lunedì 27 febbraio 2017

L'ANGELO AZZURRO

Come ogni anno, arriva puntuale la settimana di carnevale e anche questa volta i Noicinque si concedono il lusso, davvero un lusso, di andare a sciare. Come di consueto insieme allo zione FF e al cuginone GG (squadra che vince non si cambia).
Trovano sempre rassicurante tornare ed affidare i minori alla valanga degli angeli azzurri, i maestri di sci, che in due secondi li prendono e in due minuti sono i loro migliori amici. Il problema è che, alla usuale iscrizione del sabato sera, i corsi sembrano pieni. COMECOME??
Così XX cerca di fare breccia: con l'adulazione, la pietà, fa leva sulla fedeltà, sulla professionalità dei maestri, sul presunto amore spasmodico per lo sci dei minori, sul senso di colpa (niente fiaccolata...).
L'angelo azzurro quest'anno si chiama Guido, vecchio volpone maestro di sci che pare abbia fatto carte false per permettere, il giorno successivo, l'accesso dei quattro alle lezioni di sci.
Così i quattro vengono distribuiti presso altri quattro angeli azzurri, che quest'anno erano Vittoria che fa lezione in inglese e la spaccata, Juri dalle curve da competizione, Icaro il maestro dei salti e Simone il re dei fuoripista. I quattro hanno condotto i quattro (con alterne vicende, pare qualcuno si sia perso per non sempre ritrovarsi) sulle nevi trentine con un entusiasmo che fa, ancora una volta, brillare i lucciconi negli occhi di XX.

domenica 19 febbraio 2017

LA POTENZA DELL'ORGOGLIO FEMMINILE E LA SOTTILE ARTE MASCHILE DELL'AIUTARSI

Problema: una microba di sette anni non ha nessuna intenzione di imparare ad andare in bicicletta; il di lei genitore che, dopo innumerevoli ore passate a rincorrerla e sorreggerla, piú sorreggerla che rincorrerla, dichiara di aspettare, fiducioso ma non troppo, che lei trovi la determinazione di crederci davvero. La di lei genitrice che, per uscire da tale empasse, promette allenamenti settimanali tutti i week end.
Soluzione: prendi una persona speciale che hai incontrato il primo giorno di nido e con cui condividi le disgrazie e le responsabilità di restare bambini, diventando passo passo un po' più grandi. La stessa persona speciale ha una bella bici da cross, la cui sella si è un po' smontata, e la leggerezza del volersi e sapersi aiutare.
Risultato: microba e Potts si incontrano al parco, lui le dice "Seguimi, andiamo anche sul sentiero!" e non si sono più fermati.
Oggi la microba in versione stalker chiama la mamma di Potts tutte le domeniche per sapere se possono andare al parco in bici. Il potere dell'orgoglio femminile, e della meravigliosa e semplice arte di saper fare quello che serve.
Grazie Potts, per il tuo "Seguimi!" così limpido e diretto. Come te.

