domenica 19 febbraio 2023

BRICIOLE DI PLASTICA AI PIEDI

In formazione ridotta, e senza il gioioso cuginone FFF, i Noicinque sono arrivati in montagna. In un appartamento in affitto, stavolta, un pelo meno comodo rispetto alle piste ma decisamente più abbordabile per le finanze familiari.

Oggi è il primo giorno di sci, si ritrovano su una neve molle che inneva le piste ma non gli alberi, quella nei boschi è ormai quasi tutta sciolta. Per pranzo, XX toglie gli sci e nota un mucchietto di plastica sbriciolata accanto ai suoi sci, tutti e due. Solo i suoi. Guarda allora la suola degli scarponi e sorpresa! la suola non c’è più, è nel mucchietto di bricioline; gli scarponi, entrambi, finiscono con le viti che fanno clac clac come le placchette del tip tap sul pavimento del rifugio. Rimettere gli sci, con le viti a vista, non è cosa semplice nè particolarmente sicura, ma in qualche modo XX deve scendere allo skinstore, skirent, ecc. Qui la forniscono di lussuosissimi scarponi nuovi ultimissima generazione, supercaldi. Ma lei, ai piedi, ha freddo lo stesso.

martedì 14 febbraio 2023

IL FARO DEL QUARTIERE

XX rientra e mentre fa quei quattro passi dall’auto parcheggiata a casa, incrocia un ragazzino al telefono. La situazione è già di per se inusuale, un ragazzino che PARLA al telefono. Ma sono le parole che colpiscono. Si sente chiaramente dall’altro capo del filo la voce squillante della mamma che chiede ‘fammi capire dove sei - che cosa vedi?’ e lui che risponde serafico ‘sono in una via con case, auto parcheggiate’. Poi gira l’angolo, la folgorazione: ‘sono davanti alla Pezzi, ti aspetto.’

La Pezzi, quella scuola materna di quartiere dai mattoni rossi, con i due giardini da cui si alzano le voci argentine dei bambini. La Pezzi, sulla cui cancellata si alternano nelle settimane le opere d’arte della creatività libera, in una mostra a cielo aperto sempre nuova e che rende più allegro, più umano e colorato il quartiere. La Pezzi, luogo di gioia e di entusiasmo di cui i piccoli non avranno memoria consapevole ma un solido imprinting nel cuore. Ecco, anche per questo sconosciuto ragazzino, perso nel quatriere, la Pezzi è stato la sua stella polare. Quel posto che ti ricorda dove sei.

sabato 11 febbraio 2023

PASTICCERIA DI ALTA GAMMA

Non un solo utensile della cucina rimane inutilizzato quando il binomio cucciola di mezzo/microba decide di esibirsi replicando le ricette del pasticcere più cool del momento, Iginio Massari. 

L’attività richiede una discreta preparazione, lo screening delle ricette più gourmet, che guarda caso sono anche quelle complicatissime, e che richiedono utensili dai nomi e dalle forme sconosciute - alcuni dei quali espressamente richiesti come dono lo scorso Natale. Non sempre il controllo della cambusa è accurato, ogni tanto servono cose un po’ bizzarre come il malto di grano, tonnellate di zucchero a velo e aromi vari. Così in genere durante la preparazione serve che qualcuno vada a recuperare gli ingredienti che mancano.

La delizia di oggi è una torta farcita con ganache, sac à poche, cotta in due tempi, decorata che nemmeno il pasticcere dell’anno. Il duo dedito alla pasticceria lavora per quattro ore, in cucina sembra esplosa una bomba termonucleare ma la torta è splendida, Iginio ne sarebbe assai fiero; il prossimo step sarà chiedergli i criteri per riproporzionare le dosi, perché la torta, davvero meravigliosa,  è grande come una crostatina del Mulino Bianco, e sarà usata per festeggiare il compleanno di YY dalla nonna GG. Saranno in dodici, una bellissima briciola ciascuno.

lunedì 6 febbraio 2023

IL RISULTATO DEL DESTINO

Il destino alla fine ha dato il suo responso, che ha fatto felice la microba. La distribuzione della moltitudine di tredicenni che l’anno prossimo saranno al primo anno del liceo scientifico ha decretato che la microba sarà al liceo che aveva scelto lei, quello che l’aveva affascinata di più. Ci andrà con vari mezzi pubblici, o con la bici, non è nè vicino nè lontano e il più grande augurio dei suoi genitori è che sia un posto per lei, dove il talento, l’entusiasmo e la passione possano trovare terreno fertile e favorevole.

