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giovedì 25 agosto 2016

QUALCHE CITAZIONE

San Francisco è una città ripida. (Microba)
Hanno TRADITO il cioccolato! (Cucciola di mezzo, recensendo il celebre cioccolato Ghirardelli ripieno di caramello salato)

martedì 23 agosto 2016

QUEI GIGANTI AFFASCINANTI

Al contrario dell'avvicinamento al Grand Canyon, quando si arriva nei pressi del parco Sequoia (e per "pressi" si intendono i paraggi americani, in cui le manovre di avvicinamento sono piuttosto ampie) ci si aspetta di vedere ampie e verdissime forste, mentre al contrario il parco è circondato da brulle, giallissime colline ricoperte di fieno e qualche cespuglio che pochissimo hanno a che vedere con i giganti e celebri alberi dei record. Il parco Sequoia soprende dunque all'inizio con i suoi paraggi gialli e incolti; continua a stupire con il divieto di circolazione nella zona più interessante ai camper proprio come quello Noicinque. Una volta arrivati, fortunosamente e duecento chilometri di strada in più, ai magnifici alberi, ecco, qui è dove il gigante ti lascia senza parole. Soprattutto se scopri, insieme ad uno dei numerosi ed entusiati rangers, le mille curiosità che una sequoia nasconde.
Eccone qualcuna:
le sequoie giganti sono i più grandi alberi (in volume), ma non i più alti, che si trovano invece sulle coste della California settentrionale e si chiamano Redwood;
sono tra gli alberi più antichi anche se non immortali, ogni sequoia vive circa cinquemila anni; cresce però in altezza, come un teenager, per i primi cinquecento anni, al termine dei quali raggiunge la sua altezza (di circa cento metri) e comincia ad ingrossarsi, come nella mezza età; la loro lunghissima vita le ha rese però dei monumenti viventi ai caduti;
la riproduzione delle sequoie richiede che il fuoco faccia aprire le pigne che restano appese ai rami per circa un ventennio, in attesa del benefico calore;
le sequoie più grandi e famose hanno un titolo e un congnome, come il Generale Grant, la sequoia dalla base più ampia.
Ad una lettura più simbolica, ecco che cosa una sequoia consiglia:
ergiti alto e fiero
approfonda le radici nella Terra
sii lieto della tua naturale bellezza
bevi moltissima acqua
e infine: goditi la vista!

sabato 20 agosto 2016

METEO

A dispetto di ogni attesa, in Arizona, nel mese di agosto, il pomeriggio piove sempre. La notte spesso e la mattina qualche volta. Alla faccia di Willy il Coyote e dei suoi deserti rossi.

giovedì 18 agosto 2016

IL GRAND CANYON DI TRE JUNIOR RANGER

Il parco nazionale del Grand canyon offre a tutti i bambini la possibilità di diventare junior ranger dopo una formazione con loro (servono firme e timbri dei ranger stessi!) e la compilazione di un suggestivo quadernino che richiede attività volte alla scoperta e al racconto del Grand Canyon. Ecco una parte della consegna richiesta che ha fatto guadagnare, con solenne giuramento in due lingue presso il ranger Bruce, lo status di Junior Ranger alle cucciole.
"Find a magic spot to sit quitely by yourself. Write a short story that reflects your feelings about your magic spot at the Grand Canyon."

Calma assoluta,
intenso l'azzurro del cielo,
il fiume scorre in basso, senza fretta. 
Tutto tace.
                         Cucciola grande

Rocce rosse,
un cielo azzurro intenso.
Un fiume scorre pacifico tra le montagne del magico e misterioso Grand Canyon.
C'è silenzio, a parte qualche verso di animale,
ogni tanto.
Il vento soffia, il mio cuore batte in sintonia con la natura.
                        Cucciola di mezzo

Il Grand Canyon è bello ed emozionante.
Il Grand Canyon è terreno ma tagliato.
Il Grand Canyon è montagna tagliata.
                        Microba

Non contenti, i junior rangers si sono comprati con la loro (più che abbondante, grazie a cospicue donazioni extra-genitoriali) parte di cassa, un meraviglioso manuale che suona un po' così: who pooped. Grazie al manuale nuovo di zecca, ecco che le esplorazioni faunistiche hanno assunto tutt'altro sapore.

