giovedì 9 giugno 2022

TUTTO PRONTO

Emily, la direttrice del camp. Regan, come un vecchio attore e presidente degli Stati Uniti, ma il suo è un nome di battesimo. Jean, l’infermiera. La cucciola di mezzo collegata dalla sua trasferta a casa dell’amica che festeggiava il compleanno. XX e YY e la loro lista di domande.

Ecco gli ingredienti di uno zoom del tardo pomeriggio, in cui si è parlato un americano a velocità fotonica, si sono datevrassicurazioni, allerta covid e chiarimenti. 

In sintesi: se la cucciola di mezzo si ammala, qualcuno attraversa l’oceano e la va a recuperare.

domenica 5 giugno 2022

LA SUA STORIA

La storia di Ollè va raccontata. Non credo sia diversa da milioni di altre storie che arrivano da quella regione, ma non possiamo dimenticarne neppure un frammento.

Ollè è una consulente aziendale e coach, originaria di Odessa, la splendida città sul mare in cui la sua mamma russa e il suo papà moldavo hanno scelto di mettere radici alla caduta del regime sovietico. Mamma meteorologa, babbo medico, si sono conosciuti, piaciuti e amati sulle navi scientifiche su cui erano imbarcati, l’una per motivi di ricerca, l’altro per prendersi cura di scienziati ed equipaggio. La lingua parlata sulla nave e a casa, il russo.

Alla fine delle missioni navali, quando l’Unione Sovietica si sbriciola, comprano un pezzetto di terra a Odessa, vicino al mare, e qui crescono la loro famiglia. Ollè studia filosofia, si laurea, comincia a meditare, diventa coach e consulente aziendale, viaggia molto e trova lavoro a Kiev. Quando la guerra comincia, lei abita al diciannovesimo piano di un palazzone, la prima cosa che succede è che gli ascensori smettono di funzionare per i black out. Lei si dice che non può rimanere, riempie uno zainetto di passaporto, computer e basta e chiama il suo amico indiano, che la ospita in un quartiere vicino, ma almeno al piano terreno. La notte nella stessa via cade un missile, l’amico indiano all’alba imbarca la sua famiglia e scappa. Ollè resta per cinque giorni sola, a casa dell’amico, nella strada dove è caduta la bomba. Si fa forza, sceglie di scappare. Prima alla stazione, migliaia e migliaia di persone. Verso la Polonia, undici  ore di treno che va non si sa dove, neppure uno spazio per sedersi, l’arrivo in Polonia: Cracovia, poi Vienna, infine Padova, dove una signora ucraina (compagna di meditazione) la accoglie per qualche giorno.

Ollè arriva a casa nostra dopo che è già stata in alcune altre case in Italia - vorrebbe aiutare la comunità dei profughi ucraini, prova a fare un paio di incontri ma è troppo per lei, ancora scioccata dal missile caduto troppo vicino. A pensarci bene, c’è sempre un ‘troppo vicino’ ai missili che cadono. 

Ha uno sguardo limpido ma che non vede il futuro, non ora, almeno. Si chiede a base di che cosa, dove potrà essere la sua vita - ci sono opzioni in molte parti del mondo, dall’India alla Danimarca, ma per il momento nessuna sembra essere quella giusta.

Ti auguriamo che tu possa presto trovare una nuova patria, e che la tua casa possa finalmente vedere la pace.

mercoledì 1 giugno 2022

L’ARRIVO

Si trovano non lontano da casa Noicinque, Ollè è equipaggiata con una valigia nera, uno zaino e una bici rosa confetto. XX prende in spalla lo zaino, e Ollè commenta, in un inglese perfetto: ‘Quello è lo zaino con cui sono scappata, avevo solo quello’. Contenente passaporto e computer, suppergiù.

Dopo una breve passeggiata arrivano a casa, dove la nonna MM e la microba si sono fatte trovare per dirle benvenuta, starai bene qui, non ci vedi perché stiamo in un’altra casa ma sia o felici di accoglierti anche noi.

Ollè si installa, conosce le piante e i fiori e si affascina alla luce del tramonto, quella che vede dalle sue finestre che si affacciano a ovest, sta al telefono in lingue incomprensibili, molto al pc, fa qualche passeggiata nel quartiere o qualche biciclettata nei dintorni. Filma il tramonto dietro ai fiori che a XX non sembra nemmeno casa sua, ascolta i bimbi che giocano allegri nel cortile dell’asilo sotto casa e dice che spera di riuscire a dormire.

domenica 29 maggio 2022

PORTA APERTA

Ne avevano parlato diffusamente, dell’emergenza dei profughi dall’Ucraina, riflettendo sul se, sul come, sarebbero stati disponibili ad aprire la porta di casa. Hanno partecipato a seminari informativi, hanno diffusamente discusso sull’ennesima potenziale riorganizzazione della geografia di casa - si trova una soluzione che coinvolge l’appoggio incondizionato della nonna MM, che avrebbe ospitato la microba che a sua volta sarebbe stata disponibile a mettere la sua camera a disposizione.

