martedì 29 agosto 2023

IL CAMPO VERDE

Quando si parla di ‘europei’, in Italia si pensa agli europei di calcio. In subordine a quelli di pallavolo, femminile e maschile, che in casa Noicinque ricevono un tifo allegro e rumoroso. Occasionalmente al  basket, grazie ad una rinnovata passione microba. Inediti, tuttavia, gli europei di equitazione, specialità salto. Invece. Invece la cucciola grande si è candidata a fare assistenza come staff volontario, ha mandato il suo curriculum di amazzone e l’esperienza di cura di cavallo, ha inforcato la bici ed è partita all’alba per la doppietta cura cavallo (proprio) e staff di supporto ai campionati europei di equitazione, che sono proprio in città (segnalatile anche da un’attentissima nonna MM, per la quale il mondo dei cavalli non sembra avere più segreti). Impegno sei giorni interi. Niente retribuzione, ma pranzo gratuito e cappellini a volontà.

Rientra in serata, dichiara che ha partecipato alla cerimonia di apertura, ha portato la bandiera dell’Irlanda e ha perfino dovuto tenere per mano una bambina nella coreografia della cerimonia.

Ha guardato tutte le gare su un campo che più verde non si può, ammirato stalloni e cavalle meravigliosi, vinto cappellini ai giochi di hobby horse e ottenuto decine di autografi.

Nei giorni di gara ha alzato le bandiere dei vincitori, scegliendo quelle che le piacevano di più.

E, a proposito di bandiere, si riporta un frammento di conversazione cucciolo.

‘Qual era la bandiera che hai portato alla cerimonia?’

‘Quella dell’Irlanda.’

‘Hai scelto tu?’

‘Certo.’

‘Ah-ha, sei sicura? Perché la bandiera dell’Irlanda si può confondere con la bandiera della Costa d’Avorio.’

Certo. XX non ha idea se il sapere microbo sulle bandiere abbia qualche senso in questa discussione. Sembra tuttavia che qualcuno si sia dimenticato che la Costa d’Avorio non è in Europa…

lunedì 21 agosto 2023

NOICINQUE!

Hanno insistito un pochino ma nemmeno troppo, cercando di convincere una cucciola grande, reduce dal meraviglioso mare di Sardegna e indiscussa padrona del castello milanese, a raggiungerli per qualche giorno al mare. Lei ha nicchiato, pensando al potere perduto nel maniero dellappartamento milanese e al cavallo solo per troppe ore. Poi si convince e prende un treno all’alba, li raggiunge al tennis per farsi dare le chiavi di casa e finalmente si tuffano in mare, tutti insieme, come quando le spanne di capelli e di gambe erano molto più corte. Che bello essere, per qualche giorno, di nuovo Noicinque, dopo un’estate sparpagliata.

domenica 20 agosto 2023

L’UFFICIALE DI COLLEGAMENTO

È ricomparsa la ufficiale di collegamento, quella che per indole, età, carattere, sorriso è capace di tenere insieme. La cucciola di mezzo è tornata dopo la sua puntata adriatica con amiche a base di piadina, briscola chiamata e mare basso, e subito la dinamica delle relazioni è più fitta. Signora della connessione, sempre più ‘signora Deborah’ con il suo bello.

domenica 6 agosto 2023

STESSA SPIAGGIA, STESSO MARE

Una spanna in più di gambe, di riccioli, di treccine, di consapevolezza, di disillusione, qualche centimetro in meno di costume, di gonna, di top, qualche metro in più di catenine e catenelle agganciate a polsi, orecchie e caviglie, una identità in divenire (altro che centimetri o spanne, qui si misurano le ondate di essere), tante identità. Il mare è lo stesso di sempre, le ragazze si ritrovano, con le frizzanti Ele e Tins dal moto perpetuo, in un’amicizia immutabile che sa cambiare con loro, si adatta, cresce e si distende; si esplorano punti in comune e differenze e si trova sempre qualcosa di bello, insieme. Quella spanna in più o in meno o di un colore o di un sapore diverso, con la coccola di essere creature in divenire, e di farlo insieme. 

La magia delle relazioni, e delle spanne.

venerdì 28 luglio 2023

SPARPAGLIATE

Il sud del continente africano, la costa azzurra, la riviera del Levante ligure, alcuni stati dell’India, l’isola greca di Zante, la Sardegna di fronte a Tavolara, la campagna dell’Oltrepo pavese, le sconfinate spiagge di Milano Marittima, e poi di nuovo e a scacchiera la Francia, e la Liguria e chissà cos’altro.

