I percorsi inattesi, gli incroci inaspettati e le storie commoventi. Ecco gli ingredienti dell'incontro casuale che più casuale non si può di XX con una sua antica compagna di università dal nome e dal viso dolcissimi. Si sono ritrovate sedute di fronte allo stesso tavolo a frequentare un complicatissimo corso di statistica. Durante le presentazioni di rito si sono riconosciute, sorrise e salutate da lontano. Poi, durante una pausa, la dolce Agnese, che a XX non sembrava affatto cambiata dai tempi dei puteolenti laboratori gomito a gomito, racconta la sua storia recente: un matrimonio, due bambine, un tumore nato durante la seconda gravidanza e curato inizialmente con pomate antinfiammatorie (quando ancora non si sapeva che cosa fosse), il verdetto tranchant di un anno di vita, la forza di partorire la propria bimba in anticipo, lasciarla in ospedale e correre a farsi operare, e poi operare e poi operare di nuovo. E le stelline di gioia negli occhi quando racconta che si, soltanto l'anno scorso è riuscita a festeggiare il compleanno della sua bambina nel giorno giusto, festa che fino ad allora non era mai riuscita a celebrare perchè la bimba è nata nello stesso giorno del verdetto drammatico. Il sorriso nel descrivere la sua famiglia, il suo compagno che è proprio sicura essere quello giusto, le sue splendide bambine che non ha avuto la gioia di allattare ma che ha la gioia di accompagnare in questi anni di importantissima vita, la chirurgia, la festa di felicità che nei suoi occhi verdi e allegri lei racconta ogni giorno, ogni momento.
XX è davvero felice di averti ritrovato e condiviso la tua meravigliosa e commovente vittoria.
giovedì 29 marzo 2012
domenica 25 marzo 2012
YOGA ART ATTACK
In una domenica a piedi finalmente primaverile, XX è calorosamente invitata da alcuni suoi creativi, ma soprattutto avventurosi compagni di pratica, a partecipare all'evento Yoga Art Attack.
Dove: naturalmente alla scuola di yoga, raggiunta con tre biciclette, tre cestini e nessuna rotella.
Perchè: per festeggiare i primi tre anni di vita della scuola, in occasione del seminario che si terrà tra qualche giorno e su neppure troppo velato suggerimento di alcuni degli insegnanti, i creativi più frizzanti hanno pensato di fare un regalo alla scuola, realizzando un quadro corale al quale ognuno poteva dare il suo contributo.
Chi: hanno partecipato in molti, ma uno speciale ringraziamento di XX va a Elisa, che ha adottato la micro cucciola impegnandola al lavaggio pennelli per gran parte del pomeriggio.
Come: armati ciascuno di pennello e colore, opportunamente scelto e selezionato miscelando le varie sfumature fino a raggiungere la nuance desiderata, ognuno poteva colorare, del SUO colore, una piccola porzione di quadro. La microba, in un attimo di colpevole disattenzione di XX, ha indossato il pennello in resta e ha pennellato, di un bel giallo limone (il SUO giallo limone), una parte di quadro naturalmente destinata a rimanere neutra. Con aplomb invidiabile i due direttori artistici, armati di spugnetta umida e sibilando non meglio specificate sillabe probabilmente sanscrite, hanno reso l'attentato meno evidente, anche se non invisibile.
La cucciola di mezzo ha inciampato rovesciando circa mezzo litro di vernice magenta sul pavimento della shala, per fortuna parzialmente coperto da opportuno telo. Gli stessi creativi hanno raccolto la vernice magenta sibilando le stesse sillabe precedenti.
Nonostante tutto il risultato (si può dire ora?) è un coloratissimo ed allegrissimo quadro che la scuola riceverà in regalo tra qualche giorno. Nonostante tutto, XX e cucciole sono state riprese ed annoverate tra gli autori dell'opera, con e senza pennello giallo, con e senza barattolo di vernice magenta. Un grazie di cuore non solo a chi ha ideato il progetto, ma l'ha reso possibile nonostante la partecipazione di svariate minorenni che facevano un involontario ostruzionismo.
Dove: naturalmente alla scuola di yoga, raggiunta con tre biciclette, tre cestini e nessuna rotella.
