martedì 30 luglio 2019

UN POSTO SOTTILE

L’arrivo a destinazione della truppa allargata, dopo qualche giorno a zonzo per i paesetti e qualche fiordo danese, racconta di un posto speciale, come non se ne trovano spesso. Si tratta di un ashram di meditazione, in questi giorni ricco di famiglie con prole di ogni genere, età, lingua e colore. I grandi meditano un paio di volte al giorno, i ragazzi sono assolutamente autonomi (la cucciola grande si disperde nelle attività dei “grandi”, di cui non giunge alcuna notizia se non le prolungate assenze), le altre si organizzano con amici nuovi e antichi in sessioni di bird-watching mattiniero, sotto una irrilevante pioggia alla maniera danese, e corsi di parcours.
XX si scopre curiosa ed in relazione stretta con alcuni degli altri partecipanti, la presenza solida e sorridente di SJ rende la non familiarità di un posto con organizzazione militare subito familiare.
Il cibo simile al rancio dei soldati, i tempi scanditi da una campana, i ragazzi sparsi per i boschi tra le mucche, il silenzio e l’introspezione.
Un posto speciale e sottile che ha regalato un po’ di nuova percezione sottile alle Noicinque. Grazie a SJ per aver promosso questa esperienza speciale e piena di luce.

domenica 7 luglio 2019

SOSPENSIVA DI GIUDIZIO

La prima occasione disponibile si rivela sufficientemente prossima. Nel weekend intermedio tra le due settimane a cavallo, con la scusa di una passeggiata a cavallo tutti insieme, XX e YY, corredati da una cucciola di mezzo per l’occasione in versione figlia unica, chiedono alla cucciola grande di organizzare una passeggiata a cavallo. Obiettivo: verifica degli elementi di sicuezza (fisica e giudiziaria) del maneggio.
Arrivano al maneggio e trovano la cucciola in versione pardona di casa, i cavalli sono già stati identificati, rincorsi, portati al maneggio, sellati e dissetati, pronti a partire. 
Liluz monta a pelo, senza sella, la cucciola monta un puledro un po’ cresciuto non ancora del tutto domato.
La gita si dipana tra prati, campe e vigneti, soprattutto vigneti, frequentati da Andrea che in sella alla sua mercedes strombazza il consueto codice (un colpo di clacson per diminuire l’andatura, due per aumentarla) e grida “aggrappatevi alla criniera che galoppiamo!”.
La gita stanca tutti, la chiacchiera dei tempi dilatati della campagna illumina XX e YY su un luogo di pace, di intima connessione con gli animali. Lo stesso sgarrupato capocarovana racconta di osservazioni e connessioni profonde.
Per ora, sembra prevalere il cuore.

giovedì 4 luglio 2019

UN ALTRO “PRONTO”?

“Pronto, ciao, sono il don A.”
“Ciao, don A. Come state al passo Gavia? Tutto bene?”
“Bene, solo che la tua microba dice che è vegetariana. E siccome non lo sapevamo e nessuno ha detto niente prima, ha mangiato di tutto e adesso ha vomitato un sacco di volte e ha la cagarella. Scusa, ma siete vegetariani e non avete avvisato?”
XX respira profondamente, cercando di dimenticare gli innumerevoli temi a sfondo politiche alimentari di famiglia con cui la microba stessa ha deliziato la maestra di italiano, il cui messaggio prevalente riguardava un desiderio -“vorrei che la mia famiglia smettesse di essere vegana”- come se questo la riguardasse, e “il mio piatto preferito sono le polpette della nonna”.
“No, in realtà la microba non è vegetariana. A casa non mangiamo carne, è vero, ma a scuola lei ha il menù normale come tutti. E quando va dalla nonna o fuori mangia carne regolarmente. Forse a colazione, quando a casa beviamo latte di riso, in realtà lì potrebbe aver bevuto più latte vaccino del solito, ma ti assicuro, non è vegetariana nè vegana.”
“Vabbè, ti passo la dottoressa.”
“Pronto, buongiorno, sono la dottoressa. La microba dice che è vegetariana, e se è anche intollerante al latte abbiamo fatto un bel macello...”
“No, guardi dottoressa, come spiegavo al don A., a casa non mangiamo carne, ma la microba a scuola e dai nonni e ogni volta che è fuori casa è onnivora.”
“Vabbè, ho capito, adesso vediamo di rimetterla in piedi.”
Sembra un ottimo proposito.

