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martedì 23 giugno 2015

STARE NEL SILENZIO

Sempre in Giappone, sempre in silenzio. XX sta lentamente adattandosi a questa maniera rigorosa e rispettosa, mai urlata o eccessiva, di stare nelle cose che sembra propria del popolo giapponese. Ebbene, qui le si chiese di fare mille riunioni alle quali arriva dopo aver saltellato sui treni di mezzo impero. C'è un rito speciale, quello dei biglietti da visita, che si scambiano prima con l'ospite che viene da più lontano - cioè lei - non ci si siede mai prima di averlo fatto, il biglietto si legge insieme con intento esplicativo, si porge rigorosissimamente con due mani e ci si inchina dopo lo scambio. Dopo aver ripetuto il rito con tutti i presenti, soltanto allora ci si siede.
Poi quando inizia la discussione, in realtà non inizia una vera discussione. Succede che in questi casi XX spiega i suoi risultati e gli altri ascoltano, a tratti magari qualcuno traduce dall'inglese. Quando lei ha finito, eccolo, quel momento magico in cui è proprio bello imparare a stare. Tutti in silenzio, a riflettere. Si tratta di un silenzio pieno, pieno di gratitudine per la spiegazione, di riflessione intensa. Ed è bello stare in questa magia che da noi viene invece riempita da parole vuote per la paura del vuoto del silenzio, che invece vuoto non è, ma noi non lo sappiamo vedere. Il Giappone. Il paese del silenzio pieno.

domenica 21 giugno 2015

IL SILENZIO IMPERIALE

Un inizio estate di corse e saltelli per XX, oltre che di emozioni forti generate dalle tre cucciole che finiscono due delle tre scuole in cui sono impegnate, mille lacrime e sorrisi.
Il primo di questi saltelli d'estate è in realtà un po' più di un saltello, un saltone a cavallo di due continenti per raggiungere il Giappone, paese sconosciuto e lontano.
Il primo assaggio di Giappone: il silenzio. Il silenzio sull'aereo, pieno come un uovo di cittadini dell'impero d'oriente ma quieto e silenzioso. Subito dopo, il silenzio in aeroporto, un aeroporto internazionale in una mattina domenicale, affollato e silenzioso ma efficiente ed ordinato. Il silenzio sul bus che la porta in albergo, il quieto bisbiglio delle conversazioni sussurrate nella lobby dell'hotel dove la sua stanza non sarà pronta prima di quattro ore, che si sommano all'ora di trasferimento dall'aeroporto Narita, le undici di volo, le due di anticipo in aeroporto in Italia e cominciano ad essere un bel po'.
XX in quest'attesa non ha ancora colto molti aspetti di costume di questo paese così diverso e complesso, se non una certa tendenza al silenzio. Senza imbarazzo, quel silenzio di chi parla soltanto quando ha qualcosa di davvero significativo da dire. Non come in Italia, dove troppo spesso "si parla perché è gratis".