mercoledì 17 agosto 2016

QUEL PRIMO, INDIMENTICABILE SGUARDO

Non te lo aspetti. Ti coglie di sorpresa, dopo averti distratto con inattese foreste, qualche scoiattolo e molti cerbiatti. Cammini un po' scettico lungo un sentiero di pietre lisce. E poi eccolo, in tutta la sua incredibile maestosità che ti lascia senza parole. Si apre alla vista senza fine con un arcobaleno di colori e falesie imponenti. Non sempre si vede il fiume scorrere sul fondo, ma lo si sente ruggire nelle rapide che tanto incantano gli amanti del rafting, un miglio (milleseicento metri!) più in basso. E per guardare più in basso, oltre a perdersi all'orizzonte, lo sguardo cerca il fondo del Canyon proprio giù in verticale, dove se soffri di vertigini qui la sensazione è amplificata all'ennesima potenza.
Sul canyon volano maestosi molti rapaci, si avvistano molti corvi enormi e nerissimi  e alcuni falchi che sorvolano planando una meraviglia della natura.
I Noicinque arrivano a farsi sorprendere da tanta grandiosità quasi all'ora del tramonto, quando la luce obliqua regala ancora più sfumature di colori. Perfino il cielo sembra cedere a tanta grandezza e perdere di importanza di fronte ad uno spettacolo che toglie il fiato. Questo il loro primo assaggio di Gran Canyon, con il proposito di esplorarne i molti altri punti di vista il giorno dopo. Per oggi, la grandezza nel cuore.
A completamento di questo primo assaggio, raggiungono il ranger Marker alle otto si sera per la Full Moon Walk, la camminata alla luce della luna. Il ranger, che è una ranger molto simpatica, racconta curiosità di astrologia spicciola sull'intensità della luce della luna piena e sui cambiamenti che la luna piena porta per gli animali del canyon. Ma quali animali? Pare siano moltissimi i predatori che popolano il territorio: i leoni di montagna e i serpenti a sonagli rosa sono quelli che riscuotono il maggior successo. Il ranger racconta storie di animali e uomini alla luce di una luna che filtra attraverso le nubi e anche nel buio si coglie la grandezza di questa natura. Avvistamenti delle cucciole: un topino minuscolo visto da vicinissimo che le ha molto emozionate. Non proprio un leone di montagna, però....

martedì 16 agosto 2016

QUANDO GRANDE È MEGLIO

C'è una cosa, però, per cui Las Vegas offrendosi esagerata riscuote un discreto successo presso le minorenni Noicinque: il vicino acquapark del sobborgo di Henderson, di recentissima costruzione e progettato in funzione della regola del più. Più alto, più vario, più spericolato. Però. Però ci sono alcune rigide regole locali che richiedono dei limiti di peso (minimi e massimi, questi ultimi irraggiungibili) per alcune delle attrazioni più spericolate. XX e cucciole si sono dunque presentate, dopo una coda lentissima (a causa delle suddette regole) sotto un sole cocente, in cima ad un enorme rotolo azzurro in cui si veniva lanciati con un gommoncino giallo a quattro posti. Niente da fare, troppo leggere. (XX ha un po' sorriso sotto i baffi all'idea di sentirsi troppo leggera, prima di vedere la delusione accendersi sui volti cuccioli). Invano cercano di mischiare le carte con alcuni pesi massimi in fila con loro, gli inflessibili controllori le costringono a ripiegare su più morbide attività.
Il tarlo del pericolo però rimane e, con una speranza in controlli più laschi all'avvicinarsi della chiusura, ritentano la sorte. La bilancia è quella, loro anche e continuano a non raggiungere il limite inferiore di peso.
Dopo di loro in fila c'è però un quartetto di smaliziate signorotte americane sorridenti. Sfoderando una discreta faccia tosta, XX chiede loro la loro disponibilità a rimescolare le carte e dividersi due a due in modo da raggiungere i limiti di peso (due adulti e due bambine è stata la spiegazione, la realtà era che ciascuna delle signorotte pesava probabilmente come XX+cucciole). Loro accettano con garbo, due di loro si fanno carico della microba e della cucciola di mezzo e la bilancia questa volta risponde con una rassicurante luce verde.
Il giro sul gommone sparato a velocità e ad altezze folli è stato molto divertente, nessuno - nemmeno la microba per la quale si temeva il peggio - è stato sbalzato fuori come un missile. La stessa microba, serafica alla fine di un giro thrilling che nemmeno YY si era sognato di fare, ha commentato all'uscita mentre tutti si salutavano: "Meno male che erano grasse. Le signore, dico. Meno male che erano grasse." Si, e meno male che reano americane, ha pensato XX, e non hanno capito. Quando si dice, qualche volta, grande è meglio.