Perchè: per festeggiare i primi tre anni di vita della scuola, in occasione del seminario che si terrà tra qualche giorno e su neppure troppo velato suggerimento di alcuni degli insegnanti, i creativi più frizzanti hanno pensato di fare un regalo alla scuola, realizzando un quadro corale al quale ognuno poteva dare il suo contributo.
Chi: hanno partecipato in molti, ma uno speciale ringraziamento di XX va a Elisa, che ha adottato la micro cucciola impegnandola al lavaggio pennelli per gran parte del pomeriggio.
Come: armati ciascuno di pennello e colore, opportunamente scelto e selezionato miscelando le varie sfumature fino a raggiungere la nuance desiderata, ognuno poteva colorare, del SUO colore, una piccola porzione di quadro. La microba, in un attimo di colpevole disattenzione di XX, ha indossato il pennello in resta e ha pennellato, di un bel giallo limone (il SUO giallo limone), una parte di quadro naturalmente destinata a rimanere neutra. Con aplomb invidiabile i due direttori artistici, armati di spugnetta umida e sibilando non meglio specificate sillabe probabilmente sanscrite, hanno reso l'attentato meno evidente, anche se non invisibile.
La cucciola di mezzo ha inciampato rovesciando circa mezzo litro di vernice magenta sul pavimento della shala, per fortuna parzialmente coperto da opportuno telo. Gli stessi creativi hanno raccolto la vernice magenta sibilando le stesse sillabe precedenti.
Nonostante tutto il risultato (si può dire ora?) è un coloratissimo ed allegrissimo quadro che la scuola riceverà in regalo tra qualche giorno. Nonostante tutto, XX e cucciole sono state riprese ed annoverate tra gli autori dell'opera, con e senza pennello giallo, con e senza barattolo di vernice magenta. Un grazie di cuore non solo a chi ha ideato il progetto, ma l'ha reso possibile nonostante la partecipazione di svariate minorenni che facevano un involontario ostruzionismo.
venerdì 23 marzo 2012
UN PO' DI VITAMINE
"Ok, finito tutto, che frutta volete?"
"BA-NA-NA VE-DE"
"Facciamo gialla, per questa volta. Quelle verdi sono meno buone e devono ancora maturare. Ok?"
"BA-NA-NA VE-DE"
"Guarda, mettiamole il bollino della banana verde sulla banana gialla, così la possiamo mangiare. Cucciola grande, che frutta vuoi?"
"Pera coscia lavata, con la buccia, tagliata in ottavi, grazie."
"Mmmhh, è un po' piccola per essere tagliata in ottavi, diventerebbero troppo piccoli. Cucciola di mezzo, che frutta vuoi?"
"Pera coscia senza buccia tagliata in UNAVI, così rimane grande abbastanza."
"BA-NA-NA VE-DE"
"Facciamo gialla, per questa volta. Quelle verdi sono meno buone e devono ancora maturare. Ok?"
"BA-NA-NA VE-DE"
"Guarda, mettiamole il bollino della banana verde sulla banana gialla, così la possiamo mangiare. Cucciola grande, che frutta vuoi?"
"Pera coscia lavata, con la buccia, tagliata in ottavi, grazie."
"Mmmhh, è un po' piccola per essere tagliata in ottavi, diventerebbero troppo piccoli. Cucciola di mezzo, che frutta vuoi?"
"Pera coscia senza buccia tagliata in UNAVI, così rimane grande abbastanza."
lunedì 19 marzo 2012
LE SCHIFUNGHIE
Prima serata al femminile, in cui un rilassato XX celebra, come doveroso dopo l'impagnativa settimana a quattro, la festa del papà con gli altri papà agli allenamenti (uscendo in ritardassimo, a onor del vero) e una frenetica XX si appresta alla gestione di quel mistero della fisiologia dei bambini: le SCHIFUNGHIE, ossia quelle strutture cheratiniche che si trovano al termine delle sessanta dita cucciole e che presentano alcune peculiarità, come quella di crescere a velocità tripla rispetto agli altri umani, avere una elevatissima affinità con i materiali più orrendi e misteriosi ed una altrettanto straordinaria refrattarietà ai più sofisticati sistemi di pulizia dedicata. Le sessanta schifunghie, questa sera, sono state affrontate con mezzi leciti e illeciti, mente una impegnatissima micro cucciola ha tentato più volte di privarsi di alcune falangi, avendo raggiunto, anche lei con mezzi non ortodossi (un'arrampicata sopra il lavello in corda fissa, passaggio di terzo grado) un altro paio di forbicine dedicate. In più, oltre a cinquantanove schifunghie di dimensioni standard, pur se a crescita accelerata, XX si è trovata ad affrontare anche LA schifunghia della microba, quell'unghietta ricresciuta in maniera piuttosto arricciata dall'incidente estivo.
