domenica 27 marzo 2022

UNA LINEETTA

Il dopodomani arriva, XX frigge per tutta la giornata e in serata, giusto per avere qualche ora in più di possibilità e non prima di aver ulteriormente verificato (inutilmente), che sul test covid appaia una sola lineetta, con un po’ di ti ore e una sconfinata speranza si reca nella farmacia a due passi, quella che ha messo in piedi un servizio impeccabile, domeniche enfestivi compresi. Aspetta il suo turno, la domenica la fila, pur corta, è giocoforza più lenta, si lascia mettere il basctoncino nel naso e aspetta im-paziente, i dieci minuti per il risultato. Negativooooo!

Torna a casa con un sorriso da un orecchio all’altro, felice di lasciare la sua camera, di riaccogliere YY dopo troppe notti esiliato in soggiorno, e di riabbracciare, stretti stretti, tutti i Noiquattro.

Le cene in presenza sembrano un paradiso. Seppur con i musi delle teen agers, che nei giorni del suo confino non sono molto cambiati. Ma oggi, sono belli pure quelli.

venerdì 25 marzo 2022

ANCORA UNA NUOVA GEOGRAFIA DOMESTICA

È passata una settimana dall’ufficialità dei tamponi positivi, dunque è ora di provare a vedere se sono guarite, la microba e XX. Da ieri danno fondo allo stock dei tamponi ‘per autosomministrazione’ rimasuglio del numeroso lotto acquistato in Norvegia, al tempo della scorsa quarantena. Si spingardano il naso una, due, tre volte, sembrano tutti negativi, dunque ok, si può tentare la sorte del campione in farmacia.

Qui la solerte farmacista spingarda il naso molto meno, possibile che il virus sia così sull’esterno delle narici? Possibile, si, perché la microba risulta finalmente libera è guarita, non ripassa nemmeno da casa e dopo otto giorni di confino va direttamente sulle giostre. XX invece torna a casa con le pive nel sacco, il tampone è ancora positivo (e nemmeno pochissimo, sostiene la farmacista), e lei rientra nei suoi nove metri quadri. Scoraggiata e delusa, fermamente decisa a ritentare il pass verso la vita normale non più tardi di dopodomani. Le regole non sono chiarissime, perfino in farmacia sono in dubbio, dunque, mal che vada, ci si prova.

Intanto la nuova geografia ha liberato la microba e la sua stanza, ora i noi quattro almeno cenano insieme e a XX mancano moltissimo.

sabato 19 marzo 2022

LA FESTA DEL TIMONE

Il diciannove marzo è la festa del papà, a partire da quel Giuseppe fratello di tutti i papà di oggi. Ebbene, a casa Noicinque, oggi, sembra piuttosto la festa del timone.

Si, perché è la barra del timone sempre salda quello che vogliamo festeggiare oggi, la barra del timone salda nelle lunghissime mani di YY. Lui che dorme sul divano, che però ê troppo corto per le sue gambe lunghe e allora gonfia il materasso di cortesia e ogni sera lo,piazza al centro del soggiorno, rifacendosi il letto con meticolosa precisione. Lui che lava e asciuga, divide la casa e cerca di mantenere la necessaria separazione covid-riferita per evitare altri contagi; lui che cucina preciso e lascia i pasti sulla porta, ogni volta con un gesto di affetto e un pensiero speciale. Lui che ha in mano, in solitaria autonomia in questi giorni, il timone di casa e della famiglia. 

Buona festa del timone, YY, in questa coda di pandemia che speriamo essere coda davvero.

venerdì 18 marzo 2022

GLI SPAZI E I NON SPAZI

Causa covid, la casa si riorganizza. XX e microba mangiano, ma non dormono, insieme. Dunque le loro due porte che si fronteggiano sono di fatto l’unico passaggio ammesso in casa. Con la microba che trasloca da XX per tutte le questioni che riguardino in bagno, il cibo, o ripetere la lezione per le interrogazioni. 

Per il resto, XX resta in camera, letto e sgabello il suo mobilio, una riorganizzazione minima con il sacchetto sigillato della roba sporca, una gestione poco sostenibile della spazzatura (ma lo scrive il sito ATS, che la spazzatura di chi ha il covid non va differenziata); prova una sensazione di separazione profondissima: quando una delle due delle loro porte si apre, chiunque stia passando in quel momento per casa, in genere YY impegnato nel miliardo delle faccende tutte a suo carico, fa un balzo indietro, corre a mettere una mascherina e si installa di un paio di passi ancora più indietro. La sensazione, per chi sta sulla porta, è di grande distanza. Sacrosanta, necessaria, benefica ed indispensabile, distanza. Così adesso in casa ci sono gli spazi, quelli ammessi, dove chi è positivo può stare, e poi ci sono i non spazi, quelli che ci sono ma non sono autorizzati, dove chi non ha il covid ha diritto di sentirsi sicuro. 

Gli spazzi sono limitati. Ma anche i non spazi lo sono.