Nulla succede per qualche settimana - durante la quale XX ritiene di combattere la sua personale battaglia contro il sistema e chiede, in situazione emergenziale come quella legata all’esodo dallUcraina, di accordare del tempo libero ai dipendenti che si impegnino nell’accoglienza, in assenza di regolamentazioni nazionali più strutturate. La speranza era di scardinare le regole aziendali ed ottenere un impegno su scala globale; ottiene una mezza vittoria perché del tempo viene accordato a lei, non potendo la società, che ha anche sedi in Russia, prendere posizione diversa da un’algida neutralità. Meglio di niente. Nel frattempo, attraverso un canale diverso, viene lanciato l’allarme: ‘ho con me Ollè, che è arrivata da Kiev ma lei è di Odessa, ma devo lasciare casa mia per due settimane. Dove la posso mandare?’

XX ne parla di nuovo in famiglia, l’unanimità allargata che comprende il sostegno della nonna MM è chiave in questa decisione, e si dicono che si, ok, Ollè può stare da loro, nella stanza microba, quella con il letto alto comodo solo per le scimmie e la coperta di pelo di pecora sulla sedia della scrivania, anche con trenta gradi.

mercoledì 18 maggio 2022

QUALCHE COSA, DELLE MOLTISSIME, CHE NON SAPEVO SU DUBAI

XX ha ricominciato a viaggiare un pochino, timidamente; lungo percorsi inediti, alla scoperta di realtà nuove. Viene trascinata, felice di esserlo, da un bizzarro signore Franco tedesco dalla statura e dallo spirito fuori dal comune. Così l’appuntamento è a Dubai, in albergo, ci sentiamo quando arrivi.

XX ha qualche ora libera (non troppe perché molte le dedica a rivedere il suo intervento di svariate ore previsto per il giorno successivo); così negozia alla concierge, si scopre che il paese è in lutto per la morte del re di Abu Dhabi, che guarda caso era anche il presidente degli Emirati. Quindi tutto è chiuso, nel rispetto del lutto.

XX intanto scopre che qui tutto deve essere ‘the most’: l’edificio più alto del mondo Abuja Halifa, 162 piani per oltre 800 metri di altezza. L’anello l’oro più grande del mondo, cesellato e dagli  intrecci più larghi di una porta; il museo del futuro, l’edificio ‘più bello del mondo’. La definitiva nozione manca di indicare secondo chi.

E queste sono alcune delle cose che si sanno, lì tutto parla di lusso, di esagerato, di più…e non per qualche ragione speciale, ma soltanto perché si può.

Ebbene, in questo troppo: Dubai, prima di diventare un posto così antropico, era deserto, dunque l’acqua non c’è. Ma di acqua ne serve parecchia, che costa molto cara ed è processata dal mare. Ebbene, nonostante l’acqua sia bene prezioso ancora più che altrove, nelle toilette il bottone per il mezzo scarico non funziona mai.

E poi: l’acqua, che per essere acqua dolce è processata dall’acqua di mare a caro prezzo, sciacqua poco il sapone e per niente il balsamo per i capelli.

E poi: la gente possiede un sacco di cani, ma non si capisce dove li porti a passeggio perché non ci sono i marciapiedi.

Infine, gli edifici: o sei un grattacielo, oppure la villa reale sul mare. Nessuna via di mezzo, chè il mezzo non è proprio di quelle parti.

mercoledì 27 aprile 2022

COSÌ HANNO FATTO DA SOLI

Le gite del liceo, in post-pandemia, sono merce rara. Diventano merce ancora più rara se, dei tre professori ingaggiati per l’evento, uno si trasferisce un Canada e una si sfila all’ultimo momento. Così i quasi maggiorenni decidono che ‘ah, vabbè, allora in gita ci andiamo da soli.’

La discussione durava da alcune settimane, erano stati rimodulati sia la destinazione che la durata - un gruppo si è candidato ad organizzare tutto per tutti, così c’è stato chi ha prenotato il treno, chi l’ostello, chi la guida agli Uffizi e varie altre attività.

Loro erano in gran parte minorenni, l’ostello ha chiesto (come prevedibile) una dichiarazione di scarico di responsabilità, i prof hanno accusato il colpo della classe assente (ma che li aveva preallertati, chedendo una sorta di silente benestare) senza colpo ferire e scrivendo sul registro ‘classe assente per gita autogestita’.

