martedì 24 dicembre 2019

BIANCA VIGILIA DI NATALE

La vigilia di Natale comincia con un po’ di bianco. Non di neve o della panna montata dei dolci in preparazione, ma con il bianco del gesso della cucciola grande. Rientrata dallo sgarrupato maneggio, ha un braccio (il sinistro, lei mancina) gonfio e dolorante, lo muove poco. Dice di essere caduta dal puledro da domare. Tralasciando il fatto che domasse puledri, XX e braccio dolorante si presentano alle 6.40 della mattina al vicino pronto soccorso ortopedico, uscendone tre ore dopo con una diagnosi di frattura e braccio ingessato.
Nessuno si preoccupa, lei rimane autosufficiente salvo farsi impacchettare il braccio per la doccia e passa il Natale felice, partendo subito dopo per la montagna con la bionda amica Squit.
XX, ricordando il suo gesso al braccio destro e la quasi incapacità perfino di lavarsi i denti, benedice i giovani tessuti che sopportano l’immobilità e guariscono in fretta.

lunedì 9 dicembre 2019

DRITTE, DENTRO IL CUORE

“Buonanotte microba, fai sogni belli, ci vediamo domani mattina.”
“No. È troppo tempo.”
E tu, sulla cima della traballante scaletta di legno che arriva al letto alto anche se microbo, resti con il fiato sospeso per la normalità che le sue tre parole riescono a scardinare.

sabato 16 novembre 2019

IL MONDO DA COSTRUIRE CHE C’È GIÀ

La microba, all’asilo, ha stretto amicizie preziose. Non soltanto quella, seminata al nido, con l’inseparabile Potts; è stata anche capace, sotto la guida sapiente delle due meravigliose ed indimenticate maestre Taat e Barbix, di creare un’alchimia di accoglienza.
Ebbene, l’alchimia dell’integrazione, dei cittadini del mondo, degli amici di cuore, è sbocciata in tutta la sua irruenza in questo umido sabato di novembre.
La storia: otto anni fa, quando dei minuscoli nani si sono ritrovati spaesati in una classe verde, uno di loro era testé arrivato da Sri Lanka, suo paese di origine. Nè lui nè i genitori parlavano una parola di italiano, in più lui era un po’ in crisi per la nuova configurazione scolastica. 
Nel corso dei tre anni della scuola materna, Riish è diventato più italiano di noi, ha fatto da ponte tra le due culture per la sua splendida mamma e ha invaso un pezzetto di cuore di tutti.
Poi la scuola elementare e le distanze della città li hanno divisi, salvo farli ritrovare, Potts, la microba, Riish e un altro paio di amici di varia origine, nella pizzata di questa sera. Come se non si fossero mai lasciati. Cittadini del mondo, per salutarsi e dirsi un caldo “arrivederci a presto” alla vigilia della partenza di Riish per la Germania, dove papà ora lavora e per Riish non ha più senso stare qui. Dove ancora una volta una cittadina della Baden Württemberg diventerà un altro posto che Riish sarà capace di chiamare casa, dopo lo Sri Lanka e l’Italia.
La sua mamma al tempo stesso altera e timida, che negli anni passati andava a cucinare insieme ai bambini della materna le gustose ricette del suo paese di origine e a spiegare la sua bandiera e le canzoni della tradizione - un passaggio che pochi dei bambini piccoli di allora hanno dimenticato - ha organizzato un saluto last minute con i primissimi amici di allora, quelli che hanno fatto si che Riish, questa Italia, la potesse, a tutto titolo, chiamare casa.
E loro, che hanno raccolto entusiasti l’invito, hanno riso e scherzato e giocato come se si fossero visti ogni giorno da allora. Si sono raccontati il futuro, hanno ricordato il passato, si sono promessi incontri nel mondo, si sonno detti un leggero arrivederci, accompagnati da high five, non ci dimentichiamo. 
La mamma dall’eleganza orientale, che ha finito di impacchettare sessanta scatole con le cose di una vita e ha saputo che il furgone arriva tra una manciata di giorni, che ora parla un bell’italiano, ma l’italiano di famiglia è sempre Riish, ha guardato commossa il miracolo dell’accoglienza, della normalità. Che siano loro i cittadini del mondo, incapaci di vedere le differenze dei colori e delle lingue ma ben allenati a scoprire le sfumature dei cuori che crescono vicini.
Che sia, per tutti loro, un trampolino del mondo che sapranno costruire. E che grazie a loro, c’è già.

