sabato 24 settembre 2022

LA METÀ DEL TEEN

Alzo lo sguardo in camera e i miei occhi sono irrimediabilmente attratti da quella foto, fra le tante. Quella foto in cui lo sfondo è sutto occupato dalle liste arcobaleno di una panchina di tutti i colori, con le sfumature dal giallo al viola. Ogni listello di panchina, un colore. E sopra, stai in un equilibrio molto precario (non si vede dalla foto, ma me lo ricordo bene, quel senso di metterti seduta e tu tunf, da una parte, sbilanciata dal peso di una capoccia già molto densa). Un cappello più grande di te, un golfino blu ereditato da chissachi, un musino tondo e perfetto e poi loro, quei tuoi occhi che si capiva già sarebbero stati così intensa espressione di te, il tuo movimento. Avevi forse sei mesi, in quella foto, e ricordo perfettamente l’immersione nel tempo presente di allora, con poche domande sul futuro.

Oggi: sono passati quasi sedici anni da quella foto, sedici esatti da quando sei arrivata nel mondo, alla tua maniera, con la forza dirompente che ti caratterizza. Il medico non ha fatto in tempo ad arrivare in ospedale e tu sei nata in un niente, in un attimo di immensità.

Oggi sono passati sedici anni giusti, e mi piace pensare che questo tuo essere ‘teen’ sia proprio al centro della ‘teen-nitudine’, quell’età sospesa definita dai numeri inglesi tra i tredici e i diciannove anni. Ecco, un po’ come essere da una parte a metà del guado, dall’altra immersa, al baricentro perfetto e più intenso di sempre di questo periodo. 

Sixteen candels, una canzone e anche le candeline che troverai sulla tua torta, quella che hai chiesto al papà come desiderata e che così tanto ti rappresenta: la pasta frolla di fuori, dura e croccante e deliziosa, che fa rumore quando la rompi e la tagli e la mangi; poi la torta è piena piena di ricotta, morbida e dolce e deliziosa, profumata di agrumi, di fiori, di estate; i semi di grano, la cottura che richiede un sacco di tempo come tu sei signora del tempo (la gestione del tempo che comprimi e stiracchi resta un grande mistero, per me che amo programmare le attività, mentre il tuo tempo è proprio tutto tuo, gestione unica); le listelle di pasta frolla di sopra, che rendono la torta bellissima, come i tuoi riccioli curati ed accurati, e anche profondamente selvaggi un po’ come il tuo cuore teen.

Buon sedicesimo compleanno, cucciola di mezzo, che stai a metà, esattamente al centro di questo momento di cuore in subbuglio, corpo in subbuglio, mente in subbuglio. Un bellissimo subbuglio, il tuo.

lunedì 12 settembre 2022

L’ENERGIA DEI VOLTI INTERI

È il primo giorno di scuola, oggi. Ma non è per nulla un primo giorno di scuola come gli altri, questo; infatti in casa Noicinque si respira una strana elettricità. Le cucciole sono tutte sveglie ben prima delle sveglie, che erano già anticipate rispetto alle normali tempistiche mattutine. 

Così alle 7.30 la cucciola grande e di mezzo escono, straordinariamente insieme, decise a vincere la battaglia per il banco migliore. Manco fossero in prima elementare. Con delle cartelle pesanti e piene di nonsisachè, e che potranno soltanto diventare più pesanti e più piene.

Nella vita microba ci si scrive da ieri per organizzare un pranzo fuori, per ritrovarsi, riscoprirsi, e lei frigge dalla prima mattina aspettando gli amici alla finestra.

Perché, ci si chiede, circola questa energia. La risposta: perché si vedono. Si vedono con i volti veri, le smorfie della bocca che accompagnano finalmente in un intero che parla le espressioni degli occhi. Si vedono come non si sono mai visti. Si vedono in classe, in classi che hanno sempre popolato mascherati ed anonimi, condotte da insegnanti anch’essi e anch’esse mascherati ed anonimi, mascherate ed anonime, volti ignoti ed indecifrabili, così lontani dall’empatia necessaria al processo di apprendimento.

Così ritornano dopo una mattina inedita, con gli occhi accesi di novità. La microba si presenta con amica bionda per mostrarle la sua stanza, la cucciola di mezzo racconta con il sorriso dei dibattiti, del prof di italiano che sembra bravissimo, e della sua compagna di banco, la battaglia è andata a buon fine. 