Loro alla fine sono partiti con un treno all’alba, la cucciola grande ha mandato, dopo circa 48 h, due asettiche foto degli Uffizi e nulla più. È rientrata alla fine del terzo giorno, felice e indipendente, senza dire una sola parola sulla gita autogestita.

sabato 16 aprile 2022

QUANDO PENSI CHE SIA FINITA E NON LO È

Quando cominci a pensare che forse, se tutto va bene, se ne potrebbe uscire presto, ecco che il naso cucciolo di mezzo comincia a colare. Ora, nonostante il mantra “no-tamp” della preziosa amica pediatra Ma, un po’ per la nonna e molto per attivare la dad, ribatezzata in did, a scuola, alla cucciola si fa prima un tampone domestico, che risulta positivo, e a seguito se ne cerca l’ufficialità burocratica con il test in farmacia, positivo anche quello.

La cucciola di mezzo continua ad abitare i suoi appartamenti, per un breve periodo di co-positività con YY condivide con lui la salle de bain. 

Dopo un paio di giorni, alla (finalmente) negatività di YY, anche luso dei bagni è ancora una volta rivoluzionato, sanificazione e traslochi ormai la norma. Nel frattempomla scuola di mezzo, diligente, attiva la did, e la cucciola di mezzo, diligente, si collega di prima mattina per vedere il naso del prof di greco e sentire un sottofondo di lezione forse impossibile da ascoltare.

martedì 12 aprile 2022

QUANDO NON SAI CHE COSA VEDONO GLI ALTRI

Nonostante lo stato di emergenza sia  formalmente finito, a scuola si sono accorti che fare i consigli di classe online è molto più comodo. Così oggi si tiene il formale consiglio della classe microba. Per partecipare al consiglio di classe come genitori è necessario autenticarsi dall’account del proprio figlio. Ed essendo nello specifico il consiglio di classe microbo, meglio esserenpronti a tutto.

YY si collega, dall’account microbo, da casa, metre XX lo fa dall’ufficio.

Ad un certo punto YY spegne la telecamera per rispondere ad una telefonata, ed ecco che sullo schermo di visi passidi oppure telecamere spente sostituite con le iniziali di nome e cognome, come in tutti i sistemi di videoconferenza, sullo schermo di XX campeggia, nel centro geometrico perfetto, una faccia bianca in campo nero con due x al posto deglio occhi e la linguaccia. Più o meno così, ma disegnata a mano.

X  X

 o_

Dunque, mentre l’inflessibile prof di matematica spiega severa le malefatte di alcuni, i genitori ascoltano compiti, sopra il nome microbo del collegamento di YY appare una bella faccina buffa, che nella solennità del momento appare, e risulta, uno sfottò non male.

Il tutto senza che YY ne abbia coscienza.

venerdì 8 aprile 2022

PRONTO

‘Prnt’

‘Pronto! Ciao microba! Buongiorno! Come stai? Tutto bene? Ci vediamo stasera, sono contenta di rivederti.’

‘Il papà è positivo.’

‘…come? Come positivo? In che senso?’

‘È positivo, ci ha preparato la colazione e adesso si è chiuso in camera.’

‘Positivo…al covid? E come sta? Aspetta…no, tu non me lo puoi passare, allora, vabbè, buona giornata, ci vediamo stasera, adesso lo chiamo.’

E così, complice un piccolo cluster della squadra di pallavolo di YY, XX rientra, il suo armadio resta la valigia, non entra in camera e la geografia domestica si rivoluziona ancora una volta. Lui in camera, confinato, nutrito con vassoi lasciati sulla porta. Un po’ malato e febbricitante, naturalmente nel week end, un po’ stanco ma complessivamente in forma nei giorni successivi. Nei molti giorni successivi, che comprendono il pranzo di Pasqua via whatsapp e un compleanno tondo della nonna GG che lei è stata costretta a festeggiare in solitaria.

martedì 5 aprile 2022

TRE ANNI

Sono passati tre anni dall’ultima fiera cui XX ha partecipato per lavoro. Tre anni di pandemia, di rapporti smaterializzati e giornate destrutturate. Tre anni in cui la vita, professionale e scolastica, del mondo e dei Noicinque è stata rivoluzionata parecchio, così come il senso delle relazioni fisiche. Comprese quelle professionali. Ebbene, oggi riapre il punto di incontro di un’industria che si è parlata ‘en visio’, come dicono lí, per molti mesi. La cosa curiosa è che, dopo regole stringenti e serrate complete, in Francia, in fiera, non serve nulla. Nè la mascherina, nè il green pass, nè particolari misure di distanziamento. E sull’onda dell’entusiasmo, tutti si abbracciano come reduci vittoriosi da una battaglia.

XX, nonostante immagini di avere una discreta quantità di anticorpi in circolo grazie alle vaccinazioni e alla positività di sette giorni prima, abbraccia si ma con la mascherina, chè non si sa mai. È l’umanità, però. L’umanità travolgente, il senso della presenza fisica ed emotiva così tanto più intensa che non dietro uno schermo, che quasi non si riesce a spiegare. Così, in questa prima giornata di fiera, che non poteva che concludersi con una serata VIP in accordo alla mai doma grandeur francese, XX è travolta.

Che bello, però. Quasi come i musi teen.