mercoledì 3 luglio 2019

QUANDO NON HAI LA PIÙ PALLIDA IDEA DI CHE COSA FARE

“Ehm, pronto, ciao mamma.”
“Ciao, cucciola grande. Come stai? Tutto bene? Ti diverti?”
“Ehm, si. Volevo dirti che il vicino ha chiamato la polizia.”
“In che senso?”
“Ehm, no, è che i cavalli erano a pascolare nel campo del vicino. Allora noi siamo andati fin sulla cima della collina, e anche oltre, a prenderli. Lui ha chiamato la polizia perchè e cavalli e noi eravamo nella sua proprietà.”
“E poi che cosa è successo?”
“Poi è arrivato Andrea - il padrone dei cavalli, capocarovana e manutentore dello sgarrupato maneggio dell’Oltrepò pavese dove la cucciola grande e l’amica Liluz sono a pensione, nrd - e ha gridato.”
“Ha gridato a chi? A voi, ai cavalli, al vicino?”
“Alla polizia.”
“Quindi, scusa, per capire bene. I cavalli erano nella proprietà del vicino. Voi siente andati a cercare di prenderli, e siete entrati nella proprietà del vicino anche voi. Il vicino ha chiamato la polizia. Poi è arrivato Andrea e ha gridato.”
Grida di Liluz in sottofondo: “‘Sti sbirri che qui non hanno niente da fare e vengono da noi a rompere i c...!!!”
“In realtà volevano portarci in caserma perché siamo minorenni.”
“Oddio. Quindi sei stata schedata dalla polizia?”
“No, non proprio schedata. Hanno scritto su un blocchetto nome, cognome, data e luogo di nascita. Il numero di cellulare. Ah, hanno anche il tuo nome e numero di cellulare.”
“Adesso dove sei? In caserma?”
“Nooo, alla fine ci hanno lasciato andare. Solo che abbiamo dovuto prendere i cavalli che nel frattempo se ne erano andati. Ah, e poi sai che Liluz stava facendo la doccia e l’acqua era fredda, allora lei era tutta insaponata e ha dovuto mettersi il costume e andare dove laviamo i cavalli. Lì le tiravo le secchiate d’acqua per sciaquarla. Però i cavalli avevano sete allora venivano anche loro lì a bere e la risporcavano tutta. Ahahah, che ridere...”
XX non ha la più pallida idea di come gestire la questione. Un prudente buonsenso suggerirebbe di saltare in macchina e recupepare immediatamente cucciola e amica, prima di una denuncia penale, di un attacco di colera o chissàchealtro. Il cuore, ad occhi e cervello chiusi, suggerisce un inconsapevole lasser-faire.
Alla fine XX e YY optano per una soluzione intermedia. Telefonata di chiarimento col capocarovana, che a labbra strette come Fonzie si scusa per non aver notificato il piccolo incidente con l’ordine costituito. Una visita di verifica, mascherata da passeggiata a cavallo, alla prima occasione disponibile. Sospensiva di giudizio, per il momento. Ma parecchio all’erta.