Le cucciole in questa estate 2023 si sono sparpagliate per il mondo, un mondo di vacanza ma non solo, un mondo di festa dopo una maturità un po’ sfortunata, un mondo nel sud del mondo con la prof di inglese, o con le amiche dei cavalli o con qualcuno delle medie.

Qualche volta, attraverso meridiani, paralleli e fusi orari, complici dei wifi robusti sono anche riuscite delle multichiamate che collegavano il Sudafrica, l‘India, l’Italia e la Francia, nientemeno. Tutto per guardarsi gli occhi vivi ed assaporare la presenza estiva.

mercoledì 26 luglio 2023

DIARIO DI VIAGGIO 5

Comincia il seminario di XX, la microba si alza all’alba a chiudere la porta e la giornata si snoda tra legami e meraviglie che si dischiudono una dopo l’altra. Liz è una signora inglese che vive in India da trent’anni e che ha fatto delle connessioni e della lingua non violenta la sua missione. Starle vicine per questi giorni è stato un regalo prezioso.

Nel frattempo la microba scopre dei luoghi di pace, quelli dell’ashram, insieme a Luci, stessa età e riccioli scuri e doppia lingua tedesco italiano pronta ad uscire. Scoprono il badminton, il relax, guardano forse lo yoga e mangiano indiano come se fossero state svezzate a Mumbai.

martedì 25 luglio 2023

NEL FRATTEMPO PIP…

Mentre XX e microba esplorano la Hyderabad monsonica, la frizzantissima Pip sfrutta un passaggio dall’ashram all’aeroporto internazionale, circa quaranta chilometri di strade allagate e frequentate da mezzi di ogni genere, alla ricerca dei bagagli perduti. La cosa curiosa è che, in India, a meno che tu non esibisca valido biglietto aereo per qualche ora dopo, in aeroporto non entri.

Quindi non si sa bene come sia la storia di Pip all’aeroporto. Fatto sta che dopo qualche tempo, dall’ashram l’illuminato responsabile del problem solving dei viaggiatori dice al suo braccio destro Yogesh ‘vai anche tu all’aeroporto a vedere che cosa sta succedendo a Pip.’ Lui obbedisce, arriva all’aeroporto internazionale, entra anche lui senza un biglietto aereo, trova Pip e alla maniera di lì inizia a negoziare, insistere, chiedere, spiegare, cercare, eccetera. Ad un certo punto riescono ad ottenere, sembra, una foto della valigia di Pip, che però non si troverebbe più all’aeroporto ma sarebbe stata degradata a valigia non identificata e dimenticata in un improbabile deposito a circa trenta chilometri di distanza. I due non si scoraggiano, prendono un tuk tuk dopo opportuna negoziazione e sfidano un infarto alle coronarie certo. Arrivano al deposito che ha proprio l’aria di quello che è, il deposito dei bagagli perduti per sempre alla periferia di Hyderabad. Pip mostra la foto e indica la sua valigia, i mille documenti e numeri di bagaglio e codici e barre (alcuni dei quali erano rimasti per sbaglio tra i documenti di XX, il che ha richiesto immediatissime foto a caval dell’etere). Domanda, insisti, aspetta, chiedi di nuovo, impagabile Yogesh, ed ad un certo punto si materializza qualcuno con una valigia. Nera, quella di Pip era blu-grigio. Il suo cuore le finisce nei piedi, lei dice che quella non è la sua valigia, poi il colpo di genio: legge non i mille codici e numeri e nomi della linea aerea, ma la targhetta sulla maniglia, e ci trova…il nome di XX! Quindi quella era la valigia microba!!! Evviva. Un evviva parziale per Pip, ma asempre evviva.

Non sono ancora certi nè il destino, nèla geolocalizzazione nè lo status della vera valigia di Pip, e nel frattempo lei con il preziosissimo Yogesh, torna in ashtam. Prendendo due bus che arrivano solo a otto chilometri, preparandosi ad una lunga ed improbabile marcia nel buio dell’India rurale e trovando dopo poco un assolutamente inedito passaggio verso l’ashram, il tutto con il trofeo di bagaglio microbo. Totale della missione, dodici ore. Pare che sui bus e tutti gli altri improbabili mezzi di trasporto pubblico presi da Pip, di fronte alla naturale curiosità di vedere la pelle chiara chiara di Pip, Yogesh la difendesse con sguardo brutto al grido di ‘she is my mother’, la tenerezza ed il rispetto più alti in questa parte di mondo.

Per la cronaca, la vera valigia di Pip pare essere stata identificata e trasportata in ashram nel corso dei giorni successivi. Il 26 luglio è stata dichiarata giornata internazionale del ritrovamento del bagaglio perduto.