Di solito, il manager delle schifunghie è YY, che riesce con precisione militare a gestire gli annessi cutanei (unghie e capelli) in maniera fin troppo efficace (vedere il taglio molto, molto estivo delle cucciole grande e piccolissima, per i quali più di un parere di non apprezzamento sono stati raccolti). Qual è il suo segreto?
Di solito, il manager delle schifunghie è YY, che riesce con precisione militare a gestire gli annessi cutanei (unghie e capelli) in maniera fin troppo efficace (vedere il taglio molto, molto estivo delle cucciole grande e piccolissima, per i quali più di un parere di non apprezzamento sono stati raccolti). Qual è il suo segreto?
LA MISE
Dopo una serie di voli senza fine, di ritardi incontrollati ed un recupero bagagli piuttosto avventuroso, ieri sera XX è finalmente rientrata in serata in una accogliente, rumorosa e variopinta casa Noicinque. L'inossidabile memoria della cucciola di mezzo, questa mattina, ha portato a un negoziato estenuante sull'opportunità di indossare il pittoresco vestito indiano che XX aveva commesso l'errore di mostrarle con skype qualche giorno fa. Al termine della trattativa, la mise di una fierissima cucciola di mezzo constava di:
- maglietta rossa a collo alto di sapore natalizio con pailettes bianco brillante che sbucano dall'ampia scollatura dell'indianissimo abito
- pantaloni fuseaux color giallo limone appartenenti all'ensemble dell'abito indiano
- vestitino indiano, rosso e giallo, completo di maniche stile "spazio 1999"
- polacchini invernali azzurri carta da zucchero
- borsino arancione con fantasia sanscrita incomprensibile portato a tracolla
- dispositivo anti taccheggio ad ornamento del bordo giallo dell'abito che il negozio indiano ha omesso di rimuovere
L'orgoglio con cui la cucciola di mezzo ha varcato la soglia della scuola non aveva confini.
- maglietta rossa a collo alto di sapore natalizio con pailettes bianco brillante che sbucano dall'ampia scollatura dell'indianissimo abito
- pantaloni fuseaux color giallo limone appartenenti all'ensemble dell'abito indiano
- vestitino indiano, rosso e giallo, completo di maniche stile "spazio 1999"
- polacchini invernali azzurri carta da zucchero
- borsino arancione con fantasia sanscrita incomprensibile portato a tracolla
- dispositivo anti taccheggio ad ornamento del bordo giallo dell'abito che il negozio indiano ha omesso di rimuovere
L'orgoglio con cui la cucciola di mezzo ha varcato la soglia della scuola non aveva confini.
sabato 17 marzo 2012
MUMBAI, INDIA, SI RIPARTE
Questa tre giorni così fitta fitta di emozioni, eventi, impegni sta per terminare. Naturalmente con i voli indiani che partono all'alba, richiedendo la sveglia puntata alle due e venti del mattino.