sabato 28 gennaio 2023

SCUOLASCUOLASCUOLA

Un mix di informazione sottile di dettaglio che talvolta richiede accurata investigazione, attenzione alle scadenze e tempistiche, networking, ma solo fino ad un certo punto, e una fine strategia (che nemmeno Macchiavelli) sono oggi gli elementi necessari per iscrivere una tredicenne ad un liceo scientifico pubblico, a Milano.

I licei di interesse, in un raggio di una decina di chilometri, sono una quarantina. Si contano sulle dita di una mano quelli candidabili davvero ad una iscrizione per una serie di motivi, tra i quali la prossimità gioca un ruolo non secondario. Ebbene, ciascuna scuola fa da sè, quasi fosse l’unico istituto della nazione, dettando regole e criteri di accoglimento, selezione e geografia. Dunque c’è quello che accoglie con un ‘test orientativo’, che non si può chiamare test di ingresso perché il ministero non lo permette, ma il test fornisce moltissimi punti in graduatoria dunque se non lo fai, e bene, sei fuori. Poi c’è quello che usa un criterio geografico di prossimità che include soltanto i tre isolati adiacenti, quindi tutto il resto dell’utenza, per quanto sia prossimo,  non lo è abbastanza. Quasi tutti usano come odioso criterio dirimente i voti della pagella finale di seconda media, quelli dove chi fa un po’ lo scemo viene penalizzato, come non ci fosse già anche un voto di comportamento. 

Ci sono scuole che privilegiano il consiglio orientativo, quel documento che il consiglio di classe genera per suggerire un potenziale prosieguo degli studi - si chiama ‘consiglio’, eppure viene recepito come titolo che genera punteggio. 

Ci sono poi i criteri di privilegio di studenti dello stesso plesso, fratelli o sorelle già presenti (e no, nonostante la nonna MM abbia caldeggiato l’idea, nessun punteggio addizionale per ex alumni in famiglia, nel caso dei genitori - XX aveva frequentato proprio una delle scuole più prossime). 

Così da qualche mese è partito il monitoraggio sistematico degli open day, quegli incontri sciagurati dove più che presentare la sostanza si presenta il contorno (sarebbe come dire vieni al ristorante stellato che il piatto è guarnito con i cranberry canadesi), nella speranza di carpire qualche informazione nascosta o meno nota che possa aiutare la strategia dell’iscrizione. Ad esempio, chessò, scegliere come prima lingua il francese.

Come spesso accade di fronte all’incertezza, le mamme vicine a XX cercano il confronto. Così hanno istituito una chat per scambiare il informazioni sugli open day, e nello spazio comune condividono informazioni e sentito dire. Naturalmente al sentito dire si attribuisce un valore legato alla persona che lo dice, dunque le stesse informazioni possono naturalmente portare a strategie diverse.

Nello specifico, per la microba alla fine si è tentata la sorte: iscrizione al liceo che discrimina unicamente sulla base della pagella, ma con un metodo di calcolo barocco e con medie pesate di cui la scuola stessa fornisce un simulatore online. Lei avrebbe scelto una scuola che le sarebbe piaciuta di più (criteri di apprezzamento da definire) che è stata indicata come seconda scelta. Sperando di cascare in piedi.

A due giorni dalla scadenza legale del periodo delle iscrizioni, XX e YY hanno affidato i futuri anni educativi microbi al destino. 

Altro mistero: come mai si lamenta la penuria di studenti, e ancor più di studentesse, delle discipline STEM, quando la scuola in assoluto più presa d’assalto è il liceo scientifico?

sabato 21 gennaio 2023

PARACHE?

‘Quando andiamo da Decathlon, devo comprare i paraglomi. Vedere se li trovo della forma giusta. Altrimenti si ferisce, si infetta e poi bisogna chiamare il VETERINARIO.’

Ecco, l’ha trovata, la cucciola grande, la parola che apre tutte le porte: ‘veterinario’. Lo spauracchio di qualcosa che non si conosce, nello specifico i vizi e le virtù della salute equina, della quale XX e YY temono un costoso tracollo. 