venerdì 28 giugno 2019

QUEI LEGAMI CHE NON SAPEVI DI AVERE

XX lavora nella stessa azienda da diciassette anni. E nonostante gli oroscopi, fin dal 2018, evochino cambiamenti professionali epocali, il cambiamento di oggi non è il suo. Ma, invece, forse un po’ si.
Si tratta dell’agognata pensione per un personaggio indimenticabile. Lo chiameremo Et. Et è sordo e non ha imparato a parlare con la moderna logopedia, nè ha avuto gli apparecchi acustici o un impianto cocleare. La sua modalità di comunicazione è passata per i molti “dialetti dei segni”, di quando ancora la LIS, la lingua dei segni italiana, era città-specifica proprio come le mille lingue parlate in India.
Et ha sempre portato la posta a tutti i colleghi di XX; quando riteneva che qualcosa fosse più importante o più pregiato lo consegnava con particolare cura e attenzione, assicurandosi di metterlo proprio nelle mani del nome sull’etichetta. Qualche volta i pacchetti “personali” venivano nascosti sulla sedia e sotto la scrivania in assenza del legittimo destinatario.
Et lo sentivi arrivare dal fondo del corridoio, con il suo passo caratteristico e rumoroso. Quando bussava, sembravano i pompieri che sfondano la porta. Quando parlava, lo intuivi da lontano. Lo capivi, forse. Qualcuno gli scriveva dei messaggi whatsapp, a cui lui rispondeva con lessico caratteristico. Qualcuno, per fugare la comprensione da ogni dubbio, in sua presenza scriveva parole chiare, a cui lui rispondeva scrivendo parole in risposta lettere grandi e stampatelle.
Sono passati trentanove anni, trentanove anni in cui Et ha consegnato un numero incalcolabile di buste e pacchetti. Per XX, Et è stato la dimostrazione che la lingua dei segni la parli col cuore, con il corpo tutto. E lei e Et si capivano un po’, con a quelle poche parole che le cucciole, grazie alla frequentazione scolastica dei loro sordi, le hanno insgnato. E così, anche se la lingua dei segni moderna sembra essere altro rispetto ai mille dialetti dei segni con cui la comunicazione di Et è evoluta, passavano minuti a confrontare le parole diverse, e a capirsi almeno un po’.
Nel cuore di XX resta un uomo gentile e attento, inconsapevole di tante cose ma consapevole di molte altre, come le piccole espressioni del viso e le attese di ciascuno.
E XX ha riscoperto una cosa antica: la capacità di aiutarsi e di esserci, che le sembrava tipica di qualche tempo fa nella sua comunità professionale, via via diluitasi in nuove persone e nuovi modi. E invece no, Et ha rimesso tutti insieme nel senso di comunità. Mancheranno a tutti i tuoi suoni forti, i tuoi gesti oscuri, i tuoi occhi gentili con cui guardi un mondo silenzioso.

giovedì 27 giugno 2019

QUEL PICCOLO, GRANDE POTERE

XX ha organizzato, più o meno proditoriamente, una settimana in Danimarca con l’amica antica SJ  e la sua famiglia. I Noicinque presenti nella (numerosa) componente femminile con YY lasciato a guardia del forte e della professione.
SJ e famiglia partono qualche giorno prima, appuntamento all’aeroporto di Copenhagen per ritirare le auto a noleggio e cominciare a viaggiare per il tiepido nord.
L’aeroporto di partenza, nel primo giorno di chiusura del ben più comodo aeroporto cittadino per un restauro previsto di tre mesi, si rivela in tutto il suo vorrei ma non posso: affollato, confusionario, pieno oltre i limiti.
Le Noicinque hanno già le carte d’imbarco, resta solo da depositare un bagaglio (uno di quattro) al bag drop. La civilissima linea aerea nordica non distingue la coda per il check in da quella del bag drop, dunque ci si mette a fare una coda chilometrica soltanto per consegnare una valigia.
Al momento della consegna, la garbata signorina controlla i documenti e domanda dove sia il papà della cucciola di mezzo. “Non parte con voi? Non è qui? Allora lei non può partire.” sentenzia infine.
“Ma come? Scusi, mi spiega qual è il problema?”
Il problema pareva essere che, a differenza della cucciola grande con carta di identità ma quattordici anni compiuti, a differenza della microba con passaporto anche se minore di quattordici anni, nel suo caso lei ha dodici anni e la carta di identità - valida per l’estero, in assenza di esplicita non validità - ma senza i nomi dei genitori. 
“E chi mi garantisce che non è sua nipote? No, guardi, il documento non vale. Glielo stiamo dicendo in due. Non può fare tornare qui il papà? Allora almeno che mandi una mail, subito.”
Stupisce il filo logico con cui si passa dal “potresti essere sua zia” - ad un occhio più che distratto non sarebbe sfuggita la somiglianza e il comune DNA - al “fammi mandare una mail dal papà che la autorizza a partire”.
XX chiama YY ben piantato in autostrada, gli chiede di fermarsi appena possibile e mandare la fantomatica mail ad un indirizzo della linea aerea.
Nel frattempo si passano i controlli, la cucciola di mezzo per non sbagliare viene selezionata per un controllo random alla fine ricerca di esplosivi (no, quello che aveva non cuore non conta). Al gate, si attende con ansia il responso del signor XYZ, il responsabile della linea aerea, che a quel punto doveva aver ricevuto da YY ben due mail di autorizzazione alla partenza. I minuti al gate, in attesa del responso, sono stati eterni. Si colgono alcuni frammenti di conversazione:
“Vabbè, non posso non partire io al suo posto?” - una cucciola grande evidentemente entusiasta.
“Scusa, guarda che nemmeno sul mio passaporto sono scritti i nomi dei genitori. Allora anche io potrei essere tua nipote, non dovrei partire nemmeno io...”
“SSSTTTT, per l’amor del cielo...”
Il signor XYZ finalmente si materializza, e forte del suo piccolo, seppur incredibile potere, decreta l’ok al viaggio. “Qui decido io, guardi che se non era per me...con un’altra compagnia non sarebbe partito nessuno.”
Per amor di chiarezza, al ritorno XX e YY si presentano insieme in comune per un chiarimento. Qui risulta che il documento in questione sarebbe stato perfettamente valido per l’espatrio, senza l’indebito esercizio di abuso di piccolo potere.