Ogni istante rimarrà scolpito nel cuore di una XX che drizza le orecchie al solo sentire la parola "India", che la ama in maniera assolutamente acritica ed incondizionata e non dimenticherà:
- che quando si dice "dormire sotto i ponti", non è in senso figurato, e a Mumbai sotto i ponti sono nate vere e proprie cittadelle coperte;
- che non importa quale mezzo prendi, nel traffico non passano tre secondi senza sentire il suono di un clacson, forte o intermittente, che probabilmente parla un codice cifrato comprensibile solo per loro;
- che per dire sì gli indiani dondolano la testa in una maniera così molleggiata e caratteristica;
- la foglia spalmata di marmellata di rosa, semi di finocchio, probabilmente canfora e probabilmente fango che i colleghi indiani hanno fatto mangiare a due perplessi XX e MarMan, che hanno sorriso ed inghiottito sfidando le più elementari leggi della microbiologia;
- le maniere più geniali e creative di mettere in tasca qualche rupia; tra queste, portare una bilancia (comunissima pesapersone, stile anni settanta probabilmente anche datata anni settanta) accanto al principale monumento di Mumbai e pesare le persone (?!);
- gli occhi di velluto dei bambini, più e meno fortunati, che ti accarezzano curiosi;
- la puja del tempio indù dedicato a Krishna, dove si è assaporata la tradizione ed un intimo momento di raccoglimento, affollato e rumoroso ma profondamente vissuto e sentito; protagonisti tre monaci seminudi che suonavano conchiglie, accendevano candele e spruzzavano acqua, e moltissime statue delle divinità tutte vestite, invece;
- i vestiti per la tua statua, quella del tempietto che ogni indù ha in casa, che sembrano i vestiti delle bambole ma sono solo più brillanti e splendenti e si vendono fuori dai templi;
- la palla piccante, uno snack assaggiato di fronte al tempio in cui una palla è riempita di acqua piccante e bisogna avere la bocca grande come quella di Godzilla per riuscire a mangiarla in un boccone.
Ogni istante rimarrà scolpito nel cuore di una XX che drizza le orecchie al solo sentire la parola "India", che la ama in maniera assolutamente acritica ed incondizionata e non dimenticherà:
- che quando si dice "dormire sotto i ponti", non è in senso figurato, e a Mumbai sotto i ponti sono nate vere e proprie cittadelle coperte;
- che non importa quale mezzo prendi, nel traffico non passano tre secondi senza sentire il suono di un clacson, forte o intermittente, che probabilmente parla un codice cifrato comprensibile solo per loro;
- che per dire sì gli indiani dondolano la testa in una maniera così molleggiata e caratteristica;
- la foglia spalmata di marmellata di rosa, semi di finocchio, probabilmente canfora e probabilmente fango che i colleghi indiani hanno fatto mangiare a due perplessi XX e MarMan, che hanno sorriso ed inghiottito sfidando le più elementari leggi della microbiologia;
- le maniere più geniali e creative di mettere in tasca qualche rupia; tra queste, portare una bilancia (comunissima pesapersone, stile anni settanta probabilmente anche datata anni settanta) accanto al principale monumento di Mumbai e pesare le persone (?!);
- gli occhi di velluto dei bambini, più e meno fortunati, che ti accarezzano curiosi;
- la puja del tempio indù dedicato a Krishna, dove si è assaporata la tradizione ed un intimo momento di raccoglimento, affollato e rumoroso ma profondamente vissuto e sentito; protagonisti tre monaci seminudi che suonavano conchiglie, accendevano candele e spruzzavano acqua, e moltissime statue delle divinità tutte vestite, invece;
- i vestiti per la tua statua, quella del tempietto che ogni indù ha in casa, che sembrano i vestiti delle bambole ma sono solo più brillanti e splendenti e si vendono fuori dai templi;
- la palla piccante, uno snack assaggiato di fronte al tempio in cui una palla è riempita di acqua piccante e bisogna avere la bocca grande come quella di Godzilla per riuscire a mangiarla in un boccone.
venerdì 16 marzo 2012
PRONTOOO
"Pronto, ciao cucciole belle, come state, siete sveglie, pronte per andare a scuola, fate le bravissime?"
"Ciao, quando andiamo dal nonno? Partiamo adesso?"
"No, partite dopo la scuola MIRACCOMANDOIQUADERNIDEICOMPITI, anzi, per una volta porta a casa anche il quaderno di matematica che non lo vediamo comparire da mesi. Ce l'avete ancora, vero, un quaderno di matematica?"
"Si, ciao, ti passo la microba che scalpita e io vado a mettermi le scarpe."
"Ciao microba, come stai, fai la bravissima, hai fatto la pipi?"
"PI-PI TA-TA. ON-TI DA-LE NON-NO."
"Scusami, microba, non ho sentito bene, siamo lontanissime, me lo dici di nuovo?"
"ON-TI DA-LE NON-NO."
"Lo so che sei pronta per andare dal nonno, e hai preparato il tuo zaino con i tuoi amici, la bambolina Lina, l'elefante Pimpo, l'orso senza nome e anche la topina Serafina, però prima di andare dal nonno vai al nido, ti porta il papà fortissimo sulla bici e il nonno vi viene a prende questa sera. Ok? Ti mando un grosso bacione, ho voglia di vederti, mi raccomando fai la bravissima e anche la pipì, dove si fa?"