Investigando un po’, si scopre che questi ‘paraglomi’ sarebbero delle protezioni da mettere intorno agli zoccoli del bestione che, nei suoi virtuosi dieci hanni di vita, non ha ancora imparato a trottare senza picchiare le zampe dietro contro quelle davanti, procurandosi delle ferite che con la terra del campo si infettano e vanno curate da veterinario da remunerare.

Sarebbe come se nell’età di giovane adulto di un umano, uno corresse dandosi i calci sul sedere con i talloni, tanto da poi dover ricorrere a costose cure mediche private per curare le lesioni. Tutte le volte che corre, cioè se sei un cavallo, tutti i giorni.

La successiva puntata al negozio sportivo ha dunque previsto la selezione accurata di paraglomi, che sono un po’ come delle pantofoline per gli zoccoli, o dei parabordi per le barche. Solo che le barche non scelgono di farsi male. Il cavallo, sembra di si. Dunque i paraglomi vengono scelti della forma che sembra la più adatta alle delicate zampe, vengono acquistati, messi intorno agli zoccoli alla prima occasione, la forma va bene ma la protezione no. E il cavallo dall’intelligenza fuori dal comune (…) continua a ferirsi. La puntata successiva è l’acquisto di soluzione disinfettante, per cominciare a parare la potenziale infezione, per poi ripartire alla ricerca di paraglomi di forma diversa, più delicati, più morbidi, più coprenti o sa il cielo che. Un corredo di epoca vittoriana era decisamente meno ricco e variegato degli accessori che servono al maestoso Gino, che ha di recente ricevuto una mantella impermeabile per non bagnarsi, una coperta per stare al caldo quando finisce di lavorare, un pigiamino, diciamo l’intimo, perché la coperta sia confortevole e non gli speli il manto del collo, e che ha bisogno della protezione agli zoccoli per non farsi male alle zampe da solo.

martedì 3 gennaio 2023

NAPOLI MILLE EMOZIONI

L’anno scorso a quest’ora i Noicinque scorrazzavano tra le isolette norvegesi innevate e a picco nel mare, arcipelago in cui sono stati blindati causa test covid positivo della cucciola grande. Quest’anno, in formazione ridotta perché la stessa cucciola grande non ha voluto rinunciare a coccolarsi il suo cavallo e soprattutto a cinque giorni di autogestione sola in casa, la meta è stata meno lontana forse, ma ugualmente esotica.

I Noiquattro sono arrivati, con la famiglia dell’amica antica SJ, nella bella Napoli, per viverla ‘da dentro’, attraverso cooperative e progetti sociali che offrono alternative al malaffare.

Così in questa prima giornata piena hanno visto tante cose accompagnate dalle parole sapienti e dagli occhi gentili di Gianluca, la guida che li ha accompagnati alla scoperta di una città inedita. E con lui hanno scoperto, per esempio, che l’ex convento in cui dormono si chiama Monacone in onore di un certo San Vincenzo che pare responsabile di svariate guarigioni miracolose dalla peste del milleseicento, ma la chiesa lì accanto è intitolata a San Vincenzo oppure a Santa Maria a seconda di chi te ne parla, un po’ come inter e milan.

Hanno visitato le catacombe dove c’erano le nicchie di taglie diverse a seconda della stazza del morto, che veniva lasciato alcuni mesi a ‘seccare’, diciamo, per poi avere il capo tagliato ed esposto in affreschi e guadagnarsi, con l’indulgenza pagata per questa esposizione del cranio, una più rapida ascesa in paradiso. Così nei sotterranei di San Gaudioso (che è un altro santo ancora, Napoli sembra avere cinquantaquattro protettori, in un pantheon curiosamente simile a quello delle divinità indù) si visitano nicchie vuote e teschi montati sopra affreschi di scheletri con pantaloni o gonne sontuose a caratterizzarne il nobile proprietario o proprietaria. 

Uscendo alla luce, nel quartiere Sanità, ci si emoziona di fronte a enormi murales che raccontano di volti di bambini del rione, di due fratelli affetti da una malattia genetica e poi guariti, da una statua a colori di un ragazzino ucciso da una ‘stesa’, una sventagliata di mitra di avvertimento dei clan.