Emoziona pensare che si possano vedere, per la prima volta dopo quasi tre anni, che si possano riflettere e costruire la loro identità e il loro futuro.

E la mattina frizzantina raccontava tutto questo.

domenica 21 agosto 2022

LA SIGNORA DEL CASTELLO

Dopo circa quattro settimane di mare, di cui due passate con le amiche del cuore Fata e Squit, e due passate, ahilei, con gli altri Noiquattro, la cucciola grande ha decretato che lei va bene così, basta mare, sarebbe rientrata a casa a Milano. Per? Per godere di silenzio e solitudine, pensano XX e YY; per andare in maneggio dai cavalli, ma soltanto la settimana successiva, e per fare le versioni i di greco e latino, sostiene lei.

Fatto sta che la cucciola grande vive a casa ormai da qualche giorno. Telefona per messaggi di servizio, come qual è il programma adatto della lavatrice o come curare i pomodori dell’orto di YY, fa la spesa contando i pasti, mancano solo le carote per i cavalli ma quelle le compra domani così le porta belle fresche, e si gode un silenzio e una solitudine inediti, che ha assaporato soltanto durante il suo sciagurato ed asintomatico covid norvegese.

Quando si sentono, in genere lei è a casa e mentre sono in videochiamata la percorre tutta, in lungo e in largo, come una vera signora del castello. 

Come tutte le belle fiabe, però, tra qualche giorno finirà e la casa tornerà affollata dei suoi legittimi proprietari.

martedì 9 agosto 2022

IL SENSO DELL’AMICIZIA

C’è molto di rassicurante nel ripercorrere luoghi noti e cari, nel ritrovare i ritmi, i colori, gli odori e gli spazi e i tempi della vacanza di sempre (o quasi),  nel riconoscere le piccole differenze, nell’apprezzarne la meraviglia e non nasconderne i difettucci. 

Anche quest’anno, dopo le esperienze oltralpe e oltreoceano delle varie cucciole, la vacanza di famiglia è alla spiaggia nota della Liguria che frequentano da quando loro erano neonate, e YY da molto prima. 

Così si rispolverano le bici di allora, si gonfiano le gomme, si repira a piene narici il profumo di focaccia dei caruggi e ci si tuffa nell’acqua limpida del Tigullio. Dagli scogli, dallo scoglio ribattezzato scoglione per sfidare se stessi e il mondo (o nessuna delle due cose, nel caso cucciolo, non c’è ormai nessuna sfida ma solo il divertimento del tuffo), ci si sfida a ping pong e si ride sguaiati alle performances con la settimana enigmistica.

Tutto questo ha un sapore ancora più dolce grazie alla presenza di Sà, la dolcissima mamma di Ele e Tins, e del loro simpaticissimo e sensibile papà, Sì. Naturalmente ci sono anche le instancabili Ele e Tins, cresciute e bellissime, con quella energia di bambine che si trasforma in energia di giovani donne.

E così questa vacanza di famiglia comincia con due famiglie, che si completano a vicenda e si fanno compagnia, che fanno cose divertenti insieme e rispettano gli altrui silenzi e spazi. Non sarebbe così bello, qui, senza questo legame speciale.

venerdì 29 luglio 2022

CRONACA DI UN D-DAY

Il giorno è arrivato. Quello a cui non riuscivo a smettere di pensare, e ancora non riuscivo proprio a immaginare. Quello intorno al quale tutta questa trasferta è stata costruita. Così, dopo aver rivoluzionato l’ultima logistica, fatto l’ultimo meeting con il collega fanatico dei Mets, mi sono messa su varie freeway alla volta del tuo camp, cucciola di mezzo. Ho attraversato i verdi boschi del Michigan, e ho cominciato a piangere ancora prima di arrivare nel parcheggio. Vedere qualche indicazione per il camp mi aveva in effetti già scosso.

All’ingresso incontro Emily, la direttrice, a cui chiedo con lo sguardo, ancora prima che con le parole, che tutto sia andato bene. Lei mi anticipa e ci ringrazia per averle mandato una una creatura così meravigliosa come sei. Dice che ti vorrebbe nello staff, a partire da quando si può (e qui mi sono un po’ persa tra sophomore, junior e senior year). Ho capito che forse manca ancora un po’, ma la proposta resta. Lei parla e io piango, cercando di capire dove andare. Riprendo la macchina, dal momento che molti dei bagagli assomigliano ai voluminosi bauli con cui si attraversava l’oceano nell’ottocento, l’idea è che le auto arrivino il più vicino possibile. Così parcheggio accanto al tuo numero di cabin, mentre dietro di me va in scena l’unica vera proposta di matrimonio che io abbia mai visto dal vivo (…). Un gruppetto di ragazze si schiera accanto alla portiera del passeggero e sfodera cartelloni con scritto ‘Will’   ‘you’   ‘marry’  ‘Dave?’, mentre Dave si inginocchia accanto alla portiera aperta con un anello.

