da solo. Talvolta la cucciola di mezzo graziosamente lo accompagna e mette in pratica le sue innegabili doti social. Riesce ad incontrare qualcuno che conosce praticamente dappertutto.
XX si rifiuta caparbiamente di partecipare alla fiera del marketing della scuola da quando, ormai cinque anni orsono, dallo stesso marketing si è sentita profondamente tradita. La scuola media di quartiere, infatti, l’aveva convinta di essere ambiente accogliente e socievole, adatto all’eremita cucciola grande in uscita dalle elementari. Ebbene, non è esattamente andata così. La cucciola grande si è ritrovata in un gruppo classe raffazzonato e respingente, che per lei, selettiva e respingente per natura, non ha esattamente rappresentato l’ambiente inclusivo che XX sognava. Così da allora, dai tre anni sciagurati della scuola media della cucciola grande, XX si è convinta che la sua capacità valutativa degli open day è meno che nulla e ha rovesciato su YY (suo malgrado) l’onere della partecipazione. YY tiene botta e diligentemente sono mesi che annota, calendarizza iscrizioni, manda inviti sui calendari fino a ricevere addirittura i ‘biglietti’ per la partecipazione a certi eventi scolastici. Ben più che un lavoro.
Tutto comincia quando la cucciola di mezzo, per tutti avviata, senza neppure una piccola ombra di dubbio, ad una fulgida carriera di studi classici, almeno per la scuola superiore, dichiara, nelle conversazioni da scooter con XX - quando la logistica si fonde con la comunicazione urlata attraverso i rivestimenti del casco - di voler frequentare il liceo scientifico. Sul momento XX a momenti prende una curva dritta e spera di rimandare la discussione a momenti più tranquilli e favorevoli.
Lei insiste, caparbia. XX non si capacita e teme che tale caparbietà sottenda, nell’ordine:
  1. Incapacità di autovalutazione. Davvero sarebbe maggiormente portata per in pensiero logico-matematico rispetto alla parte linguistico-comunicativa? Una cosa non esclude l’altra, è vero, ma a partire dalle smorfie fatte alla prof di matematica mentre spiega, il dubbio sorge lecito.
  2. Rigorosa aderenza al mantra: “Non come mia sorella!”, che, nonostante parzialmente meritevole di essere ascoltato, secondo l’intera famiglia andrebbe argomentato diversamente.
  3. Il rifiuto a passare sotto le forche caudine della prof. di greco della cucciola grande, tanto vituperata ma con cui sembrano ormai aver trovato un modo di stare e non soffrire.
La tecnica dell’attesa di XX non sortisce l’effetto sperato. La cucciola di mezzo rimane decisa tanto da chiedere alla compiacente prof. Maps di accompagnare la sua scelta con l’ufficialità del consiglio orientativo, che dunque recita ‘Liceo scientifico’. Ed è proprio in maniera scientifica che XX propone di affrontare la questione: proliferano i ‘test orientativi’, e loro si iscrivono ad impegnativo test psicologico/attitudinale del centro di psicologia suggerito da amici preziosi. La questione risulta in un primo colloquio con i genitori, un pomeriggio intero di test della cucciola di mezzo ed infine un doppio colloquio delle psicologhe prima con lei e poi tutti insieme. Risultato non discriminante. Sopra la media per attitudini in tutto, un po’ di più nella sfera linguistico comunicativa. Si torna al principio, dunque. 
Si valutano gli istituti con il bacca in francese accanto all’inglese per avere due maturità contemporaneamente (in questo caso pare ci fosse un veto posto da YY che all’open day avrebbe frequentato il laboratorio di fisica e avrebbe moltissimo voluto intervenire su alcune, se non tutte, delle definizioni sul concetto di onda).
Ad un certo punto, secondo una magia di quelle che non si comprendono, la cucciola di mezzo dichiara: ok, liceo classico, potenziamento Cambridge - il programma internazionale che prevede l’insegnamento di tre materie in inglese. Nientedimeno.
Sicura? Chiedono XX e YY titubanti. Sicura. Se non fosse che a quel punto a XX vengono organizzati, dalla sua figlia più social che c’è, una serie di appuntamenti telefonici con mamme sconosciute e in gran parte logorroiche che le spiegherebbero i pro e i contro di questa o quella sezione. Dopo svariate ore passate in questa data collection coatta, XX si dedica finalmente all’iscrizione alla scuola superiore. Scoprendo che no, non è possibile esprimere alcuna preferenza. Tant mieux.