lunedì 15 agosto 2016

IL CONTRAPPASSO

Come la meraviglia si scioglie di fronte alla grandezza della natura di Yosemite e dei monti della Sierra, uno stupore, ma di tutt'altro genere, accoglie i Noicinque all'ingresso della rutilante Las Vegas.
Situata in mezzo al nulla, deve la sua fortunata espansione alle permissive leggi del Nevada sul gioco d'azzardo e alla creazione del più grande lago artificiale che grazie ad una grande diga garantisca fornitura dell'enorme quantità di energia che richiede. A Las Vegas fa caldo, caldissimo, ma la città è fatta per vivere all'interno dei suoi mille casinò che fanno a gara per essere il più attraenti possibile. Luci, musiche, spettacoli di strada, fontane e giochi d'acqua si alternano sulla Strip, la strada principale, dove ogni edificio fa aspira  ad essere il più grande, maestoso, imponente, o semplicemente, ad un occhio europeo, kitsch...
Le cucciole si divertono relativamente alle mille luci intuendo l'esagerazione che permea la città di Las Vegas come una linfa: tutto è e deve essere più. Più alto, più grande, più colorato, più scenografico, più maestoso, più imponente.
Salvo poi ridere come delle matte alle gondole finte del Venetian che funzionano con un pedale e commentare, da navigate viaggiatrici...beh ma qui...è tutto finto. Ebbene: si.

domenica 14 agosto 2016

I SOLDI MEGLIO SPESI

Due sono le cose che potevano trasformare un meraviglioso viaggio dall'altra parte del mondo un tour all'inferno: le nove ore di fuso orario che separano la California dall'Europa e le lunghe ore di guida nell'immenso e selvaggio west con la cantilena tripla del "quanto manca?" nelle orecchie - che, diciamocelo, quando stai guidando un affare anti aerodinamino color beigeolino spento lungo ventisette piedi che cambia le marce quando vuole lui (che non è quando vorresti tu) sulle strade strette dei bricchi della Sierra Nevada non è il passatempo migliore da avere nelle orecchie. Sorprendentemente refrattarie ai disturbi da jet leg, complice una veglia prolungata sui vari aerei che hanno preso per arrivare, le cucciole sono anche risultate sorprendentemente attive e non invasive nelle ore di guida. Giochi di carte, disegni, qualche lettura, ma soprattutto la musica ascoltata contemporaneamente, ma ciascuna con i propri auricolari e il proprio lettore di musica, perdendosi nelle note e negli incredibili panorami che attraversavano. Non una sola volta hanno mostrato insofferenza per le lunghe guide. I lettori di musica: tra i soldi meglio investiti da casa Noicinque.

sabato 13 agosto 2016

WILDERNESS

Il parco di Yosemite regala quel respiro al cuore e alla mente con panorami che tolgono il fiato. Fatte salve le proporzioni degli alberi, per le quali ci si comincia a sentire un po' simili agli gnomi da giardino, le caratteristiche delle montagne che lo popolano sono molto diverse dalle spigolose e addossate Alpi europee che siamo abituati a frequentare. A Yosemite le valli sono immense, più o meno da qualsiasi parte svetta l'imponente Half Dome, la mezza cupola che si avvista da ovunque e che sembra proprio una cupola tonda, ma fatta di montagna, e soprattutto tagliata a metà. All'estremità opposta del parco prati verdi e dorati e laghi azzurri incorniciano il volo maestoso di una meravigliosa aquila dalla testa bianca. Lo sguardo si perde all'orizzonte tra complessi di granito curiosamente lisci e rotondi e alberi altissimi, cascate e arcobaleni; il cuore respira, insieme alla mente, sciogliendosi lontano.