Tu eri spettatrice partecipe di tutto questo, e soltanto dopo qualche minuto ci siamo viste. Ho riconosciuto nel tuo sguardo, nella tua espressione gioia e tristezza, un cuore gonfio, come il mio, di un miliardo di emozioni. Il tuo viso che mi vede e quel nostro primo, lunghissimo abbraccio singhiozzante non me lo scorderò mai. Intanto le tue compagne ti si fanno intorno, una mamma ti invita in West Virginia, si presentano, cantano e ti abbracciano. Vi abbracciate in un modo così unico, così profondo, di chi ha scambiato un pezzo del suo cuore con molti altri pezzi, e tutti fanno un insieme che non c’era, e che è bellissimo. Cory racconta di un incendio che tu e lei avreste contribuito a generare, l* tu* Claire parla del gruppo e delle parole in polacco che vi avrebbe insegnato. Tu hai contribuito alla scuola di lingue insegnando la parola ‘farro’, che tanto nessuno ha imparato a dire a causa della doppia erre, sembravano piuttosto gargarismi. 

Conosco le tue leaders, la tua migliore amica americana Maddy che è simpaticissima e non smette di piangere, abbracciarti e cantare, fate insieme una specie di saluto-balletto che nemmeno nei film, una cosa complicatissima. E poi ancora quell’abbraccio a cerchio, testa contro testa, a dirvi forse tutto forse niente, a significare il mondo, insieme. 

Non è possibile visitare il camp, lo capisco, non siamo ancora usciti dalla pandemia. Le ragazze però ci danno le indicazioni per arrivare almeno di fianco alle dune di sabbia che sono nel tuo, nel mio e in molti altri cuori, giusto alla fine della strada, dove inizia il lago. Così parcheggiamo su una spiaggia di sabbia, il lago che ha l’orizzonte del mare, e pure le onde, in effetti. Mi fai vedere la strada che facevate con i kayak, per allenarvi, e respiriamo insieme un mondo bello. Dalle onde e dalle dune del lago Michigan chiamiamo a casa, dove un emozionato YY ed una emozionata e curiosa microba spuntano dallo schermo a festeggiare.

Ok, ora di avviarci verso l’aeroporto di Grand Rapids. Peccato che i molti giorni all’estero abbiano esaurito il generoso credito di dati del mio telefono, dunque siamo a bordo lago, dirette verso un aeroporto ad oltre cento chilometri di distanza, non una sola indicazione su dove andare. Proviamo con tutti i piani b del mondo, compresa una schedina dati in un telefono che si legge al contrario, ma non funziona nulla. Riesci soltanto a tracciare dove siamo, indovinando la direzione da prendere. Da una delle autostrade alcune uscite, compresa quella che sarebbe servita a noi, sono chiuse, dunque alla fine ci rifugiamo in un coffee shop per il solo fatto che ha scritto sulla porta ‘free Wi-Fi’. Grazie al cielo, dopo qualche tentativo riesco a mandare il messaggio di sblocco dati e recuperare un minimo di navigatore. A casa intanto, si chiedevano che fine avessimo fatto, dal momento che per oltre un’ora eravamo sparite da ogni radar. L’ipotesi che avessimo gettato tutta la tecnologia nel lago Michigan prendeva sempre più corpo.

Nel coffee shop vale la pena di prendere uno dei colossi ali bicchierotti a base di caffè e caramello, peccato che il tuo dopo poco sia stato rovesciato, completo di ghiaccio e panna montata, su piedi e tappetino. Vabbè, la pulizia della macchina era compresa nel contratto.

Sono mille e di più le avventure nel tuo cuore, cominci a raccontare della maglietta che indossi, che porta i simboli del vostro viaggio: il nero per l’ignoto, è la prima volta di un’avventura così sul fiume; il rosso per la passione, quella con cui l’avete affrontato; il bianco della luce che vi guida. Indossate tutte fierissime questa maglietta ‘rugby’, ricordando la cerimonia emozionante e solenne con cui ve l’hanno consegnata, appena ieri sera, intorno a un fuoco e con delle candele che chi era prima di voi vi ha acceso, in un simbolico passaggio di fiamma, di fuoco, di passione, di energia.