Qui tutto è rumore forte, traffico impensabile, scooter che filano via a pochi millimetri dai passanti, musica, colori, profumi, banchetti e botteghe in un intreccio unico e caotico.

La guida Gianluca dagli occhi gentili mostra il duomo e racconta la storia di san Gennaro, che poi forse era tunisino e poi forse è stato scelto come patrono per il nome, perché, sempre forse, il duomo è stato costruito sopra un tempio pagano intitolato a Giano bifronte e Gennaro era il nome che gli somigliava di più. Forse. 

E poi quella cosa del miracolo, che per la chiesa miracolo non è ma viene definito come evento inspiegabile, la liquefazione del sangue di san Gennaro: siccome la prima volta che successe fu durante uno dei trasferimenti della reliquia nel millesettecento circa, da allora l’idea è che il sangue si sciolga quando è trasportato, indi la processione. Prima si scioglie, meglio è. Tutti hanno qualcosa da chiedere a San Gennaro per sè, per la città, per qualcuno di caro…e la richiesta viene fatta un po’ come si farebbe ad un parente ricco, ‘eddai, che ti costa?’, un po’ richiesta e un po’ pretesa.

Gianluca racconta che le prime file della processione sono occupate dalle ‘parenti di San Gennaro’, vecchiette che cominciano con richieste dirette che mano a mano che la cerimonia procede diventanto sempre più imprecazioni, proprio come si farebbe con un parente ricco che non ci ascolta quando gli chiediamo un favore. La commistione tra religione, spiritualità, superstizione e baratto ha un che di incredibile.

E poi la giornata si allunga verso il mare, alla ricerca di un po’ di sole, un po’ di cielo invisibile dai vicoli e decumani, ed ecco che là, tutto a sinistra guardando il mare, compare il Vesuvio. Grande e presente, sembra fare la guardia alle formichine, mille e mille, che si affannano operose ai suoi piedi.

Questa prima giornata ha raccontato di una città dalle mille letture, dal mille colori. Non a caso, si canta così.

mercoledì 28 dicembre 2022

GINO GOURMET

Tutti i bambini imparano che le scimmie mangiano le banane, i cano risicchiano gli ossi e i cavalli sono ghiotti di carote e carrube. Per quanto possano non aver presente come sono fatte queste ultime, è sapere comune che le carrube sono il cibo preferito dei cavalli. 

Quasi tutti, perché la nonna MM, che da fine conoscitrice delle piante ha identificato due alberi proprio di carruba nel parco accanto a casa, è andata a raccogliere le carrube cadute. Ne ha consegnato un pacco alla cucciola grande per il cavallo, ormai di famiglia, e lui…non le mangia! Così le carrube sono state la ghiottoneria di tutti gli altri cavalli del maneggio, e a lui rimarranno le carote comprate apposta. È un po’ come dire che a un cane non piacciono gli ossi, o a una bambina gli gnocchi…vi ricorda qualcuno?

sabato 3 dicembre 2022

PANE PER IL CUORE

La scuola microba ha lanciato qualche tempo fa una raccolta di doni da consegnare, impacchettati, con indicazione di età (ed eventualmente genere di atteso interesse, per quanto questo sia sempre meno rilevante) del gioco contenuto. Ad ognuno era richiesto di portare un dono destinato ad un coetaneo, o ad una coetanea.

La risposta é stata enorme, si sono raccolti più di duemila regali che i volontari sono andati a recuperare con un camion. 

L’idea era distribuire un dono ad ogni bambino che si presentava, con un adulto, a fruire della distribuzione di cibo giornaliera presso la locale e celebre mensa di beneficienza. I volontari, impegnati nella gestione delle oltre duemila persone in coda, hanno chiesto a qualche genitore della scuola di assisterli nella distribuzione dei regali. Così XX, in una gelida mattina del suo compleanno, ha potuto vivere la città solidale, la città piena di chi fatica, la città fredda e grigia dove trovi una mano. Con altri genitori della scuola, imbacuccati che neppure in Lapponia, hanno cercato di dare ordine alla massa di pacchetti e pacconi, l’ordine che si disordinava in un niente - ha visto occhi gentili e occhi inariditi dal dolore, ha assaporato sorrisi e ricevuto parole più dure in un caleidoscopio di emozioni di grande intensità. Nel suo cuore resteranno il bimbo che accompagna la mamma, e che parla un italiano perfetto e senza inflessione, facendo da interprete alla mamma, e che chiede al banchetto pieno zeppo di doni: ‘Sono stato buono, posso avere anch’io un pacchetto anche piccolo?’ con un garbo, una gentilezza e quasi troppa umiltà rispetto alla spavalderia che si vede troppo spesso.