QUELLE PRIME IMPRESSIONI

Contro ogni pronostico XX e i Voiquattro si sono incontrati, per un caso assolutamente fortuito e con il volo di YY e cucciole che aveva accumulato oltre un'ora di ritardo, all'aeroporto di San Francisco ad un'ora piuttosto tarda. Dopo un recupero del camper l'indomani, partono alla volta del parco Yosemite. Scoprono in fretta che bisogna avere il cervello bello vispo per riuscire a ricordarsi tutta la formazione sul funzionamento camper, tanto che alcune cose - non del tutto essenziali - sono sfuggite alla loro padronanza per svariati giorni.
Scoprono altrettanto in fretta che il mito degli americani che rispettano i limiti di velocità è assolutamente falso.
E la cosa che li colpisce di più della natura selvaggia che incontrano in questi giorni di parco naturale non è subito visibile alla vista. I panorami tolgono il fiato, la fauna avvistata fino ad ora si è limitata a qualche spigliato scoiattolo, un paio lucertole e un paio di cerbiatti apparsi (e scomparsi) come un lampo sulla strada. Ci si mette un po' a capire che cosa c'è di profondamente diverso: l'altezza degli alberi. In un paesaggio alpino tutto sarebbe più schiacciato per terra mentre qui lo proporzioni delle sequoie che letteralmente svettano verso un azzurro intenso per decine di metri è qualcosa che ti colpisce in maniera sottile, lasciando che tu te ne accorga piano piano, per rimanerne profondamente toccato.

giovedì 4 agosto 2016

DIFFICILE SPIEGARLO

Un giorno intero. Con un'auto a disposizione, gli spazi del grande ovest da percorrere e scoprire. Che cos'ha di speciale tutto questo? La solitudine. La solitudine che si mescola con la libertà per una briciola di tempo, e che mi ha sopraffatto il cuore prima di riempirlo. 
Lunghe strade deserte, una meta lontana, mi fermo quando vedo qualcosa con cui valga la pena stare per un po'. Così ho accolto i brividi della partenza, recuperato la macchina a noleggio, imparato a godere delle comodità del cambio automatico e percorso miglia e miglia (come chiamano i chilometri in America) cantando a squarciagola o godendo inusuali silenzi.
La meta era il parco di Yellowstone, il più antico e famoso parco nazionale, quello che non riusciremo a vedere insieme. Così ho usato i miei occhi per voi, anche se lo so che non è uguale. Così ho sperato di essere un po' meno sola, un po' meno libera. Ho scattato mille foto, anche se il cuore che ha sobbalzato per la prima volta dopo una curva quando i primi geyser erano disponibili alla vista, parlando la potente e ancestrale lingua della terra e questo sobbalzo non sono sicura che sia nelle foto. Con i loro vapori di zolfo, le bolle di acqua bollente, i colori vividi, le fumaiole, i boati tonanti o sommessi, le onde. Ho girato piccoli video raccontandovi quello che vedevo, in molti casi la mia voce è stata superata dai potenti suoni della natura. Una cascata imponente, la corrente del fiume, il ruggito del geyser. Ho esplorato il parco dall'alba al tramonto sperimentando come è diverso essere soli. Ma solo con il corpo, però. Perchè anche se sola e con il cuore leggero, ho scoperto che ho cercato e visto ed esplorato tutto quello che avrei scoperto, cercato, visto ed esplorato se fossimo stati insieme. E ho cercato di raccontarvelo al meglio. Perchè in fondo, ma nemmeno troppo in fondo, Voiquattro siete sempre con me. Sempre.