martedì 7 gennaio 2020

LA TRACCIA STILE MAPS E I PICCOLI AUTORI CRESCONO

“Era andata così. Un sabato pomeriggio stavo sotto i portici, al Viale, con altri due o tre, e ci rompevamo. Guardavamo la pioggia che veniva giù fitta fitta, le pozzanghere in mezzo alla strada, i palazzi gonfi e bagnati e non sapevamo cosa fare, se non prendere a calci ogni sasso. Ogni tanto uno diceva qualcosa e gli altri neanche gli rispondevano. (F. d’Adamo, 1000 pezzi al giorno, 2000) 
Partendo da questo incipit, continua la storia, immaginando come i ragazzi abbiano poi trascorso il pomeriggio. Mantieni la narrazione in prima persona. Il genere deve essere realistico. Il tuo testo parteciperà un concorso per giovani scrittori.

Era agosto. La città era deserta e c’era una cappa di afa spaventosa. Eppure pioveva. Era una di quelle tempeste estive che portano solamente ulteriore umidità. Ad un certo punto da una casa spuntarono una madre con un bambino piccolo che avrà avuto tra i quattro e i cinque anni. Correvano per sfuggire alla pioggia, mentre la madre si riparava la testa con un giornale. Il bambino rideva, felice e spensierato. Mentre attraversavano il Viale e poi la piazza, la madre urlò qualcosa al piccolo. Non riuscivo bene a sentire le parole, ma intuii che stavano per partire per andare al mare. Il mare. Noi non ce lo potevamo nemmeno permettere. Mia madre lavorava mattina e sera per dare qualcosa da mangiare a me e mio fratello. Io a volte l’aiutavo, facevo le faccende di casa o vendevo i giornali. Mio fratello, d’altra parte, era una palla al piede. Aveva diciannove anni, tre più di me, ma non lavorava. Stava tutto il giorno in giro con la sua banda a fare non so cosa, e tornava la sera per cenare e chiedere i soldi a mia madre. A volte, se lei non li aveva, le metteva le mani addosso. Andava avanti così ormai da sei mesi; da quando papà era morto in un incidente d’auto, Jack aveva iniziato a drogarsi, e adesso sembrava un fantasma. A scuola era stato bocciato, ma se ne fregava. Non ci andava più a scuola. E anche i miei voti stavano calando a vista d’occhio. 
Non ricordavo nemmeno l’ultima volta che ero stato davvero felice. 
Avevo solo bisogno di staccare per un po’ dalla vita reale. Iniziai a camminare lungo tutto il perimetro della piazza sotto i portici sempre più veloce, poi a correre con tutta la forza che avevo in corpo. Uscii dai portici della piazza, mentre i miei compagni mi chiamavano e gridavano chiedendomi che cosa stessi facendo. Fuggii da quelle urla, corsi per vialetti e attraversai strade senza badare ai semafori. Corsi senza sapere dove mi avrebbero portato i passi. Mentre scappavo dalla realtà, pensai. Pensai alla situazione irrecuperabile di mio fratello, che ormai non riconoscevo neanche più. Pensai a mio padre che mi mancava da morire e che sognava che fossimo brave persone. Pensai a mia madre, che si faceva in due per noi e che in cambio non riceveva altro che botte. Pensai a me, che non sapevo più dove andare a parare, mi sentivo un granello di sabbia in mezzo al deserto. Mentre correvo mi scendevano le lacrime e una rabbia e un dolore repressi da tanto tempo si scatenarono al di fuori di me con un urlo carico di odio e di disprezzo verso tutto il mondo. Avevo la vista appannata e così non feci in tempo a vedere che una piastrella del marciapiede sporgeva. Caddi a terra supino, con le lacrime che sgorgavano a fiotti e il sangue che usciva da una ferita al ginocchio. Sentii dei passi e dei respiri affannosi: erano i miei compagni. Non li avevo mai reputati miei amici, ma adesso, nel momento del bisogno, erano lì ad aiutarmi. Mi tirarono su senza fare tante domande. Sentivo l’imbarazzo che riempiva l’aria, colmare il silenzio. Ad un certo punto, Diego, il più piccolo del gruppo, si mise con la faccia rivolta verso la pioggia e la bocca aperta. Uno degli altri due lo spinse e gli chiese: “Che fai scemo? Non vedi che ha bisogno del nostro aiuto?” A queste parole Diego rispose sono “So io di che cosa ha bisogno” - sentenziò. Si avvicinò ad una pozzanghera e mi spruzzò. La maglietta si incollò immediatamente al corpo, diventando quasi trasparente. All’inizio ero spiazzato, mi aveva colto di sorpresa. Poi però mi riscossi e iniziai a rincorrerlo, spruzzandolo con eventuali pozzanghere. Iniziammo così una vera e propria battaglia d’acqua. Mi resi conto di stare ridendo. 