"ON-TI DA-LE NON-NO." (= a parte che sei così lontana e non ti vedo da cinque giorni e la tua non mi sembra la posizione adatta per impartire ordini, né tantomeno suggerimenti di nessun genere. Comunque si, ho preparato lo zaino per fare in modo che i miei amici vengano con me. Ieri al nido ho fatto un sacco di pipì, tutte nelle mutande, e conto di continuare un po' anche dopo che sarai tornata così, per protestare un po'. Comunque, ribadisco, sono prontissima per andare dal nonno. Quando partiamo?)
"Ciao, quando andiamo dal nonno? Partiamo adesso?"
"No, partite dopo la scuola MIRACCOMANDOIQUADERNIDEICOMPITI, anzi, per una volta porta a casa anche il quaderno di matematica che non lo vediamo comparire da mesi. Ce l'avete ancora, vero, un quaderno di matematica?"
"Si, ciao, ti passo la microba che scalpita e io vado a mettermi le scarpe."
"Ciao microba, come stai, fai la bravissima, hai fatto la pipi?"
"PI-PI TA-TA. ON-TI DA-LE NON-NO."
"Scusami, microba, non ho sentito bene, siamo lontanissime, me lo dici di nuovo?"
"ON-TI DA-LE NON-NO."
"Lo so che sei pronta per andare dal nonno, e hai preparato il tuo zaino con i tuoi amici, la bambolina Lina, l'elefante Pimpo, l'orso senza nome e anche la topina Serafina, però prima di andare dal nonno vai al nido, ti porta il papà fortissimo sulla bici e il nonno vi viene a prende questa sera. Ok? Ti mando un grosso bacione, ho voglia di vederti, mi raccomando fai la bravissima e anche la pipì, dove si fa?"
"ON-TI DA-LE NON-NO." (= a parte che sei così lontana e non ti vedo da cinque giorni e la tua non mi sembra la posizione adatta per impartire ordini, né tantomeno suggerimenti di nessun genere. Comunque si, ho preparato lo zaino per fare in modo che i miei amici vengano con me. Ieri al nido ho fatto un sacco di pipì, tutte nelle mutande, e conto di continuare un po' anche dopo che sarai tornata così, per protestare un po'. Comunque, ribadisco, sono prontissima per andare dal nonno. Quando partiamo?)
giovedì 15 marzo 2012
MUMBAI, INDIA, SI COMINCIA
Dopo soltanto qualche frammentaria ora di sonno (i trasferimenti Jakarta-Mumbai sono molto più lunghi, faticosi e a tappe di quanto ci si potrebbe aspettare), XX e MarMan sbarcano all'alba alla fiera con l'obiettivo di montare una brevettatissima struttura un tre minuti, un po' come le tende da montagna. Nella realtà, essendo appunto l'alba, trovano moltissimi montatori che dormono pacifici negli altri stand montati la sera prima. Dopo un paio di disguidi, il prestito di una scala a pioli indiana su cui arrampicarsi, senza piedi prensili, è stato piuttosto avventuroso, finalmente la struttura è montata, XX e MarMan sembra abbiano dormito lì anche loro e si aprono le porte per cominciare.
XX prova la stessa, profondissima emozione dei suoi primi viaggi in questo paese così intenso e vibrante, colorato e polveroso, affollato e intimo.
XX prova la stessa, profondissima emozione dei suoi primi viaggi in questo paese così intenso e vibrante, colorato e polveroso, affollato e intimo.
martedì 13 marzo 2012
JAKARTA, INDONESIA, LA TECNOLOGIA
Nonostante l'hotel sia chic e moderno, difeso come se non meglio di Fort Knox, per avere una connessione wireless XX ha prima intavolato una serrata discussione con il concierge, negoziato al business center ed infine convinto un impiegato ad andare ad installare nella sua camera il "device", uno strano plasticone che dovrebbe fungere da hotspot. Rientrati dalla cena impegnativa, XX completa anche di bolle pruriginose su un braccio, prova la connessione che naturalmente non funziona. Telefona al concierge, naturalmente ormai è tarda sera, lui prima le chiede di controllare i più improbabili codici indonesiani sul retro del "coso" (come chiameremmo il "device" in italiano), finalmente si decide e dopo qualche minuto compare un diligente impiegato del business center che controlla tutto e poi serafico rilegge la password in modo corretto, codice che XX aveva mal interpretato scambiando per "ll" un undici. Finalmente, ormai si è tirato tardi ed è l'ora giusta per video chiamare a casa. La video chiamata necessita naturalmente di telefonata preventiva, la linea va e viene, le cucciole davanti allo schermo anche loro vanno e vengono cadendo a turno dall'unica sedia su cui si sono arrampicate e questa sera ci si riprova. XX ha il velato sospetto che la nonna MM preferisca il telefono tradizionale, per il quale ormai non litiga più nessuno.