Racconti che al replenishment, quando avrebbero dovuto arrivare i rifornimenti di tre cose: cibo, posta e abiti, ecco, si sono dimenticati gli abiti. Dunque per lavare quelli che avevate vi siete messe tutte biotte sotto la tenuta da pioggia, che non si doveva lavare, per fare il bucato, a quaranta gradi. Voi avrete avuto caldo, ma la storia fa piuttosto ridere. Come fa ridere la storia delle lenti che volavano via mentre le mettevi in kayak, anche oggi credo tu ne abbia solo una. 

Arriviamo all’aeroporto di Grand Rapids e lasciamo la macchina e i suoi residui di panna, per imbarcarci sul volo che arriva prima di partire. Ehi si, si attraversa il lago Michigan in circa mezz’ora di volo o poco più, e si atterra su un fuso orario un’ora indietro. Non credo mi fosse mai capitato…

All’aeroporto di Chicago, siccome hai raccontato di aver finito i libri tuoi e anche quelli delle tue compagne, abbiamo svaligiato una libreria, facendo scorta di libri in inglese che, visto il tuo ritmo di lettura, potrebbero durare si e no un paio di settimane. Da qui imbarchiamo per Nashville, dove la mia host family di molti anni fa ci aspetta. È un po’ magica la connessione che abbiamo, e qualche volta ce lo siamo raccontato. 

Arriviamo a Nashville, un aeroportino contenuto, ed immediatamente arrivano i messaggi di Stac, la mia un tempo bionda sorellina americana. 

Ci troviamo ai nastri dei bagagli, ed è come il tempo non fosse mai passato. Ci raccontiamo lungo la strada, arriviamo nella loro sontuosissima casa dove una sorpresa ci, mi aspetta: sapendo di questo viaggio, anche l’esuberante Giin, la sorellina di un paio d’anni più grande, ha preso un aereo per arrivare da Pittsburgh, accoglierci e stare con noi. I cuori generosi di oltreoceano, che completano una giornata di cuore gonfio di gioia.

mercoledì 27 luglio 2022

e-CARTA E PENNA

Da: XX

A: cucciola di mezzo

Oggetto: ma come hai fatto?!

CDM, ma come hai fatto?? Sono arrivata ieri all’aeroporto di Chicago, al terminal 5, quello dei voli internazionali. Mi sembrava di stare in un suk. Devo dire, a onor del vero, che l’immigrazione è andata via liscia, forse c’erano pochi voli che sono arrivati insieme al mio, e parecchi sportelli aperti. Passata quella però, ecco il terminal 5 dispiegarsi in tutta la sua somiglianza con il gran bazar di Istanbul: in aereo ci avevano anticipato il nastro da cui ritirare le valigie: sarebbe stato il nostro cinque. A parte che per arrivarci bisognava fare il passo del leopardo tra carrelli e bagagli appoggiati ovunque, ma poi lo schermo del nastro diceva che quelle valigie venivano da Heathrow, l’aeroporto di Londra. Allora ho cercato gli schermi di tutte le riconsegne dei bagagli, e accanto volo da Milano non era indicato alcun nastro, ma soltanto un orario (per oltre un’ora dopo, fra l’altro). In compenso dei tizi (in genere di colore, senza particolari divise o cartellini di riconoscimento), gridavano a parole arrotolate Milan-heir-carusl-faaai(v). Ho recuperato la valigia in un tempo inaspettatamente breve, per poi fare una interminabile fila alla dogana per consegnare la schedina azzurra, che credo abbia come destinazione il cestino e il macero appena qualche ora dopo, senza che nessuno ne guardi mai una. E da qui, ecco gli altri corridoi del suk: bagagli in file, pile, mucchi e su carrelli, di ogni forma e colore, tendenzialmente enormi, tappezzeria a fare da tappezzeria dei vari corridoi verso l’uscita. Migliaia di bagagli che ad occhio inesperto, sembravano aver perso ogni parvenza di destinazione, padrone o targhetta. Ed io ero arrivata ho solo dovuto cercare il mio collega Bill che si stava quasi facendo dare una multa dalla polizia perché, con la sua mini Cooper a noleggio, stava a metà tra il posto degli autobus e quello dei taxi… ah, e la mini che mi ha descritto essere blu ai miei occhi è grigio topaccio… non so nemmeno immaginare che cosa deve essere stato per te dover anche cambiare il terminal e trovare il volo giusto per Muskegon. Lo sapevo già che sei stata super brava, efficiente e smart - in realtà dopo essere stata nello stesso aeroporto, ho capito quando quanto sei diventata capace di muoverti nel mondo, il tuo mondo che sarà. Ti penso sempre e ho davvero voglia di vederti, di ascoltarti, di guardare la meraviglia dei tuoi occhi e nei tuoi occhi.