Per la prima volta dopo tantissimo tempo mi potevo finalmente definire felice.

Tema della cucciola di mezzo, classe terzabì

giovedì 2 gennaio 2020

CHI SIAMO, DOPO UN PO’

XX e YY, solidali capitani di una famiglia quasi al femminile rumorosa e allegra.
La cucciola grande. Nomen omen, ormai, con i suoi 175 centimetri di altezza, dei capelli lunghi alla moda che mai avrebbero potuto essere previsti. Una passione mai sopita per gli animali che si sta raffinando verso i cavalli, quelli mezzi selvatici e da domare del maneggio sgarrupato in cui lei va a vivere per almeno quattro giorni al mese, rientrandone felice, talvolta un po’ rotta, abbastanza puzzolente. Sembra scivolare con noncuranza sugli studi classici cercandone un legame con il futuro, iscrivendosi a conferenze dal titolo ‘Da Aristotele a Netflix’ e sa tutto sui pianeti del sistema solare. Legge sembra un po’ meno di prima, limitata, dichiara (...) dalle ore di studio. Fa della pigrizia un modo di vivere, salvo poi arrampicare con la rocciosa Lux e cavalcare con la sgarrupato Andrea appena possibile. 
Sai quasi sempre dove trovarla: nei suoi appartamenti al piano di sopra, inamovibile in forza della predetta pigrizia. Quando si sposta, invece, non sai MAI dove trovarla, lei non chiama nè risponde. Se non per chiederti di comprarle il biglietto del treno su cui sta già viaggiando.
La cucciola di mezzo: è l’anima social della famiglia, quella che sa e conosce tutto e tutti. Al compimento dei suoi tredici anni, quando anche la legge le permetteva di aprire un account Instagram, lei in mezz’ora aveva già contattato fratelli e cugini degli amici e compagni delle sue sorelle, oltre ad avere un naturale panorama di contatti diretti. Come dire, regina del networking. Legge molto e con senso critico, scrive meravigliosamente quando ispirata dai suggestivi titoli della professoressa Maps, tanto da assurgere a ghost writer per la cucciola grande. Mollato il rigido kung fu si dedica ora alla pallavolo, sport per il quale la logistica non sembra ancora perfettamente oliata. Ha partecipato ad una partita, felice e gioiosa nonostante il risultato, e mantiene la sua energia condensata in un corpo piccolo e denso di vita.
La microba, invece, questo nome lo mantiene per tradizione più che per reale dimensione. Alta e longilinea, mantiene i cappelli cortissimi alla maschietta e ormai non si gira nemmeno più quando la chiamano ‘giovanotto’. Sa fare dei trucchi pazzeschi con le carte che stupiscono anche i più scettici osservatori, compreso il nonno GG. Ha uno strettissimo legame con XX e con poche parole punta dritto al cuore. Il suo sorriso arricciato sa trasformarsi in muso in millisecondi, ma sa ritornare ad essere sorriso arricciato altrettanto velocemente. Ottimista e allegra, gode di una determinazione energica con la quale ha indirizzato la scelta della scuola media verso i suoi desiderata. Ricorda qualsiasi cosa, salvo ciò che la mette in difficoltà, e ha la capacità di una consapevolezza profonda.

mercoledì 1 gennaio 2020

UN ANNO DI...