venerdì 17 febbraio 2017

BABY ROWLING

Dal quaderno di italiano cucciolo di mezzo, classe quintabì.
Scrivo io. Il binario 9 e tre quarti. Immagino di dover partire per Hogwarts e di aver perso il treno: invento un trucco magico che mi permetta di raggiungere Harry Potter e i suoi amici.
- Forza, Cucciola di mezzo, siamo in ritardo! Mettiti le scarpe e andiamo! - mi strillò la mamma dall'anticamera, dove si stava già mettendo il guibbotto. - Devi imparare a usare la magia e Hogwarts è il posto migliore in cui farlo. Non mi importa se non vuoi venire.-
Il problema non era che io mi stavo opponendo dall'andare a Hogwarts, ma che non riuscivo a mettermi le scarpe; mia sorella, già maggiorenne, poteva fare le magie anche a casa e così, mentre dormivo, aveva lanciato un sortilegio su tutte le mie calzature.
E adesso stavo lì, seduta per terra a provarle una per una ma, una volta riuscita a infilarmene una al piede con la forza, quella si sfilava e, con aria ribelle, si posava ostinatamente sulla panca delle scarpe.
Ad un certo punto la mamma, spazientita, venne in bagno e, davanti alla scena che vide, si infuriò come una bestia feroce.
- CUCCIOLAGRANDEEEEE!!! - urlò con tutta l'aria che aveva nei polmoni - ma come ti viene in mente di farci perdere l'espresso per Hogwarts? -
Non l'avevo mai vista così arrabbiata e, secondo me, non ne valeva neanche la pena. Va bene, ci aveva fatto perdere un quarto d'ora buono, però, in fin dei conti era uno scherzo divertente.
La mamma agitò la bacchetta sinuosa, spezzando l'incantesimo, prima di andare a fare una bella ramanzina a mia sorella, che ci accompagnava al binario.
Presi il mio baule di scuola e scesi, in strada, dove un taxi ci aspettava già da venti minuti. Stavo aprendo la portiera posteriore della macchina quando mi ricordai una cosa: emisi un fischio e, poco dopo, Raindy, il mio barbagianni, planò verso di me e poi nella sua gabbia.
Dieci minuti e ci trovammo a King Cross, la stazione dove prendere l'espresso per Hogwarts. In fretta e furia mi avviai verso la colonna che separava i binari 9 e 10, spingendo il carrello che avevo preso all'ingresso e sul quale avevo sbattuto la gabbia di Raindy e i bagagli.
Non ci fu tempo per i saluti: corsi con tutta la velocità che le gambe mi permettevano. Con tutte le mie forze sperai che anche il treno fosse in ritardo, che avesse subito un guasto ma, in fondo, sapevo già cosa mi aspettava.
Infatti, quando attraversai la barriera, mi trovai davanti una scena desolante: il binario era completamente vuoto.
Ero disperata, ma mi sforzai di riflettere. Avrei potuto controllare tutti i libri di scuola, in cerca di un incantesimo efficace...no, ci avrei messo troppo tempo. Solo allora mi ricordai una cosa: mia sorella mi aveva preparato un antidoto da lei inventato che, qualunque cosa avessi chiesto, lo avrebbe permesso.
Ravanai per un po' nelle tasche dei jeans e, dopo qualche secondo, ne uscii trionfante. Una boccettina con un liquido verde smeraldo brillava nella mia mano, con un'etichetta che diceva "Frassin Lorgi".
Lo bevvi e pensai intensamente: devi far volare me e i miei bagagli, per raggiungere l'espresso per Hogwarts.
Lentamente, molto lentamente, i miei piedi si staccarono da terra.
Aprii gli occhi (che avevo chiuso senza neanche accorgermi) e vidi che anche il baule e la gabbia con dentro Raindy si stavano alzando. Era una senzazione bellissima, come se fossi sospesa in una bolla gigantesca: non dovevo fare niente.
Più tardi mi accorsi che non era affatto così; mi dovevo pilotare senza perdere la concentrazione, altrimenti sarei precipitata. Poco dopo intuii anche il meccanismo: per accelerare stendevo la braccia lungo i fianchi e, inclinandomi a destra o a sinistra, giravo.
Ormai ero a trenta metri d'altezza. Avevo un po' di paura, ma in fondo era divertente. Cinque minuti e ci presi la mano, senza mai fermarmi, con i bagagli alle calcagna. Dopo venti minuti circa intravidi una striscia rossa in lontananza: l'espresso per Hogwarts!
Cercai di andare il più veloce possibile, mentre il treno color del fuoco si distingueva sempre di più.
Era sotto di me, ne ero certa per la densa quantità di fumo che usciva dalla locomotiva. Ad un certo punto avvistai una nuvola compatta tra il nero e il marrone che si dirigeva...verso di me!
Si avvicinava sempre di più...eccola, mi stava per travolgere!
Poi vidi solo piume e penne di gufi postini di tutte le specie e dimensioni e udii il tonfo del baule che urtava i volatili.
Persi la concentrazione, stavo precipitando.
Urlai, cercando più in fretta possibile la bacchetta nella tasca dei pantaloni...non vedevo niente, solo fumo grigio e soffocante.
Poi all'improvviso spuntò una locomotiva scarlatta che sfrecciava, se possibile, ancora più veloce di me.
Intanto, la bacchetta sfoderata, riunii tutte le formule magiche che avevo sentito, sperando che una potesse essermi utile.
Un'immagine mi balzò in testa, all'improvviso; mia sorella, per farmi un dispetto, mi aveva rotto una borsa per scuola. Istantaneamente ricordai.
- Diffido!- gridai, puntando la bacchetta contro il treno che si avvicinava sempre di più; sulla superficie di questo si aprì un buco, che si ingrandiva, abbastanza per far passare un umano.
Centrai il foro, mentre scendevo in caduta libera.
BUM!
Atterrai in malo modo sul duro pavimento di uno scompartimento, ma mi scostai immediatamente, sapendo che di lì a poco sarebbero cascati giù anche i bagagli.
Una volta arrivati il baule e la gabbia di Raindy, guardai chi sostava già in quello scompartimento.
Non appena alzai lo sguardo, dovetti reprimere a fatica un grido di sorpresa.
Harry Potter stava davanti a me, i capelli neri scompigliati e la fronte segnata da una cicatrice fin troppo famosa.
Di fronte a lui, i suoi amici, tutti e due a bocca spalancata.
- Scusate, me ne vado subito...- balbettai impacciata.
- No, resta.-
Con il passare dei minuti presi confidenza e, tra chiacchiere e risate, mezz'ora passò in fretta.
Fu a quel punto che l'imbarazzo tornò: un gufo marrone picchiò il becco, in cui teneva una lettera, contro il vetro.
Io mi affrettai ad aprire il finestrino e l'uccello appena entrato, mi si mise in grembo.
Sulla busta rossa c'era scritto: "alla signorina Cucciola di Mezzo, Espresso per Hogwarts".
Senza aspettare altro, la aprii.
Questa si sollevò in aria e, con una voce stridula, recitò:
- Cara signorina Cucciola di Mezzo, siamo al corrente che, stamattina, alle ore 12.15, lei ha praticato un incantesimo di distruzione, essendo ancora minorenne.
Con la speranza che stia bene,
Il Ministero dlla Magia -
La voce finì di strillare.
- Ero in pericolo di vita! - protestai, tra le risate degli altri.
Il treno rallentò, per poi fermarsi.
Ero arrivata a Hogwarts.