mamma

e-CARTA E PENNA 35 (37)

Da: YY

A: cucciola di mezzo

Oggetto: bentornata

Ciao CDM! Ormai dovresti essere rientrata al campo con la tua banda di avventuriere… non vedo l’ora di ascoltare i tuoi racconti e di scoprire tutte le cose che avete fatto e che mi sono successe! Ieri la mamma è partita per venire negli Stati Uniti (prendendola un po’ larga e aggiungendoci un paio di giornate di lavoro presto dei clienti…); sarebbe piaciuto molto anche a me (tranne la parte del lavoro:))! Adesso sono in attesa che pubblichino qualche racconto e qualche foto del vostro viaggio sul fiume, ma ancora niente. Sto cercando di conservare il nostro melone per quando tornerai a casa, il 1 agosto: spero che regga e che sia buono. Adesso mi metto a lavorare…buona giornata 


papà

lunedì 25 luglio 2022

e-CARTA E PENNA 34 (36)

Da: XX

A: cucciola di mezzo

Oggetto: ready to fly!

Ciao CDM!

E anche se non ci vedremo ancora per qualche giorno, in realtà io sto per partire (domani, che è martedì 26 luglio). Non so se tra il grande fiume e le pazzie del camp e delle tribù tu sia riuscita a tenere traccia del tempo che passa, comunque: non so bene se oggi o domani, sarai ritornata al camp… un po’ più zanzara, forse, un po’ più papera, magari, un po’ più Crème brulée, di sicuro. Con la pagaia in mano molte ore al giorno, le scarpine di gommaccia e la ‘gonna’ del kajak per non colare a picco, sarai diventata anche un po’ sirena probabilmente. E a rientro al camp non oso immaginare il festeggiamento a voi, che avete fatto un’impresa pazzesca - non so quante miglia di fiume, non so quante notti sotto quanti miliardi di stelle - e di zanzare magari - non so quanti fuochi, quante canzoni e quanta meraviglia. Vi staranno festeggiando come il ritorno dell’eroe, vi staranno riempiendo di racconti sulla vita del camp, passando mille ore ad ascoltare delle vostre avventure. Ora, con delle eroine così, ecco che ci si batte davvero per il torneo delle tribù, e sarete chiamati a fare l’impossibile per i vostri Ridges… Nel frattempo oggi ho visto tutti i documenti per la partenza, e ancora gli USA chiedono un mucchio di cose, la vaccinazione, il passaporto, la dichiarazione giurata… insomma, tutte le stesse cose che abbiamo preparato per te. Nel frattempo sto un po’ combattendo con i bagagli, ci sono i regali per Stac e il tuo guardaroba borghese per Nashville, accanto al mio pc e qualche vestito e mutanda per me. Certo, io non porterò le stoviglie, il mug, le posate o la lampada frontale, spererei di frequentare zone illuminate… ma lo stesso saranno una bella palligia valigia è un bel ovalzaino anche i miei. 

Ti mando un bacio grandissimo e ho voglissima di vederti. 

Ti penso, 


mamma

sabato 23 luglio 2022

e-CARTA E PENNA 33 (35)

Da: XX

A: cucciola di mezzo

Oggetto: qualche news da qui

Ciao CDM!