Un anno di gentilezza, di quella che con un piccolo gesto scalda il cuore di un tepore prezioso. 
Un anno di sorrisi, che con la gentilezza ci stanno bene e tante volte ne sono lo specchio.
Un anno di scoperte, di cose nuove e vecchie, per meravigliarsi con gli occhi puri e stupiti.
Un anno di gioia delle cose piccole ma anche di quelle grandi.
Un anno di spazio, di viaggi lontani e di novità sotto casa.
Un anno di libri belli e letture entusiasmanti, di sogni, di racconti.
Un anno di leggerezza leggera e avvolgente, comoda e benevola. 

martedì 24 dicembre 2019

BIANCA VIGILIA DI NATALE

La vigilia di Natale comincia con un po’ di bianco. Non di neve o della panna montata dei dolci in preparazione, ma con il bianco del gesso della cucciola grande. Rientrata dallo sgarrupato maneggio, ha un braccio (il sinistro, lei mancina) gonfio e dolorante, lo muove poco. Dice di essere caduta dal puledro da domare. Tralasciando il fatto che domasse puledri, XX e braccio dolorante si presentano alle 6.40 della mattina al vicino pronto soccorso ortopedico, uscendone tre ore dopo con una diagnosi di frattura e braccio ingessato.
Nessuno si preoccupa, lei rimane autosufficiente salvo farsi impacchettare il braccio per la doccia e passa il Natale felice, partendo subito dopo per la montagna con la bionda amica Squit.
XX, ricordando il suo gesso al braccio destro e la quasi incapacità perfino di lavarsi i denti, benedice i giovani tessuti che sopportano l’immobilità e guariscono in fretta.

lunedì 9 dicembre 2019

DRITTE, DENTRO IL CUORE

“Buonanotte microba, fai sogni belli, ci vediamo domani mattina.”
“No. È troppo tempo.”
E tu, sulla cima della traballante scaletta di legno che arriva al letto alto anche se microbo, resti con il fiato sospeso per la normalità che le sue tre parole riescono a scardinare.

sabato 16 novembre 2019

IL MONDO DA COSTRUIRE CHE C’È GIÀ

La microba, all’asilo, ha stretto amicizie preziose. Non soltanto quella, seminata al nido, con l’inseparabile Potts; è stata anche capace, sotto la guida sapiente delle due meravigliose ed indimenticate maestre Taat e Barbix, di creare un’alchimia di accoglienza.
Ebbene, l’alchimia dell’integrazione, dei cittadini del mondo, degli amici di cuore, è sbocciata in tutta la sua irruenza in questo umido sabato di novembre.
La storia: otto anni fa, quando dei minuscoli nani si sono ritrovati spaesati in una classe verde, uno di loro era testé arrivato da Sri Lanka, suo paese di origine. Nè lui nè i genitori parlavano una parola di italiano, in più lui era un po’ in crisi per la nuova configurazione scolastica. 
Nel corso dei tre anni della scuola materna, Riish è diventato più italiano di noi, ha fatto da ponte tra le due culture per la sua splendida mamma e ha invaso un pezzetto di cuore di tutti.
Poi la scuola elementare e le distanze della città li hanno divisi, salvo farli ritrovare, Potts, la microba, Riish e un altro paio di amici di varia origine, nella pizzata di questa sera. Come se non si fossero mai lasciati. Cittadini del mondo, per salutarsi e dirsi un caldo “arrivederci a presto” alla vigilia della partenza di Riish per la Germania, dove papà ora lavora e per Riish non ha più senso stare qui. Dove ancora una volta una cittadina della Baden Württemberg diventerà un altro posto che Riish sarà capace di chiamare casa, dopo lo Sri Lanka e l’Italia.
La sua mamma al tempo stesso altera e timida, che negli anni passati andava a cucinare insieme ai bambini della materna le gustose ricette del suo paese di origine e a spiegare la sua bandiera e le canzoni della tradizione - un passaggio che pochi dei bambini piccoli di allora hanno dimenticato - ha organizzato un saluto last minute con i primissimi amici di allora, quelli che hanno fatto si che Riish, questa Italia, la potesse, a tutto titolo, chiamare casa.
E loro, che hanno raccolto entusiasti l’invito, hanno riso e scherzato e giocato come se si fossero visti ogni giorno da allora. Si sono raccontati il futuro, hanno ricordato il passato, si sono promessi incontri nel mondo, si sonno detti un leggero arrivederci, accompagnati da high five, non ci dimentichiamo. 
La mamma dall’eleganza orientale, che ha finito di impacchettare sessanta scatole con le cose di una vita e ha saputo che il furgone arriva tra una manciata di giorni, che ora parla un bell’italiano, ma l’italiano di famiglia è sempre Riish, ha guardato commossa il miracolo dell’accoglienza, della normalità. Che siano loro i cittadini del mondo, incapaci di vedere le differenze dei colori e delle lingue ma ben allenati a scoprire le sfumature dei cuori che crescono vicini.
Che sia, per tutti loro, un trampolino del mondo che sapranno costruire. E che grazie a loro, c’è già.