E poi, due signore, età stimata sessantacinque, facilmente sorelle o amiche: l’una accompagnava l’altra più in difficoltà. Chiedono un regalo anche loro per la signora in difficoltà, dietro il banchetto riflettono su che cosa ci possa essere di adatto, dopo aver avuto un cenno di assenso dai rigidi volontari che mantenevano l’ordine ‘Solo bambini qui! Solo bambini!’ E poi ti accorgi che le conoscono, le sue signore, e che quella più in difficoltà è come una bambina, e che allora ok, a lei si accorda un dono. Si, ma che cosa? Così tutti cominciano a toccacciare i pacchetti per identificare qualcosa di morbido, se ne sbirciano un paio e voilà, eccone uno che dobrebbe contenere un peluche di forma indefinita, da un piccolo strappo nella carta se ne indovinano i mille colori. Il pacchetto viene consegnato nelle mani fredde e tremanti e gioiose, viene abbracciato con tutte le braccia in un gesto ineguagliabile, ancora con tutta la carta; intuendo nell’abbraccio la morbidezza del contenuto, il viso della signora bambina, fino ad allora incerto, si arriccia in un sorriso sdentato di gioia purissima, di quella che XX non ricorda di aver visto. Un viso che si apre alla felicità di essere stato riconosciuto in un bisogno così piccolo, sembra a noi, come quello di ricevere un piccolo peluche di tutti i colori in una gelida mattinata di dicembre. E a XX torna alla mente quello studio che dice che le scimmie, e un po’ anche noi, sviluppano attaccamento con le cose morbide e coccolose più che verso chi li nutre: cose morbide e coccolose, fisiche o astratte nel valore della relazione, di un gesto gentile, contano più del bisogno primario di nutrimento. Tutto in quell’attimo di sorriso sdentato di gioia purissima.

giovedì 1 dicembre 2022

PALINDROME

Il primo giorno di dicembre, nella famiglia di origine di XX, è sempre stato una doppia festa. È infatti il compleanno della supernonna MM e anche l’anniversario di un matrimonio modernissimo della nonna con l’ineguagliabile papà di XX. Così XX ricorda, nella creatività della sua infanzia, di aver prodotto innumerevoli lavoretti per celebrare la doppia ricorrenza speciale. Collane di carta stagnola, riproduzioni degli sposi con i rotoli di carta igienica appoggiati, ottimisti e fieri, su una altrettanto improbabile torta, e molte altre amenità.

In questo primo di dicembre, invece, ricorre il numero 8 1 1 8, le età, palindrome, della nonna MM e della cucciola grande, neoadulta. Così le torte si girano e i numeri sembrano quasi uguali, e nel giro di una manciata di appena tre settimane in casa noicinque si sono celebrati due compleanni sontuosi a base di otto e di uno. 

A pensarci, questi numeri, l’otto che se lo sdrai vedi l’infinito e l’uno che indica la via, sono proprio due numeri belli. Mescolali come vuoi, ma in questa giornata di età palindrome si appiccicano ad una mamma e nonna meravigliosa, che ha vissuto l’impossibile e lo trasferisce, con un amore senza tempo e senza confini, alle sue nipoti(ne) adoratissime, raccontando le storie del passato ma anche una lettura di questo strano presente, mettendo a disposizione il suo tempo, i suoi manicaretti e la sua macchina alle necessità di nipoti e cavalli; gli stessi numeri si appiccicano alla cucciola grande,  neodonna meravigliosa, che vede molto e parla poco, almeno con chi abita con lei, risparmiando le sue molte e belle parole per il resto del mondo, meglio se con pelo, squame, zampe, zanne, ali, probiscidi, zoccoli, fanoni o altri accessori.

Così questa giornata di otto e di uno vuole celebrare gli otto dell’infinito, del colorato passato e del  caleidoscopico futuro, e la direzione di una gioia di ieri, di oggi e di domani. Gli otto e gli uno palindromi.