E ora sono qui a scriverti e mi chiedo, chissà come leggerai, questi nostri messaggi… tutti insieme in una scorpacciata appena che li avranno consegnati, a ritorno al campo dalla vostra avventura pazzesca, oppure uno per uno, centellinandoli nelle giornate che restano. In ordine di data, in ordine di consegna, in ordine sparso, per priorità (prima quelli della nonna…), oppure magari ancora una veloce una lettura veloce avida subito, per poi ritornare su quelli che ti hanno colpito di più e assaporarli lentamente… Io sto cominciando a fare la valigia, partirò per gli USA martedì 26 luglio, credo il giorno del vostro ritorno al camp. Starò su e giù dagli aerei tra Michigan e Ohio per tre giorni, prima di venire al campo venerdì. NONVEDOL’ORAAAAAA! E so anche che, forse, tu non vorrai più andartene. Tutto questo per quanto riguarda la logistica, mentre oggi vorrei raccontarti di una cosa buffa che è successa questa notte: dormivamo da circa un’ora e mezza, quando la microba ha bussato alla nostra porta: dal suo letto, misteriosamente, hanno cominciato a cadere le doghe, tutta la struttura si stava smontando! Non abbiamo capito come né perché, tutte le viti sembravano ben ferme… così per questa notte ha dormito nel tuo letto come riserva. Quindi ora ci sono le doghe che penzolano come quando stavamo cercando di montare il letto noi quattro, ti ricordi? E stiamo cercando di riprogettare la stanza, magari con un letto diverso… magari che stia insieme. 

Ora ti bacio e vado a capire che cosa possiamo progettare. 

Un bacio grandissimo,


mamma

venerdì 22 luglio 2022

UNA CATENA DI EVENTI

È passata la mezzanotte, in casa Noicinque. Le notti, ormai da parecchi anni, sono diventate tranquille, di solito. Invece si sente, nella stanza di YY e XX, un timido bussare. Tic tic tic. XX pensa di aver sentito ma non è sicura di cosa. Il bussare si ripete, tic tic tic. Dice ‘avanti’. La porta si apre e si palesa una microba sveglissima, a metà tra il divertito e il preoccupato, che dice ‘mi si sta smontando il letto’. Lei dorme in un letto alto, di buona e solida struttura, XX e YY cercano di capirne di più. Nella camera microba il materasso è ancora in sede, ma ancora per poco: le doghe del letto, le molte doghe del letto, quelle che sostengono il materasso e chi ci dorme sopra, stanno cadendo come birilli, vuotando pericolosamente il sostegno della ‘dormita’. È notte tarda, la cucciola di mezzo è ancora oltre oceano, dunque la scelta immediata è quella di andare a dormire nel letto di sua sorella. Peccato che il muro stia dall’altra parte, quindi, come nelle migliori band di percussioni, la microba sbatacchia contro il muro comunicante con la camera dei genitori tutta la notte. ‘Domani metti il cuscino al posto dei piedi e ti giri, ok?’

La mattina si fa una valutazione del danno: il letto è proprio deformato, per ragioni incomprensibili. ‘Beh, poco male, ne abbiamo due analoghi in cantina.’ Si, ma smontati in legnetti lunghi una spanna ciascuno, che nemmeno il meccano. 

A questo punto parte tutta una dissertazione a base di ‘io vorrei un letto basso’, che però in quella camera non ci sta. O il letto, o la scrivania. Oppure smontiamo un pezzo di armadio. Ok, bisogna riorganizzare tutto. Ah, e smontiamo anche la libreria, se togliamo questo pezzo e anche il pezzo di armadio possiamo mettere il letto da questa parte. E a questo punto compriamo una scrivania più grande. Ah, e poi manca una cassettiera. Si, ma non possiamo spostare tutto senza ridipingere. Si ma non di bianco. E di che colore? Non so, vorrei scegliere, magari melanzana. Melanzana?! Guarda che i colori scuri rimpiccioliscono ulteriormente gli ambienti. Facciamo così: andiamo al fai da te e scegli la vernice, che però deve essere smalto opaco o satinato altrimenti si vedono le pennellate, perché non siamo bravi come gli imbianchini di professione. Ok. Ah, già che siamo lì, possiamo comprare anche in lampadario? Prima non c’era per il letto alto, ma ora il letto non è più alto.

Ecco, il breve, la storia della sostituzione di due pezzi di legno di un letto che si è trasformata in un ‘complete make over’ della stanza microba, dove non un solo elemento di arredo è rimasto alla sua posizione e volume originale, se si esclude una lampada a forma di gufo impacchettata in una plastica trasparente intanto che il muro su cui abita viene dipinto di un bel verde prato.

YY ormai vive in tenuta da pittore, sfrutta le pause per stuccare i buchi dei chiodini e le serate ad imbiancare il soffitto. La microba lavora nella riorganizzazione delle cose (un modulo in meno di armadio e di libreria necessitano di screening accurato di che cosa tenere), anche se l’ultima volta che XX ha visto casa, prima di partire per recuperare la cucciola di mezzo, le pile di libri occupavano circa il 90% del pavimento di tutta casa. 

To be continued…