Sempre, quando si divide, tutto diventa più piccolo, meno bello.

giovedì 17 marzo 2022

CODA DI PANDEMIA

62 messaggi whatsapp in un tempo inferiore alla settimana - molto inferiore, per esempio due ore - negli standard di XX si traducono in ‘È successo qualcosa di parecchio rilevante’. E infatti. La chat è quella degli amici del liceo, XX guarda i messaggi di sfuggita e capisce che li deve leggere con attenzione concentrata, per discriminare le informazioni rilevanti dalle spassose battute. In breve, qualche giorno prima si sono visti a cena, in sei, lei compresa. Quattro dei sei sono risultati positivi al covid. Chi senza sintomi, che con raffreddore, chi un po’ ko. 

Il sottile dettaglio è che XX è in trasferta in Francia e non ha nessuna voglia di rimanere bloccata all’estero causa covid, suo o di altri, ancora una volta. Così, con il naso che cola, rimanda gli appuntamenti in ufficio, resta in hotel fino a quando non arriva il momento di andare all’aeroporto, sbaglia terminal e percorre due chilometri di Roissy giusto per tenere un basso profilo, dissimula gli starnuti, dichiara il falso relativamente all’essere stata in contatto con positivi da meno di due settimane e sbarca a Milano, dove sperando di non avere la febbre cerca di nascondersi, naturalmente invano, dietro un gruppo per evitare la rilevazione della temperatura.

Il raffreddore si fa più manifesto, al secondo starnuto il linguaggio del corpo del tassista le dice che lui vorrebbe tanto sbatterla giù dal tassì, lei e i suoi pericolosi starnuti, e finalmente arriva a casa.

Giusto con un minuto di tempo per collegarsi ad una sessione pratica di un corso europeo. Il naso le cola sempre di più, lei spegne la telecamera e il primo quarto d’ora di corso lo passa a infilare un bastoncino nel naso e aspettare il risultato del tampone domestico. Dopo la Norvegia, sono tutti professionisti. Due lineette. Positività indubbia. La sessione del corso finisce, lei rimette la mascherina, il cappotto e dal balcone parla con YY per organizzare la casa nella nuova realtà. Il cruccio principale è per le ragazze, sempre a pensione a pranzo alla taverna della nonna MM. XX suggerisce che facciano un test e Bingo! anche la microba è positiva. La casa ha bisogno di nuove regole e nuovi assetti. 

Così due stanze diventano off limits, regno indiscusso di covid e tamponi positivi, luoghi dove si può starnutire senza vergognarsi e saranno l’unico mondo accessibile a microba e XX. YY recupera due magliette, un po’ di biancheria e la divisa della pallavolo e si installa per la notte, e quelle a seguire, sul divano. Alle ragazze, a parte la microba, poco cambia, in effetti: sempre dietro una posta chiusa, ora hanno un ottimo motivo per farlo

mercoledì 16 marzo 2022

IL PRESIDE IN PIGIAMA

Saranno settant’anni che il liceo classico delle due cucciole forma generazioni dì pensatori, parlatori e cittadini del mondo, compresa la nonna MM. La scuola non è mai stata nota per l’inclinazione alle proteste. Eppure lunedì sera, è quasi mezzanotte, XX è via in una delle rare trasferte europee, e si scatena la richiesta: ‘possiamo dormire a scuola?’

‘In che senso?’

‘Nel senso che la scuola è occupata e va presidiata se no tutte le mattine bisogna occupare di nuovo.’

La questione è nuova per XX e YY che nella loro gioventù mia si sono trovati tra i sacchi a pelo nei corridoi del liceo.

Si discute online, il giorno seguente, si cerca di sondare la motivazione - non sembrava essere mai emersa prima una particolare coscienza civile cucciola, in passato - si elabora la questione dell’alternanza scuola lavoro e alla fine ok, sembrano avere qualche idea, se non proprio solida, almeno chiara. Così la mattina si alzano alle cinque, occupano la scuola, qualsiasi cosa questo voglia dire, estorcendo le chiavi al preside. Il quale preside, narrano le cronache, nelle notti seguenti pur di non lasciare i locali storici in balia della gioventù pare si aggiri per i corridoi in pigiama tentando di mettere silenzio.