UN POSTO PROFONDO E BIZZARRO

Fra la manciata di stati che XX ha incontrato in America, ce n'è uno che si è ricavato nel suo cuore un posto speciale. Perchè nonostante ci siano enormi differenze tra New York e l'Idaho rurale, tra la Virginia e La Los Angeles dei vip, c'è un angolo - piuttosto vasto, in realtà - che ti scava un posto nel cuore e non se ne va. Si tratta di quel quadrato un po' a sinistra della California, anche qui i confini sono tracciati con il righello come nell'Africa post bellica. Lo Utah si respira. Diverso. È poco popolato, come tutti gli stati del grande West, ma qui chi ci abita con grande probabilità è un mormone. Che sono, che fanno i mormoni? La chiamano anche LDSC, (Latter Day Saints Church, la Chiesa dei Santi dell'Ultimo Giorno), fonda i propri valori su famiglia, la comunità religiosa e il duro lavoro. E poi. E poi ci sono delle curiosità un po' buffe, qualcuna fa riflettere. Per esempio: i mormoni non bevono caffeina nè altri eccitanti. Niente caffè, niente tè, niente cola cola, niente Starbucks. Lo Utah è l'unico posto dove non trovi Starbucks ad ogni angolo, anzi, non ne trovi per niente. E poi. I mormoni ritengono talmente sacra la vita che credono che più alto è il numero dei tuoi figli, più vicino sei al paradiso (in cielo, perchè in terra XX sospetta che undici figli tendano piuttosto ad avvicinarti a tutti i gironi dell'inferno). Così nelle riunioni si ostenta proprio il numero di bambini per famiglia (non meno di cinque, otto il numero medio, undici il record in questo viaggio). E poi. Pare, ma questo è un gossip del curioso personaggio con cui XX ha viaggiato qualche giorno, che i mormoni mettano mutande speciali, non è chiaro se per la questione dei figli o per resistere alle tentazioni. Vengono comunque considerate sacre e, come su tutte le altre cose, con loro non se ne parla data la riservatezza e dell'argomento e dell'interlocutore.
A parte queste sfumate curiosità, la comunità dello Utah (Salt Lake City è stata fondata dal padre della religione, tal Joseph Smith, che avrebbe sentito la valle impregnata di una spiritualità profonda alla metà del milleottocento) trasmette sicurezza, calma, affidabilità, determinazione. Non stupisce che il simbolo dello stato sia la forma di un alveare, operoso e instancabile.
Le persone sono soltanto una parte della profondità che si respira qui. La valle non è in realtà una valle ma più simile a quello che con standard dimensionali europei si definirebbe "pianura". Circondata da monti maestosi, senza colline di transizione. Pianura. Monti altissimi. Gli edifici, nuovissimi e in grande espansione, offrono la vista di monti senza risparmio e senza paragoni grazie a sapienti e diffuse vetrate (perfino nelle sale d'attesa) - è un po' come se la maestosità fosse per tutti, quasi trascurabile. È però una maestosità che ti imprigiona il cuore.

lunedì 25 luglio 2016

E NEL FRATTEMPO PER VIAGGIARE

Curioso il concetto di sicurezza dei nostri amici americani, che ingenuamente pensano di limitare l'accesso nel loro paese agli scellerati come quello di Nizza con strumenti bizzarri. Per viaggiare per brevi periodi negli USA, è ora possibile evitare di dover ottenere il visto. A patto di rispondere, insieme ad un pagamento di quattrodici dollari, ad alcune domande inconsuete che si trovano sul modulo ESTA, quello che appunto sostituisce il più oneroso visto di ingresso.
Il fatto è che XX, che il suo modulo ESTA ormai ce l'ha sempre attivo, ha dovuto compilarlo, insieme ai quattordici dollari per uno, anche per XX e per le cucciole. Il governo americano non fa infatti distinzione di età e chiede a ciascun viaggiatore di rispondere alle stesse domande. Non importa se la microba ha sei anni e il governo USA vuole sapere se ha avuto la sifilide.
Così XX si è messa di buzzo buono e ha coscienziosamente compilato quattro moduli, per un totale di centoquaranta minuti di impegno circa sul bizantino sito online. Autocertificando che:
Nessuno di loro ha mai avuto la sifilide, il tifo, il colera, la peste, il vaiolo, ebola, la tubercolosi o la difterite. (si vede che il questionario non è ancora stato aggiornato alla ben più attuale zika); nessuno di loro è mai stato in prigione per aver danneggiato entità governative americane; non hanno mai "cercato di intraprendere attività a scopo terrorostico, di spionaggio, da sabotaggio o genocidio" (meraviglioso il candore con cui vengono poste alcune domande); nessuno intende rimanere a lavorare illegalmente negli Stati Uniti senza "l'opportuno permesso del governo federale". Dopo qualche istante sono arrivate le approvazioni del governo federale, che autorizza l'ingresso. A patto di non avere il colera, la peste o il vaiolo.

