Questo è proprio l'ultimo, breve e improvviso viaggetto europeo di XX prima della grande sfida (la partenza per New York con quattro quinti di famiglia - si è un po' vigliaccamente scelto di affidare la microba alla superdonna MM oltreconfine).
La solita sveglia all'alba, il solito volo strapieno, il solito appuntamento in aeroporto con un collega e poi eccola qui, la Ville Lumiėre: questa volta XX è fortunata, gran parte dei suoi impegni hanno luogo sugli Champs Elysèes. Anche se manca quasi un mese è quasi Natale e l'aria natalizia un po' bohemiènne si respira dovunque. In particolare, con il tipico gusto francese per l'impatto visivo d'effetto, ciascun alberello dello storico e vastissimo viale è stato circondato da tre cerchi luminosi di un vivace color fucsia/viola Barbabella che se li vedesse la cucciola di mezzo insisterebbe per stabilirsi su uno degli alberi come il Barone Rampante. La chioma, stagionalmente spoglia, ė stata poi arricchita da innumerevoli specchietti che, mossi da una frizzante brezza parigina, riflettono le luci color Barbabella creando un effetto straordinario.
XX si augura che di alberi color Barbabella, a New York, non ne troveranno, pena la rimozione forzosa della cocciuta cucciola di mezzo.
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martedì 29 novembre 2011
sabato 11 giugno 2011
LIBERTÉ, ÉGALITÉ, FRATENITÉ, MA SOPRATTUTTO LIBERTÉ
Non sembra vero, a XX, di avere circa sei ore libere, tutte per lei, nella più bella città del mondo. Eppure, nell’attesa dell’arrivo allegro e rumoroso degli altri quattro quinti, in arrivo con il volo AF275 al terminal 2F dell’aeroporto Roissy CDG, XX si gode svariate ore di indiscussa e stellare libertà.
Nel tempo che le è concesso si dedica a:
- fare le valigie senza che qualcuno provveda a tirare fuori tutto immediatamente, possibilmente le cose più laboriose da ripiegare;
- vagabondare senza meta e senza preoccuparsi altro che di sé, respirando un’aria libera e frizzante, senza inseguire nessuno;
- tentare di ricondurre al suo albergo sconosciuto un bizzarro personaggio americano che si è perso facendo jogging lungo la Senna. Unico indizio: una fontana – “I am sorry but from the way I came, I saw no fountains”…
- fermarsi a piacere sulle panchine sparpagliate un po’ ovunque ad osservare ed ascoltare la città che si sveglia in un pigro sabato mattina;
- dotarsi di una sciarpina kitchissima con Notre Dame e la scritta PARIS ricamata ovunque per sopravvivere ad un vento tutt’altro che primaverile;
- comprare delle meringhe grandi come meloni, come solo i francesi le sanno fare;
- perdersi nel mercato dei fiori di fronte a Notre Dame;
- fare cose da parigini, suggerite ai parigini da un librino dagli spunti curiosi.
Nel corso delle sei ore libere, forse ascoltando il richiamo del cuore XX è riuscita anche a capitare nel quartiere indiano che più indiano non si può, a nord della Gare du Nord. Qui ha trovato una parlata famigliare che le scioglie sempre un pezzettino di cuore, un traffico molto più indiano che francese con uso del clascon molto più indiano che francese. Una folla molto più indiana che francese, i profumi, i colori, i negozi, tutto indianissimo. Ne ha naturalmente approfittato per regalarsi un indianissimo pranzo a base di riso basmati e lassi, anche lui di un indianissimo color rosa acceso, che alla cucciola di mezzo sarebbe piaciuto parecchio (a XX un po’ meno).
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