Nel dubbio, per la prossima volta, chiunque viaggi dei Noicinque lo farà con uno stato di famiglia ed autorizzazione scritta dell’altro genitore al seguito. Non servirà, ma ci si attrezza per contrastare i piccoli, fastidiosi poteri.

domenica 16 giugno 2019

QUELLI DI QUEST’ANNO

Sempre lei, l’inarrestabile e rocciosa Lux, che guida, con passo da sherpa nepalese, uno stuolo di ventisei nani grandi e piccoli per i boschi e sulle falesie del Piemonte. Sempre loro, una squadra variopinta e fangosa, con le unghie di un colore che i NAS li metterebero in quarantena per rischio colera, di bimbi più o meno grandi spediti a cimentarsi nella profonda arte dell’arrampicata.
La novità di quest’anno è che la cucciola grande ha raggiunto la “maggiore” età alla quale è permesso prendersi cura degli altri ragazzi. Così in un brioso trio con la biondissima Squit e la fascinosa Fata, le amiche dell’arrampicata di sempre, quelle dei boulder parties e della passione condivisa, la cucciola grande ha sorvegliato, recuperato, servito, contenuto e cacciato tesori notturni con un numero di nani variabile. Pare fosse gentile con tutti, salvo mutare istantaneamente in orco al primo contatto con le sorelle.
Nel frattempo, tra le file degli arrampicatori di quest’anno, si riconoscevano l’instancabile Ravano, che ravana ovunque ma al quale è stato assegnato anche il nickname “Wikipedia”. Conclusa con merito la seconda elementare, disserta infatti di argomenti vari. Tra i suoi cavalli di battaglia figurano le guerre puniche, in cui racconta di Amilcare (XX con imbarazzo ricordava a stento un Annibale, pensando che Ravano si confondesse), - il generale cartaginese più vecchio e di esperienza che ha aiutato Annibale con gli elefanti, spiega Ravano.
E poi l’indistraibile Killer, quello che vince a tutti i giochi e pure ad arrampicare non se la cava mica male. E Spigolo, di nome e di fatto (a sentire la sua dolcissima mamma). E Gazza, quella che casca sempre su ogni sentiero e raccatta, come le gazze, qualsiasi cosa luccichi. E Prodotto, la farmacia meglio fornita della valle che aveva uno stick, un cerotto o una crema per qualsiasi, prevedibile o imprevedibile, emergenza.

In questi meravigliosi momenti selvaggi, nei quali la microba ha indossato la stessa maglietta, bianca in origine, dal martedì alla domenica (dati sulla biancheria non pervenuti) Lux riesce sempre a renderli squadra, tutti sostengono sempre tutti gli altri, sono responsabili del compagno in parete, si controllano e si aiutano con accoglienza e senza giudizio.

venerdì 7 giugno 2019

UN ASSAGGIO

Soltanto l’occasione della festa di fine anno della scuola nel parco sotto casa porta un assaggio del loro mondo. Del suo mondo, nello specifico. Di quel mondo che è sempre stato celato ai più, in particolare ai genitori della cucciola grande con cui lei non ha mai praticato la sapiente arte della condivisione delle informazioni, nemmeno quelle di stretto servizio.
Così la serata, occasione di un invito a cena di tre amiche di classe, si rivela in effetti un divertentissimo ed illuminante momento sullo spaccato di vita cucciola da liceo.
La prof di greco con le figlie dai nomi improbabili e l’abbigliamento pure, con minigonne in pelle color vinaccia e calze a rete. L’amica dagli occhi color del cielo e nome celeste che sorride ripensando al suo voto più brutto. La mora Carr che ingaggia con l’amato prof. di latino dall’occhio limpido una lotta a chi è più furbo e nella battaglia che vince lui le appioppa un due perchè lei suggerisce. I giudizi sulla brillantezza di questo o quel compagno, lui sa tutto, lei studia un sacco...Un assaggio della vita di liceo, vissuta con la leggerezza e la spensieratezza dei loro quattordici anni.