martedì 28 giugno 2016

QUELL'ARMONIA UN PO' INGESSATA

Questa volta l'ha un po' cercato, questo inizio estate frenetico e lontano. In realtà XX si è resa disponibile ad una trasferta che i colleghi, stretti tra altri impegni, non riuscivano ad onorare. Così si trova nel lontano Giappone, che un anno fa non le era sembrato così lontano.
Lontano per le abitudini - agli incontri non pensare di sederti dove vuoi, c'è una rigida gerarchia dei posti - anzi, veramente non pensare proprio di sederti, lo farai soltanto dopo aver ricevuto il permesso dell'ospite. Il permesso arriva soltanto quando il cerimoniale dei biglietti da visita, illeggibili e incomprensibili per la maggior parte, si è concluso, dopo che la consegna con entrambe le mani (per farlo bene ne servirebbero quattro, di mani) e inchino profondo è avvenuta da tutti e con tutti.
Lontano per la difficile lingua, di cui XX interpreta una parola ogni tanto di derivazione inglese e capisce che per la maggior parte delle volte stanno parlando di come sia difficile portarla a mangiare fuori, lei che è vegana e non mangia pesce, ma nemmeno carne.
Lontano per l'empatia, quella magica energia sottile che durante le discussioni di lavoro permette di cogliere da piccoli segni se nell'interlocutore si accende la scintilla dell'interesse o se l'incontro si spegne nella noia. Le conversazioni si svolgono prevalentemente a senso unico, dopo un'introduzione inintelleggibile rigorosamente in giapponese a XX viene richiesto un argomento preciso come le canzoni ai tempi dei juke-box. Lei tenta di sdrammatizzare, di interpretare sguardi, ma quello che in passato le sembrava un favorevole tempo dell'armonia dedicato alla riflessione ora le sembra di più un tempo chiuso a cui lei non ha accesso.
Per questo, per i ritmi giapponesi, per la pignoleria che la fa lavorare ogni minuto libero per non ritrovarsi una catasta di incombenze al ritorno, per una pigra stanchezza di fondo che questa volta non la spinge neppure a cercare la scuola di yoga all'alba, ebbene per questi motivi l'armonia giapponese appare, oggi, un po' ingessata.

mercoledì 18 maggio 2016

LE 72 ORE DELLA LOGISTICA IN TILT

Viaggiare sta diventando complicato. Anche se questo viaggio, per XX, sulla carta non sembrava nulla di che. Sulla carta. Cominciamo dal principio: XX sfrutta un passaggio di colleghi il lunedí sera fino a Nizza, dove lo studiò della supernonna MM le risulta provvidenziale per passare la notte dopo aver ricevuto dalla padrona di casa un brief con i fiocchi che riguardava la luce, l'acqua, il riscaldamento, la doccia, le lenzuola, il frigorifero e le tapparelle. XX ha sognato per un attimo di ricevere analogo brief per far funzionare, o far smettere di funzionare, i condizionatori di certi hotel americani.
La mattina seguente, dopo aver puntigliosamente richiuso tutti i possibili rubinetti, contatori e riscaldamenti, esce di casa alle otto del mattino sotto un sole caldo ed estivo e davanti ad un mare che pare dipinto per prendere il bus alla volta della stazione. Da qui conta di prendere un treno per Aix en Provence dove incontrerà con precisione quasi chirurgica le colleghe in arrivo da Parigi. La prima sorpresa è che IL collega di Parigi, quello garbato che alla guida si trasforma in mr Hyde, dà forfait a metà della notte, causa la sua bimba piccolissima con laringospasmo. Pazienza. Ce la si cava anche senza di lui. XX aspetta il bus per la stazione una buona mezz'ora. La fermata mano a mano si popola ma di bus nemmeno l'ombra. Controlla su internet dove sono i taxi, trova un parcheggio non lontano che è sfortunatamente vuoto. Chiama il numero indicato, le assicurano che in taxi arriverà in cinque, dieci minuti al massimo. Dopo altri venticinque impazienti minuti richiama per trovare la linea sempre e solo occupata. Quando, passata mezz'ora di frenetica attesa, un altro operatore le risponde che manderà una macchina in dieci minuti, si fa largo dentro di lei la consapevolezza che il treno sarà impossibile prenderlo. Chiama le colleghe in arrivo da Parigi che con un sistema di geolocalizzazione le suggeriscono il luogo più vicino per affittare un'auto: la stazione. Bagagli addosso, di buon passo, si reca a piedi verso la stazione. Qui, dopo aver atteso un tempo infinito per l'auto prima di lei, finalmente affitta una piccola utilitaria di cilindrata ridicola che mal di adatta alla spregiudicata guida della Francia del sud. Senza fermarsi percorre i 250 km che la separano da Aix en Provence per raggiungere la stazione proprio all'arrivo delle colleghe parigine. Dopo la riunione, restituiscono l'auto, la cui aria condizionata non funzionava, con tante scuse ma neppure uno sconticino, e saltano su un altro treno veloce alla volta di Parigi.
Il giorno dopo XX si fa trovare all'alba o quasi nell'ufficio di Parigi per collegarsi con i nuovi sistemi di meeting virtuale ad una riunione con Milano. Il pomeriggio con i colleghi francesi l'ennesimo incontro e poi, finalmente, all'aeroporto per rientrare. Il volo parte puntuale ma all'ora di arrivo il comandante informa i passeggeri che all'aeroporto di Linate ci sarebbe stato un piccolo incidente, nulla di grave (...), ma l'aereo non ha abbastanza carburante per aspettare che riaprano la pista. Quindi sceglie di atterrare alla Malpensa.
Dopo l'atterraggio nella provincia di Varese, quando tutti i passeggeri stanno cercando di organizzare un ritorno a casa che speravano diverso, dal microfono la voce del comandante infoma i passeggeri che no, non si può sbarcare, l'aeroporto non è attrezzato per l'assistenza allo sbarco del loro volo. Dunque rifaranno carburante, il piano di volo, e in circa mezz'ora ripartiranno per Linate. Tempo di volo, otto minuti. Numero di persone che hanno volato tra i due aeroporti su un volo di linea negli utlimi due anni, quelle del volo di ieri.
Settantadue ore di logistica in tilt.