Ora, non si sa bene tutto questo dove porterà per l’alternanza scuola lavoro. Per ora discutono di guerra, impastano focacce e dormono nei sacchi a pelo in corridoio, in compagnia del preside in pigiama.

domenica 13 marzo 2022

SI TORNA INSIEME

C’è una festa di quartiere che, da che XX ricorda, è stata la festa della primavera, della rinascita e della gioia. È il Tredesin de mars, il tredici o di marzo, una ricorrenza di un San Barnaba che nel cinquanta e qualcosa è arrivato a portare il cristianesimo e al suo passaggio la neve si scioglieva e sbocciavano i fiori. Da allora la festa è un po’ la festa della rinascita e della primavera, e mai come quest’anno, dopo due anni in cui la ricorrenza non si celebrava, il senso di rinascita è stato così vivo. Il banchetto della scuola, le torte da vendere per ricavare qualche soldo per - certo - la scuola, i biscotti nei sacchetti alimentari, gli ingredienti scritti a mano per legge...XX è sempre molto felice di questa festa, ha cucinato svariate sere, ha cercato i nastrini con i colori dell’Ucraina e della Russia per rappresentare, almeno con i dolci, la pace e la fratellanza, ha partecipato ai turni del gazebo. Ha comprato piante per un reggimento per avere i balconi fioriti e colorati, ha rivisto volti amici antichi, in una cornice dì serenità attesa per tanto tempo.

mercoledì 23 febbraio 2022

SEMPRE LUI

Questa volta la consegna del prof. Rana, una delle persone più autorevoli dell’intera scuola microba, quello che ha insegnato al liceo e faceva gli esami di maturità, quello che loro sono monelli ma basta uno sguardo, quello che la microba è destinata a studiare e fare delle cose bellissime…

Ecco, questa volta la consegna, degna dei migliori exploit della indimenticata prof Maps, quella a forma dì prof dì lettere e che ha appassionato il cuore dì mezzo, ecco, la consegna a una banda dì dodicenni esagitati è la seguente:

Tema: ‘Se io fossi una poesia…’

Svolgimento microbo: Se io fossi una poesia, sarei sicuramente in rima. Secondo me le rime esprimono felicità e allegria, ma senza sembrare filastrocche per bambini.  In genere ho queste sue caratteristiche, la felicità e l’allegria, anche se sono molto sensibile e talvolta mi capita di piangere senza motivo. 

Se fossi una poesia, sarei suddivisa in strofe. Questa separazione mi da un’idea di serietà, di coscienza. Nell’ambito scolastico sono, la maggior parte delle volte, molto diligente.

Se io fossi una poesia, i miei versi non sarebbero molto estesi. 

Se io fossi una poesia, le parole da cui sarei composta non sarebbero difficili ne complicate. Nel mio linguaggio utilizzo parole semplici e dirette senza rendere difficile il discorso. 

Dal momento che un’altra delle mie caratteristiche è quella dì essere molto collerica, mi arrabbio facilmente anche se non è necessario, scelgo dì associare e rappresentare questa caratteristica nel titolo della poesia, che è la parola più importante. 

Ecco come sarei se fossi una poesia.

UN ACCENNO DI PROTESTA BIANCA

Pare. Pare che nella classe della cucciola grande la fantasmagorica gita di cinque giorni programmata in Sicilia sia andata a gambe all’aria perché il prof di inglese si trasferisce in Canada e  l’insegnante di ginnastica, disponibile a fare l’accompagnatrice di riserva, continua a voler fare la riserva ma non ad accompagnarli.

Così loro immaginano una protesta bianca e dicono che in gita ci vanno da soli. Magari non così lontano, magari non così a lungo, ma programmano tre giorni a Firenze in tempo di scuola. Così ciascuno di loro parte con la propria crociata personale per strappare un permesso ai genitori e contarsi.

‘Ma quando volete andare?’

‘Aprile.’

‘Ma…e la scuola?’

‘No, ma guarda che non saltiamo più di due giorni.’

‘Ma scusa, da soli? E i prof?’

‘Vabbè, possono venire, se vogliono.’

Ecco. Possono. Venire. Se. Vogliono. Che invece no, non vogliono, tanto è vero che la gita non la fanno proprio per mancanza di accompagnatori. E poi i dubbi su venti minorenni insieme da qualche parte, sia un ostello o una pensioncina, ‘No, guarda che due sono maggiorenni. Anzi, forse, tre, dipende dalla data.’ Da teneri frugoletti minorenni di cui ci si prende cura e si è responsabili, a maturi e solidi accompagnatori dei pari compagni, ma ancora diciassettenni, in un giorno, il giorno del compleanno dei diciott’anni.

In parallelo, la chat dei genitori si scatena. Li accompagna qualcuno, si, no, e i prof che cosa dicono, ma non la possono fare alla fine della scuola, ognuno decida secondo coscienza, magari io li posso accompagnare, contiamoci, chi sarebbe d’accordo, ma sono loro a dover parlare con i prof, eccetera.

domenica 20 febbraio 2022

SEMPRE PIÙ GEOGRAFIA

Nel corso di una piacevole serata con gli amici preziosi Asp e Odd, quelli che si vedono poco ma ogni volta i cuori si aprono, XX e YY accolgono l'entusiasmo della notizia che la loro figlia maggiore, Ele partirà per un periodo di studio in Canada, a sedici anni.

Riportano, con la stessa gioia, la novità alle cucciole.

'Avete sentito allora che Ele va ad Halifax, In Nuova Scozia?!'

'Ma non andava in Canada?'

Ecco, così in un attimo si sono tolti il dubbio se mandare anche loro. E dove, poi...?