lunedì 27 maggio 2019

I SEMPRE BEI TITOLI DELLA PROFESSORESSA MAPS

I miei genitori: come sono e come li vorrei

Tutti abbiamo una mamma e un papà. Tutti nasciamo piccoli e indifesi e, appena apriamo gli occhi, vediamo i nostri genitori, pronti a proteggerci, a crescerci, a educarci, ad amarci, e, a volte, anche a sgridarci. E anche se in questo periodo della nostra vita possiamo pensare che non ci vadano bene i nostri genitori beh, loro sono i nostri genitori e non possiamo cambiarli, nonostante ci litighiamo spesso, siamo in disaccordo con loro e tendiamo ad allontanarci. Loro sono i nostri genitori e non ci poteva capitare nulla di più bello. 

Anche io ho i miei genitori e non sono i genitori perfetti, come d’altronde io non sono la figlia perfetta, ma mi vanno bene così perché sono loro che mi hanno cresciuta, mi hanno educata e mi hanno voluto bene. Certo, a volte vorrei che mia mamma non mi stesse sempre addosso perché non metto in ordine la scrivania e, anche se so che ha ragione, qualche volta mi arrabbio con lei. Vorrei che i miei genitori mi prestassero un po’ più di attenzione. Vorrei che passassimo più tempo insieme. Vorrei che mi ascoltassero più spesso. Perché i miei genitori non sono perfetti, ma sono speciali. Sono i miei genitori. Quasi sempre sono dolci, teneri e mi capiscono, ma, come tutti, anche loro hanno i propri momenti di rabbia e quando litighiamo e mi arrabbio vorrei che i miei genitori non fossero loro, che fossero meglio. Ma poi mi accorgo subito che il meglio io ce l’ho già. I miei genitori, che fin dal primo momento mi hanno voluto bene, si sono fatti in quattro per me e quando cadevo mi hanno sempre aiutato a rialzarmi; i miei genitori, che mi hanno sempre fatto ridere quando ero triste e mi hanno messo sulla strada come un piccolo uccellino per spiccare il volo. E se adesso sto iniziando a volare e solo grazie a loro. Quindi questo è quello che ho sono i miei genitori, che si sforzano per farmi felice e nonostante tutto non si possono cambiare. E loro sono perfetti così, con tutti i loro difetti e pregi e non potrei mai desiderare di meglio. E non li cambierei per nulla al mondo perché li amo e li amerò per sempre.

domenica 19 maggio 2019

IL GIORNO IN CUI

Il giorno in cui fiorì il loto,
ahimè, la mia mente era persa
e io non me ne accorsi.
Il mio cestino rimase vuoto
e il fiore inosservato.
Ogni tanto però
una tristezza mi prendeva
mi svegliavo dal mio sogno
e sentivo nel vento del sud
la presenza dolce di una strana fragranza.
Quella vaga dolcezza
come desiderio tormentava il mio cuore
sembrava l'alito ardente dell'estate
in cerca di soddisfazione.
Non sapevo allora
che era così vicina
che era già mia
che questa dolcezza perfetta
era fiorita
nel profondo del mio cuore.
(Rabrindanath Tagore)

Eccola, la poesia che abbiamo scelto per te oggi. Parla di come sia importante accorgersi. Di noi, di ciò che accade nel nostro cuore, dell’altro, del suo cuore. Oggi, in questa giornata un po’ speciale in cui la Luce sarà forse più presente, ti stringiamo augurandoti di non semttere mai di accorgerti. Di te, degli altri, nel mondo. 
E per farlo con un po’di libertà - te l’aspettavi, la consideri ormai una sdoganata tradizione - ecco le tue chiavi di casa, per essere libera nel mondo. Con il commovente ammasso di chincaglieria che raccogli da mesi per personalizzare il tuo mazzo, il tuo lasciapassare verso la Libertà.
Buon futuro, meraviglia.


La tua mamma e il tuo papà, emozionati