giovedì 7 novembre 2019

QUEL SOFFIO ATTRAVERSO I CONTINENTI

Ci penso ogni anno, il sette novembre (e non solo), a quella notte del sette novembre di, oggi, quindici anni fa. Quando sei arrivata nel nostro mondo, ci hai reso famiglia e noi eravamo impreparati. Quando eri lunga e magra, leggera come una piuma, e, secondo il tuo papà, piena di peli.
E da allora ci hai sorpreso, sempre. Anche quando pensavamo di poter prevedere. Anche quando pensavamo di conoscere.
Ci hai sorpreso in un mucchio di maniere, da piccola e meno piccola. Leggendo avida, sempre. Preferendo gli animali alle persone. Ritirata nei tuoi silenzi. E poi, all'improvviso, aperta al mondo dei tuoi pari. Ci hai sorpreso con la scelta della scuola superiore, con una mondanità inattesa, con il lavoro estivo di animatrice di arrampicata. E chi se lo immagina ora, con mani da manista e  statura di un'amazzone, i capelli lunghi e i piedi anche, che un pugno di anni fa urlavi dal tepore di una culletta termica?
Eppure questa volta, questa cifra (mezza) tonda, non ero lì a festeggiarla con voi. Abbiamo sfidato sei fusi orari, la stabilità della videochiamata, il 4G tailandese e, nell'era digitale, abbiamo fatto in modo che per quel soffio di candeline attraverso i continenti ci fossi un po' anch'io. Piccola nello schermo del telefono di papà, che ha fatto notte fonda per preparare un dolce a base, che domande, cioccolate e cioccolato e cioccolato. Piccole ed intensissime le tue candeline. Meno piccole ma altrettanto intense le tue sorelle, sorridenti ed orgogliose dei loro doni per te.
Tu che continui a sorprendere noi e che per loro fai da apripista, modello, riferimento. Tutto si tara con quanto ti è concesso o riesci a negoziare, manca davvero soltanto che contiamo i maccheroni nei piatti. Così ci hai reso equilibristi attenti ad essere giusti, anzi, a provarci chè giusti davvero non si è mai. E così, in questo momenti di anni (mezzi) tondi, gli unici (mezzi) tondi in cui ci si sente davvero in mezzo a un tondo, siamo chiamati ad essere genitori, pompieri, gendarmi, alleati e nemici giurati, il tutto facilmente nella stessa mezz'ora o poco più. In un’altalena di unori ed emozioni, ma sempre, solidamente radicati nel nostre bene per te.
Buon compleanno (mezzo) tondo, cucciola grande.

martedì 5 novembre 2019

VIABILITÀ THAI

In Thailandia si guida a sinistra, ma non te ne accorgi perché: 1. Nessuno osa attraversare la strada, ci sono passerelle aeree e i pochi incroci a raso sono regolamentati da semafori eterni; 2. C’è troppo traffico per realizzarlo.
Il tassì in Asia, prenotato dall'Italia, che quando ti deposita alla meta ti fotografa di fronte al punto di arrivo.

giovedì 17 ottobre 2019

UN MONDO BELLO

XX rientra in una selle innumerevoli serate di ritorno dall’aeroporto. Sale su un taxi guidato da un uomo gentile e paziente che indossa un basco di lana. Quando arrivano di fronte a casa, lui le recupera il bagaglio e aspetta sul marciapiede che il portone si chiuda dietro di lei, per poi fare un cenno di saluto così, impalpabile, e sparire nella sua notte di viaggio. Ha aspettato che il portone si chiudesse dietro di lei. Il tassista. Un mondo bello.

lunedì 14 ottobre 2019

LA PROFESSORESSA MAPS E L’ORIENTAMENTO - TAKE 1

In una vecchia vignetta Snoopy dice: “Da grande voglio fare la persona felice”. Come immagini te stesso da grande. Quali aspetti della tua vita futura pensi che possano darti la felicità? Quale strada immagini di percorrere per raggiungere i tuoi obiettivi?