domenica 17 aprile 2016

QUANDO I CIRCUITI FANNO UN PO' TILT

Lungo blackout di XX che nelle scorse settimane è stata letteralmente travolta da impegni lavorativi. Il tutto con la scadenza del principale evento dell'anno, tenutosi in settimana a Parigi. Ebbene, oggi, dopo innumerevoli incontri in lingue note e non, è finalmente il giorno del rientro. In linea con la frenetica intensità della settimana, all'atterraggio a Milano XX era chiamata a partecipare ad una delle numerose riunioni virtuali che diventano sempre più di moda. L'aereo atterra, lei si collega alla riunione virtuale e assiste e discute confontandosi su progetti in Tanzania. Sempre con gli auricolari nelle orecchie e l'attenzione all'Africa scende dall'aereo, passa la dogana, fa la lunga fila per i taxi, sale su uno di essi e sussurra la destinazione. Quando finalmente la riunione virtuale ternima lei molla il telefono e realizza con orrore che la valigia è rimasta in aeroporto, nella migliore delle ipotesi a girare in solitudine sul nastro dell'arrivo da Parigi.
Il taxista, promettendo solennemente di mantenere il segreto, fa inversione e la sbarca di nuovo all'aeroporto, dove in tempi di minacce e sicurezza è stato un po' complicato rientrare nella zona "bagagli" e spiegare allo sportello di bagagli smarriti che la valigia, stavolta, l'aveva persa lei.

martedì 23 giugno 2015

STARE NEL SILENZIO

Sempre in Giappone, sempre in silenzio. XX sta lentamente adattandosi a questa maniera rigorosa e rispettosa, mai urlata o eccessiva, di stare nelle cose che sembra propria del popolo giapponese. Ebbene, qui le si chiese di fare mille riunioni alle quali arriva dopo aver saltellato sui treni di mezzo impero. C'è un rito speciale, quello dei biglietti da visita, che si scambiano prima con l'ospite che viene da più lontano - cioè lei - non ci si siede mai prima di averlo fatto, il biglietto si legge insieme con intento esplicativo, si porge rigorosissimamente con due mani e ci si inchina dopo lo scambio. Dopo aver ripetuto il rito con tutti i presenti, soltanto allora ci si siede.
Poi quando inizia la discussione, in realtà non inizia una vera discussione. Succede che in questi casi XX spiega i suoi risultati e gli altri ascoltano, a tratti magari qualcuno traduce dall'inglese. Quando lei ha finito, eccolo, quel momento magico in cui è proprio bello imparare a stare. Tutti in silenzio, a riflettere. Si tratta di un silenzio pieno, pieno di gratitudine per la spiegazione, di riflessione intensa. Ed è bello stare in questa magia che da noi viene invece riempita da parole vuote per la paura del vuoto del silenzio, che invece vuoto non è, ma noi non lo sappiamo vedere. Il Giappone. Il paese del silenzio pieno.