La sera successiva, XX dopo una cena appena un filo meno impegnativa, ma questa volta in compagnia di cinque indigeni, cerca di lavorare un po', ma scopre ahimè che la connessione non è che vada e venga come ieri, non va punto. Richiama il concierge, diverso da ieri, che non ha capito bene e si presenta, dopo una buona mezz'ora, armato di un nuovo "coso" da installare. Nel frattempo, accanto alla non connessione, XX si rende conto con orrore che il cavo di alimentazione del pc ha qualcosa che non va, il computer è praticamente scarico ed è impossibile ricaricarlo, da qualsiasi presa e con qualsiasi adattatore a disposizione. Segnala il problema al concierge, che nel frattempo è riuscito, anche con il coso vecchio, a far ripartire la connessione, e lui di dice disponibile a prestarle un cavo fino alla mattina successiva. Corre alla ricerca del cavo e si ripresenta con un curioso mezzo cavo e accrocchio di adattatori che però sembra funzionare. Dunque XX ha perso mezzo cavo non funzionante con presa italiana compresa di messa a terra ma ne ha guadagnato uno, con multipli adattatori in serie, funzionante, di spiccata natura indonesiana. Ora, come lo spiegherà ai colleghi informatici?
La sera successiva, XX dopo una cena appena un filo meno impegnativa, ma questa volta in compagnia di cinque indigeni, cerca di lavorare un po', ma scopre ahimè che la connessione non è che vada e venga come ieri, non va punto. Richiama il concierge, diverso da ieri, che non ha capito bene e si presenta, dopo una buona mezz'ora, armato di un nuovo "coso" da installare. Nel frattempo, accanto alla non connessione, XX si rende conto con orrore che il cavo di alimentazione del pc ha qualcosa che non va, il computer è praticamente scarico ed è impossibile ricaricarlo, da qualsiasi presa e con qualsiasi adattatore a disposizione. Segnala il problema al concierge, che nel frattempo è riuscito, anche con il coso vecchio, a far ripartire la connessione, e lui di dice disponibile a prestarle un cavo fino alla mattina successiva. Corre alla ricerca del cavo e si ripresenta con un curioso mezzo cavo e accrocchio di adattatori che però sembra funzionare. Dunque XX ha perso mezzo cavo non funzionante con presa italiana compresa di messa a terra ma ne ha guadagnato uno, con multipli adattatori in serie, funzionante, di spiccata natura indonesiana. Ora, come lo spiegherà ai colleghi informatici?
JAKARTA, INDONESIA, LA LINGUA
A sorpresa, in Indonesia si usano per scrivere i caratteri latini. Nonostante sia una nazione musulmana, corre lo stesso anno che in Italia, il 2012, che risulterebbe calcolato dall'anno di nascita di Cristo.
Sembra che alcune parole abbiano derivazione latina, ma anche un po' sarda e un po' rumena. Nella realtà, viene spiegato ad una curiosa XX in vena di interrogatori, la loro lingua si basa sul sanscrito, ma con influenze marcate di olandese e portoghese. Per esempio, gratis si dice gratis (ma questo è latino), e loro si chiamano Imelda, Estelita, Rina e Jonathan. Un po' portoghesi e un po' olandesi.
Sembra che alcune parole abbiano derivazione latina, ma anche un po' sarda e un po' rumena. Nella realtà, viene spiegato ad una curiosa XX in vena di interrogatori, la loro lingua si basa sul sanscrito, ma con influenze marcate di olandese e portoghese. Per esempio, gratis si dice gratis (ma questo è latino), e loro si chiamano Imelda, Estelita, Rina e Jonathan. Un po' portoghesi e un po' olandesi.
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