DIARIO DI VIAGGIO 4

Con un barocco sistema di trasporto, senza una concierge in hotel e attraverso improbabili messaggi whatsapp, oggi si prevede una visita ad alcuni dei monumenti iconici di Hyderabad, compreso il Birla temple, un altro tempio bianchissimo, moderno (Birla è una antica ditta di costruttori, ogni città è piena di Birla temples, un po’ come se le nostre chiese si chiamassero santa Italcementi), anche qui scarpe e fotografie non ammesse. Si adorano statue vestite di tutto punto dei colori più sgargianti, si offrono banane e fiori e petali e ghirlande, si scivola a piedi nudi sui bianchissimi gradini di marmo bagnati dal monsone e si resta abbagliati dal bianco della pietra e dai tetti dorati. Ci sono mille nicchie con Ganesh, Hanuman, Shiva, Vishnu e il resto del popolosissimo pantheon indù.

Poi, a Hyderabad, il monumento più iconico, un po’ come la torre Eiffel per Parigi, si chiama Charminar, che vuol dire letteralmente ‘quattro minareti’. E infatti si tratta di un monumento a pianta quadrata, delimitato proprio da quattro minareti, eretto alla fine del 1500 come ringraziamento alla divinità per la fine della pestilenza. Inizialmente ospitava una moschea, oggi chiusa, dalle sue balconate si ammirano in the distance le mura e i mille altri monumenti di Hyderabad che si indovinano a stento tra le mille costruzioni più moderne. Le bancarelle e i molti tuk tuk che girano intorno a Charminar lo rendono un luogo molto caratteristico. E come in Europa i tratti somatici e la moda indiana sembrano così meravigliosi e caratteristici, così i tratti somatici e l’abbigliamento occidentale microbo sembrava incuriosire moltissimi visitatori locali, che hanno chiesto (e ottenuto, seppur non troppo volentieri) di fare un miliardo di selfie con una microba poco felice.

Nel pomeriggio sono previste ancora una volta piogge intense, tanto che il passaggio verso l’ashram viene anticipato.

Capre, cavalli, asini, cani di ogni foggia, guadi,  mucche, carretti, moto, clacson ad ogni buca, ad ogni incrocio, strade sterrate, agenzie ‘real estate’ costituite da due sedie di plastica ed un cartello di legno nel fango, una guida che definiremo sportiva, una quarantina di chilometri di campagna e strade sterrate e fangose e allagate, i camion più colorati dell’Asia, i bus più desueti, la guida sportiva del loro autista ed in un paio d’ore eccole lasciarsi tutti i rumori e la folla dietro il cancello dell’ashram, dove una banda di amici italiani le aspetta per cena.

lunedì 24 luglio 2023

DIARIO DI VIAGGIO 3

La città di arrivo è Hyderabad, stato di Telangana, il viaggio ulteriormente movimentato dal ritrovamento microbo di un pezzetto di metallo nel dessert del pasto, cosa che ha fatto guadagnare alle viaggiatrici un bis di dolce della prima classe, slurp. XX capita accanto ad una signora indiana loquace e disponibile e originaria proprio di Hyderbad e ne approfitta per tentare di scoprire le più belle mete da visitare. Scopre che la zona dove stanno è lontanissima quasi da tutto, e lo stesso si possono visitare monumenti e mercati.

L’hotel ha una manutenzione bizzarra e nella notte, per due volte, nella loro camera suona un allarme, una specie di campanello a volume altissimo. Sono prima le due e poi le quattro del mattino, il corridoio è deserto e c’è un evidente contatto elettrico.