sabato 11 febbraio 2017

LE TASCHE DI CUCCIOLA BETA

"Per la ricerca di francese, quella su Rennes, la prof ha già cominciato a farci lavorare per la ricerca oggi in aula informatica. Meno male che nelle tasche ho sempre tutto e avevo la chiavetta, così ho potuto salvarla."
"Quindi avete cominciato a lavorare?"
"Ooo...abbiamo fatto il titolo."
"E come è il titolo?"
"Rennes"
Le tasche di Cucciola Beta.

lunedì 23 gennaio 2017

AH, LA PAUVRE...

Aria frizzante in casa Noicinque, generata e sostenuta dalla frizzantissima microba. Fonti ancora da verificare, ma sembrerebbe che, alla settimanale puntata all'oratorio per il catechismo, lei abbia prima perso un orologino regalo del nonno, che pazienza se l'ora non la sa leggere, e dato un pugno sul naso ad un suo amico. Lei sostiene di essere stata accerchiata e picchiata da tuti i suoi amici (...) e avrebbe reagito unicamente per difendersi; il napoleonico don dell'oratorio, in genere lontano dall'essere tenero,l'avrebbe consolata nelle difficoltà. Ha ricevuto caramelle in regalo, la possibilità di scegliersi il gruppo di ammici con cui fare catechismo e un sacco di abbracci e carezze.
A casa, invece, non sono molto piaciuti nè il pugno sul naso, nè la reazione della mamma dl la vittima, che aveva già dimostrato una certa tendenza al melodrammatico. La microba è stata dunque doppiamente sgridata prima da YY, a caldo, e poi da XX al rientro, a "tiepido". Auspicando che in futuro la parte adulta di famiglia non si faccia gabbare dagli occhi vispi e dal sorriso arricciato e faccia maggiormente ricorso a quel minimo di senso critico che permetterebbe, senza grandi difficoltà, di accorgersi delle boutades settenni. Ah, la pauvre....

venerdì 20 gennaio 2017

POI, OGNI TANTO, TORNANO A CASA I QUADERNI DI SCUOLA

Dal quaderno microbo di italiano, classe secondabì.
Quale parola, per te, potrebbe sconfiggere la paura? Scrivila usando il colore e la grafia che preferisci.
KetcHup + Maionese + Wurstel = Hot Dog

E ancora

Domande aperte
Conosco   due colleghi della mamma.
L'abbraccio  è un segno d'amore
L'inverno  è freddo, ma è bello.
Mi  piace giocare.
Se  potessi andare a casa, giocherei.
Insieme   alla mia famiglia sono felice.
Mai   andrei al freddo in inverno e mai andrei al caldo in estate.