domenica 21 giugno 2015

IL SILENZIO IMPERIALE

Un inizio estate di corse e saltelli per XX, oltre che di emozioni forti generate dalle tre cucciole che finiscono due delle tre scuole in cui sono impegnate, mille lacrime e sorrisi.
Il primo di questi saltelli d'estate è in realtà un po' più di un saltello, un saltone a cavallo di due continenti per raggiungere il Giappone, paese sconosciuto e lontano.
Il primo assaggio di Giappone: il silenzio. Il silenzio sull'aereo, pieno come un uovo di cittadini dell'impero d'oriente ma quieto e silenzioso. Subito dopo, il silenzio in aeroporto, un aeroporto internazionale in una mattina domenicale, affollato e silenzioso ma efficiente ed ordinato. Il silenzio sul bus che la porta in albergo, il quieto bisbiglio delle conversazioni sussurrate nella lobby dell'hotel dove la sua stanza non sarà pronta prima di quattro ore, che si sommano all'ora di trasferimento dall'aeroporto Narita, le undici di volo, le due di anticipo in aeroporto in Italia e cominciano ad essere un bel po'.
XX in quest'attesa non ha ancora colto molti aspetti di costume di questo paese così diverso e complesso, se non una certa tendenza al silenzio. Senza imbarazzo, quel silenzio di chi parla soltanto quando ha qualcosa di davvero significativo da dire. Non come in Italia, dove troppo spesso "si parla perché è gratis".

venerdì 28 dicembre 2012

CHE COSA NON TI ASPETTI, MA SUCCEDE

XX, ormai al terzo giorno di safari bigiornaliero, non si sarebbe aspettata di:
Lavarsi i denti con il toothbrush tree, un alberino cespuglioso con cui fare splendidi spazzolini da denti ma anche precisi pennelli; ascoltare, tradurre, raccontare e riraccontare mille volte la leggenda africana dell'ippopotamo, che per dimostrare di mantenere la promessa fatta a Madre Natura di non mangiare pesce, ogni volta che fa la cacca la sbriciola con la coda come fosse un tergicristallo, provando di non avere mangiato scaglie o lische di pesce; fermarsi a osservare, oltre ai 'big five', anche i little five, tra cui la tartarugaleopardo, l'uccello tessitore bufalo e il formicaleone; essere affascinata da un facocero giocherellone che si rotola e sguazza nel fango, proprio come Pumba; rimanere senza fiato di fronte a un cucciolo di antilope vecchio di appena un giorno, dopo aver visto centinaia di antilopi; scoprire che esistono i 'mobbing birds', gli uccelli rompiscatole che svolazzano attorno ad aquile, ma anche serpenti e leoni con il solo, ambizioso scopo di innervosirli e indurli ad andarsene (i mobbing birds sono grandi come passeri, e XX e YY li hanno visti con i loro occhi uscire vincitori da una disputa con un'aquila ben più possente); sapere anche che la ragazza dell'uccello tessitore, invitata a vedere il nuovo nido, l'ha distrutto diciassette volte prima di trovarlo di suo gradimento; avere a bordo del pullmino una vedetta specializzata nel rilevare cacche di elefante - la microba, ovviamente; censire manguste e lucertole grandi come alligatori all'interno del campo, oltre a criminali bande di babbuini visti all'opera. E i babbuini non erano solo le scimmie.

venerdì 21 dicembre 2012

LA PUZZA, MOLTI BAFFI E UNA GRANDE EMOZIONE

Che cosa accomuna una emozione grandissima, una puzza molto intensa e un numero di baffi spropositato?   Le FOCHE, quelle che abitano su uno scoglio appena un po' al largo di Hout Bay, South Western Cape, South Africa. Sono tantissime, allegre e giocose, si vedono da molto vicino grazie a micro-crociere in partenza a tutte le ore dal porticciolo di pescatori della piccola baia.
Si sceglie (più o meno) con quale barca partire, si paga il biglietto, il capitano naviga a velocità da brivido con dei barcozzi fatiscenti e arriva allo scoglio delle foche alla stessa velocità incompatibile con ogni regola di rispetto dell'altrui habitat. Le foche, moltissime, stanno sullo scoglio, nelle acque lì intorno (scansando le sconsiderate imbarcazioni di passaggio) e giocano sulle onde delle secche lì accanto. Molta emozione, molte foto, il brivido di due delfini che hanno accompagnato la bagnarola fin quasi allo scoglio delle foche, ma soprattutto una fedele imitazione dell'agire fochesco in acqua non appena rientrati a casa, in piscina. Mancavano solo le onde. Puzza, baffi ed emozione erano quasi gli stessi.