Il futuro. Il futuro è una questione estremamente delicata. Come un bicchiere di vetro che, se non si maneggia bene, finisce in mille pezzi. Perché il futuro è fatto di sogni. Sogni che costruiamo sulla base di quello che vogliamo diventare, come vorremmo essere e cosa invece vorremmo evitare di fare. I sogni però, tante volte, si trasformano in illusioni. E quando torni nella realtà ti sembra che il mondo ti cada addosso, e vuoi mollare tutto. Ma è proprio questo l’errore che spesso facciamo: non lasciare mai andare i tuoi sogni. Perché non si può vivere senza sogni, pensando solo al presente.
Ecco, io quando sarò grande spero che avrò realizzato i miei sogni e spero che ne avrò di nuovi. Infatti, quando mi chiedono “cosa vuoi fare da grande” io non so che cosa rispondere. Perché chi me lo chiede intende il mestiere che voglio fare, ma io penso che il futuro sia fatto perlopiù di sogni. Ed è questo che penso che mi darà felicità in futuro, come me la da adesso. La speranza. La speranza di poter realizzare ciò che più desidero. Infatti io non penso molto al futuro. Io non so come sarò da grande, ma so che avrò molti sogni, perché non ne posso fare a meno. Certo, la mia vita non è fatta solo di illusioni. Ad esempio mi piace molto recitare, perché mi immedesimo in qualcun altro e per un po’ mi scordo dei miei problemi. Infatti uno dei miei sogni è imparare a recitare bene e, magari, diventare un’attrice. A me non interessa se avrò fame, se farò molti soldi. A me interessa fare un lavoro che mi piace che mi dia soddisfazione. Spero anche di avere una famiglia che mi vuole bene. Spero che nel futuro io sarò felice! Non chiedo di essere ricca e famosa, ma soltanto felice. Perché più siamo e più si chiede e io non voglio diventare una persona che pensa soltanto ai soldi e al successo. Ma, pensando al futuro più prossimo, io vorrei fare il liceo scientifico. Perché, anche se mi piace molto scrivere, le materie umanistiche non mi ispirano molto. Mi piace invece matematica e anche scienze. E poi, con una base così generica potrò fare un po’ tutti i mestieri, e spero così di poter scegliere lavoro che più mi piace e di realizzare i miei sogni.

Cucciola di mezzo

giovedì 10 ottobre 2019

SCRIVERE

Ci piace scrivere perché
la scrittura è come una poesia
che ondeggia nel mare
e le onde sono parole.

Ci piace scrivere perché
le nuvole sono parole
trasportate dal vento.

Ci piace scrivere perché
le poesie sono come semi
che diventano piante e si arricchiscono.


Microba, quintabì, lavoro di gruppo

martedì 1 ottobre 2019

QUELLE DIECI VOLTE TU...

Quella volta che eri ancora nella pancia e abbiamo detto agli amici più cari che saresti arrivata...e senza esserci ancora, ma già così presente, ci ha reso noi.
Quella volta che il caso, il destino e una meravigliosa fortuna ti hanno fatto incominciare l’inserimento al nido con il tuo amico Potts, che si infilava negli armadietti. Vi siete trovati lì e i vostri cuori si sono legati in un’amicizia senza tempo.
Quella volta che era appena dopo Natale a passeggio, tu avevi perso il ciuccio e l’abbiamo cercato ovunque nel quartiere, finché è ricomparso nel profondo della bocca di un cane e noi l’abbiamo ripreso e usato lo stesso.
Quella volta che ti sei rotta il ditone del piede e siamo tornati dal mare e il medico che te l’ha aggiustato - facendoti supermale per ridurre la frattura prima di mettere il gesso - ed è diventato ‘il tuo amico Andrea’, con cui sei rimasta da sola a chiacchierare di mare e di sorelle in qul tempo senza tempo in cui la mamma si occupava di tutta la burocrazia altrove.
Quella volta che è arrivata la nuova maestra di matematica e tu ti sei presentata sotto falso nome. Matteo. Avendo convinto tutti gli amici a reggerti la parte.
Quella volta che, con gli sci, sei caduta giù giù nel dirupo e noi ci siamo spaventati parecchio e tu anche e poi invece era solo una piccola botta su una gamba.
Quella volta che ti è stato chiesto di preparare il bagaglio per il week end e tu hai riempito una valigia di libri.
Quella volta che ti sei fatta una meravigliosa maglietta con scritto “SONO UNA FEMMINA” decorandola con le smorfie e le facciacce più nere che mai. In barba agli stereotipi di genere.
Quella volta che all’alfabeto delle cose belle, hai scritto N=notte, perché si dorme.
Quella volta che, in risposta al mio “guarda che sono a casa solo un quarto d’ora”, mi hai steso con “eh, ma QUEL quarto d’ora...”.
Tutte quelle volte che sorridi arricciata, che ti arrabbi, che ti accorgi, che ci sfidi, che ci commuovi. Tutti questi dieci anni di pienezza di noi.

Buon decimo compleanno, microba grandissima. Un amore immenso.

sabato 28 settembre 2019

CITOFONA

“Mamma quando torni citofona”. Che se hai lasciato otto tredicenni a casa da sole, poi magari non torni.