giovedì 7 novembre 2019

QUEL SOFFIO ATTRAVERSO I CONTINENTI

Ci penso ogni anno, il sette novembre (e non solo), a quella notte del sette novembre di, oggi, quindici anni fa. Quando sei arrivata nel nostro mondo, ci hai reso famiglia e noi eravamo impreparati. Quando eri lunga e magra, leggera come una piuma, e, secondo il tuo papà, piena di peli.
E da allora ci hai sorpreso, sempre. Anche quando pensavamo di poter prevedere. Anche quando pensavamo di conoscere.
Ci hai sorpreso in un mucchio di maniere, da piccola e meno piccola. Leggendo avida, sempre. Preferendo gli animali alle persone. Ritirata nei tuoi silenzi. E poi, all'improvviso, aperta al mondo dei tuoi pari. Ci hai sorpreso con la scelta della scuola superiore, con una mondanità inattesa, con il lavoro estivo di animatrice di arrampicata. E chi se lo immagina ora, con mani da manista e  statura di un'amazzone, i capelli lunghi e i piedi anche, che un pugno di anni fa urlavi dal tepore di una culletta termica?
Eppure questa volta, questa cifra (mezza) tonda, non ero lì a festeggiarla con voi. Abbiamo sfidato sei fusi orari, la stabilità della videochiamata, il 4G tailandese e, nell'era digitale, abbiamo fatto in modo che per quel soffio di candeline attraverso i continenti ci fossi un po' anch'io. Piccola nello schermo del telefono di papà, che ha fatto notte fonda per preparare un dolce a base, che domande, cioccolate e cioccolato e cioccolato. Piccole ed intensissime le tue candeline. Meno piccole ma altrettanto intense le tue sorelle, sorridenti ed orgogliose dei loro doni per te.
Tu che continui a sorprendere noi e che per loro fai da apripista, modello, riferimento. Tutto si tara con quanto ti è concesso o riesci a negoziare, manca davvero soltanto che contiamo i maccheroni nei piatti. Così ci hai reso equilibristi attenti ad essere giusti, anzi, a provarci chè giusti davvero non si è mai. E così, in questo momenti di anni (mezzi) tondi, gli unici (mezzi) tondi in cui ci si sente davvero in mezzo a un tondo, siamo chiamati ad essere genitori, pompieri, gendarmi, alleati e nemici giurati, il tutto facilmente nella stessa mezz'ora o poco più. In un’altalena di unori ed emozioni, ma sempre, solidamente radicati nel nostre bene per te.
Buon compleanno (mezzo) tondo, cucciola grande.

martedì 5 novembre 2019

VIABILITÀ THAI

In Thailandia si guida a sinistra, ma non te ne accorgi perché: 1. Nessuno osa attraversare la strada, ci sono passerelle aeree e i pochi incroci a raso sono regolamentati da semafori eterni; 2. C’è troppo traffico per realizzarlo.
Il tassì in Asia, prenotato dall'Italia, che quando ti deposita alla meta ti fotografa di fronte al punto di arrivo.