La mattina XX tenta di spiegare l’accaduto, mentre lei è in call arriva la manutenzione che parla ad andar bene la lingua locale, telegu. Le mille risorse microbe avviano il traduttore di google in hindi, il manutentore sembra capire un po’ di più; poi, fidarsi delle macchine è bene ma le persone sono ancora un po’ meglio, almeno nella manutenzione dell’hotel Radisson a Hyderabad cititech, dunque l’omino della manutenzione sparisce per ricomparire poco dopo con una signora addetta alle pulizie, che sorpresa, parla inglese. A questo punto la microba spiega in inglese fluente la questione dell’allarme, la signora non è sicura di capire ma traduce lo stesso e l’omino della manutenzione stacca tutti i collegamenti: in camera non suonerà più niente. Benissimo così, e grande merito microbo di aver trovato canali di comunicazione non convenzionali, e su temi non convenzionali. Microba pronta per il mondo. Pronta per il mondo, si, ma ancora bisognosa di undergarnments, come chiamano la biancheria intima in India. Mutande, per intenderci. Dal momento che sono ormai quattro giorni che la valigia microba è dispersa e non sembrano esserci notizie certe, si decide per qualche acquisto di emergenza. Ora, il concetto di ‘walking distance’, in Europa, unisce la nozione di distanza alla percorribilità. In India, ‘walking distance’ è proprio solo distanza, quindi XX e microba partono, a piedi, alla volta di un non meglio definito centro commerciale. Dopo qualche centinaio di metri, percorrendo una specie di tangenziale mezza di asfalto e mezza di fango su cui transita ogni mezzo a trazione naturale o antropica, scelgono di salire su uno dei mille tuk tuk gialli e verdi che le accostano offrendo un passaggio. Breve negoziazione, tentano di capirsi sulla destinazione e finalmente, qualche spavento più tardi, sbarcano al metal detector del mall. Che alle undici del mattino è ancora quasi chiuso, e soltanto la disponibilità di una delle pochissime commesse in circolazione le indirizza all’acquisto di qualche undergarnments anche per Pip, chè nemmeno la sua valigia è ancora stata ritrovata), una maglietta, una più brutta da usare come pigiama, ciabatte da doccia.

Dicono che ci sia un mercatino. E nel frattempo è arrivato il monsone, quello che picchia durissimo di pioggia violenta che in un attimo allaga tutto quanto, che peratro era già piuttosto fangoso. XX e microba in serata escono alla volta di un non meglio definito open market, si ritrovano per una lunga mezz’ora nel traffico bloccato di Hyderabad domandandosi che fare, vengono sbarcate dall’autista praticamente in un lago con l’acqua che arriva a mezzo polpaccio, appuntamento due ore dopo.

Pare il posto sia giusto, l’ingresso non sembra per nulla quello di un mercatino, la macchina fotografica microba viene bloccata nella custodia con delle fascette da elettricista e sotto un vento e una pioggia di inaudita violenza visitano bancarelle asciutte o no, alcune piene d’acqua, nell’area c’è un laghetto poco più grande di una pozzanghera pieno zeppo di pedalò a forma di cigno, molti dei quali mezzi naufragati. Cenano in una improbabile capanna di paglia con piatti piccanti a base di riso biryani e il miglior lassì di tutta l’India, si fanno togliere dal cuoco le fascette alla macchina fotografica e fotografano oche, pipistrelli, pedalò a forma di cigno e bancarelle in uno dei posti più surreali che si potessero immaginare, sotto gli allagamenti monsonici di Hyderabad.

domenica 23 luglio 2023

DIARIO DI VIGGIO 2

Sono ancora mille le cose da vedere, gustare, esperire a Delhi prima di partire, microba e XX proveranno a farne qualcuna. Fanno colazione a base di musica tradizionale dal vivo ed accompagnate da Vishal, il cameriere che prende il suo ruolo un filino troppo sul serio.  Sempre guidate dal fido Deepchand, che la mattina si presenta con un’auto ancora diversa, caricano la valigia (l’unica in loro possesso in quanto la valigia microba risulta ancora missing in action) e si preparano con gli occhi curiosi a lasciarsi stupire dalle mille altre novità. Per esempio, vanno a visitare un tempio sikh che dirlo così sembra la parrocchia barocca di uno dei nostri borghi. Intanto, ti togli le scarpe e mentre cercano di capire, nel tumulto di folla con turbante, da che parte andare, una giovanissima con gesti piuttosto assertivi le guida verso due panche dove una guida volontaria comincia a scoprire tutto ciò che nel tempio sikh deve stare scoperto, come i piedi, e coprire quello che nel tempio sikh è invece da coprire, come la testa, le spalle e le caviglie, con fazzolettini giallo limone, sciarpine beige o pantaloni del pigiama (o qualcosa di molto simile per le caviglie della ragazza francese che sta seguendo lo stesso percorso). Il tempio è di un bianco abbagliante, molti sikh sono vestiti in abiti tradizionali bianchi, cantano e pregano e donano fiori e spruzzano acqua. 

Adorano un libro, il libro sacro che ha una camera da letto che sembra la casa del nuovo film di Barbie, il libro viene svegliato e portato nella zona giorno all’alba e riportato nella zona di riposo al tramonto. Intanto i fedeli adorano sia il libro che i suoi appartamenti, giorno o notte che sia.

Poi giri un angolo tra i marmi abbaglianti e scopri una piscina enorme, popolata da pesciotti dalla forma di carpe, dove ci si lava piedi e mani e altro prima di pregare. C’è un ospedale che è il più grande di Delhi dove si viene curati gratuitamente, qualsiasi sia il credo, la casta, l’origine o il genere o il colore.

E poi molti e molte volontari e volontarie si accucciano a lavorare nelle immense cucine, a preparare centomila - si CENTOMILA - pasti che ogni giorno vengono distribuiti a chi lo chiede, ancora una volta colore, credo, origine e casta irrilevanti.

Nel giro dei mille credo che l’India ospita non può mancare il tempio di Lakshmi, la moglie di Vishnu; qui scopri i piedi, non serve coprire la testa ma in compenso sono vietate le foto. Così si scoprono anfratti e altarini e fiori e offerte di acqua e banane e pigmenti colorati per disegnare simboli sacri sulla fronte e c’è chi canta in sanscrito a voce piena di fronte a statue dorate e vestite dei colori più sgargianti. Il tempio è stato il primo inaugurato dal mahatma Gandhi che permetteva l’ingresso senza distinzioni di casta, anche qui il bianco è abbagliante e le cupole dei tetti sono di un caratteristico color rosso mattone.

Poi, non puoi dire di essere stato a Delhi se non hai visto l’India gate. A metà strada tra l’arco di trionfo e porta Romana, questo monumento è davvero molto caro a tutti gli indiani, ricorda i caduti della prima guerra mondiale. Al netto del simbolo di omaggio che rappresenta, è circondato da dispettose scimmiette che si rinfrescano nelle piscine accanto al monumento e cercano di accaparrarsi tutto il cibo che trovano, soprattutto quello lasciato per un attimo incustodito negli zaini dei visitatori. Così la visita ad uno dei monumenti più iconici di Delhi si è trasformata in una specie di safari fotografico alla caccia delle mille dispettose attività delle scimmie, comprese liti inter-specie scimmie-uccelli.

E poi c’è ancora un altro tempio caratteristico, inaugurato appena una ventina di anni fa e che ricorda l’architettura devozionale tradizionale. Si chiama Akshardham, è stato intitolato ad uno swami del 1700 che pare aver fatto molti miracoli a partire da quando aveva otto anni. L’interno racconta di ricchezza e devozione. Qui XX si è emozionata nella sua prima visita, una settimana prima, qui aveva perso alcuni documenti irrilevanti come carta di credito e tessera stampa, qui ha tentato di cercarli e/o di avere una specie di denuncia, qui con la microba hanno passato i controlli che vietano i telefoni e per fotografare la denuncia di smarrimento (e tenerne copia) sono dovute uscire dal perimetro del tempio con la guardia.

Al netto delle difficoltà amministrative, anche qui si respira un’aria di devozione oltre l’immaginabile nel mondo occidentale.

Delhi non è finita, tuttavia è finito il tempo a disposizione, e con una valigia su due XX e microba si imbarcano verso il sud, dove i monsoni in questa stagione picchiano duro.

Dal momento che però le comunicazioni a singhiozzo a tema bagaglio perduto localizzerebbero la valigia microba proprio all’aeroporto di Delhi, decidono di tentare la fortuna e cercare di intercettarla lì. Peccato che la signorina che spiegava dove andare a cercare la valigia indicasse gli arrivi dellaeroporto, e in India le zone delle partenze e degli arrivi non sono permeabili. Se non arrivi in aereo, agli arrivi non puoi andare. Nemmeno se parti (in quel caso, puoi andare alle partenze). Nemmeno se la tua valigia pare essere dispersa lì. Quindi XX insiste un po’, alla fine qualcuno chiama qualcun altro che chiama qualcun altro che porta la loro valigia. Forse. ‘Wait here, five minutes.’ E a furia di five minutes rischiano di perdere il volo verso il sud. Ma soprattutto, quando arriva il qualcuno chiamato da qualcuno con una valigia…NONÈLAVALIGIAGIUSTA. C’è scritto il nome microbo, ma semplicemente appartiene a qualcun altro. Inutilmente tentano di fare breccia nei controlli e cercare di andare a identificare la valigia giusta; con le aspettative sbriciolate si imbarcano, per un pelo, sul volo verso sud.

L’altro grande evento di questo trasferimento è l’aver ottenuto, dopo circa due ore e dieci di attese, trattative e tentatitivi, una sim card per i dati che sembrerebbe funzionare nel telefono microbo, in assenza del router disperso nell’altrettanto dispersa valigia microba. Of note, XX ha dovuto indicare ‘nome di padre o marito’ tra i mille dati necessari per la sim. Non le è piaciuto.