sabato 7 gennaio 2017

HER LOG

Dal quaderno cucciolo di mezzo, classe quintabì
Che sorpresa!
La mattina del 25 dicembre, prima che arrivassero tutti gli amici e i parenti per il festone di Natale, ci siamo incontrati con la nonna MM per aprire i suoi regali (perché alla fine sarebbero stati troppi, altrimenti).
Tra i pacchetti, ce n'era uno particolarmente sottile e piccolo. 
Quando, tutti insieme (io, la cucciola grande, la microba, il papà e la mamma), l'abbiamo scartato, ci siamo trovati sotto gli occhi nientemeno che...UN VIAGGIO!!
Adesso vi sembrerà strano detto (o meglio, scritto) così, ma la nonna MM, con la complicità di mia sorella grande, aveva fatto un biglietto che diceva che avremmo potuto goderci tre o quattro giorni in una bella capitale, o un'altra città, europea. La scelta è stata molto ricca e varia; potevamo andare a Lisbona o Londra;  se preferivamo, invece, posti un po' più freddi, Vienna, Amsterdam e Copenhagen erano in quella categoria; c'erano anche Madrid e Parigi.
Dopo tre giorni che la mamma, china su computer o ipad, ha cercato voli hotel e sconti, quattrodici ore su ventiquattro, abbiamo deciso di visitare la capitale dell'Austria, Vienna.
Il 3 gennaio ci siamo dovute alzare alle quattro e mezza dl mattino per non perdere il taxi arrivato alle cinque e dieci, che ci ha portati direttamente all'aeroporto della Malpensa. Da lì abbiamo preso un aereo di una compagnia tedesca, dove le hostess erano austriache.
Il volo è stato piuttosto calmo, dato che ho letto per un'ora e mezza senza accorgermi che il tempo passava. Una volta atterrati, siamo schizzati nel nostro hotel Haydn, per depositare i bagagli e smontare le valigie. 
Con cinque fermate di metropolitana siamo arrivati in centro e filati al Mc Donald',dove avevamo stabilito di incontrarci con Lex, un collega della mamma, nostro grande amico. Un pranzetto particolare è stato un buon inizio.
Dopo aver prosciugato il proprio happy meal, ognuno di noi era sazio. Abbiamo salutato Lex e ci siamo incamminati a testa alta (per vedere la bellezza di quella città) per le ventose strade di Vienna.
Faceva freddissimo, tutti avevamo mani e piedi congelati. 
Abbiamo visitato una chiesa in cui c'era l'organo più grande dll'Austria, abbiamo girato per i parchetti brinati, abbiamo visto il maestoso duomo di Vienna, fino a giungere al Municipio.
A quel punto eravamo tutti infreddoliti e abbiamo deciso di fare ritorno all'hotel dove ci aspettava una bella doccia calda.
Abbiamo cenato verso le sette e poi, stanchissime e stremate, siamo andate a letto alle nove.
Il giorno seguente abbiamo fatto colazione in hotel con pane tostato, marmellata e yogurt.
Alle nove e mezza del mattino siamo andato a vedere l'allenamento dei cavalli della Scuola Spagnola di Equitazione. Anche se non eravamo in Spagna, la scuola si chiamava così perchè la razza di cavalli che si addestravano era molto usata dagli Spagnoli.
I cavalli erano tutti bianchi, perchè si dice che le giumente con il mantello chiaro partorissero puledri forti e resistenti.
I destrieri hanno fatto degli esercizi che non avevo mai visto fare a dei cavalli. Uno, ad esempio, ha alzato le zampe a due a due in diagonale.
Una volta eseguito correttamente il programma di addestramento, è stato dato loro uno zuccherino come premio. Gli stalloni si muovevano con grazia, su una musica dolce e lenta.
Nessuno avrebbe detto che quell'addestramento derivava da manovre uste in guerra.
Dopo, abbiamo visitato una mostra sull'arte, con tanto di audioguida. Il primo piano era esclusivamente sulla tecnica dl puntinismo.
C'è stato un quadro, di un pittore francese, che si intitolava "Tramonto sui tetti di Parigi" che mi ha attratta. È stato dipinto principalmente con colori caldi, e le ombre sulle case dove era già calato il sole.
Il piano di sopra, invece, era stato allestito con inquadri astratti di Picasso e Chagalle.
Finito il pranzo in un ristorante in cui servivano la pizza italiana, ci siamo diretti verso la pista di pattinaggio davanti al Rathaus trovandola, però, chiusa. Abbiamo, allora, elaborato un piano B e deciso di andare alla Haus Des Meeres, la casa dei rettili.
Lì abbiamo potuto osservare camaleonti in muta, serpenti e pesci di ogni specie. La parte che mi è piaciuta di più è stato quando ho camminato in mezzo agli uccelli tropicali, in uno stralcio di giungla. Mi volavano attorno, e potevo osservarli da vicino.
Anche le scimmiette con un ciuffo bianco in testa andavano dove volevano. Gli squali martello mi piacevano pure, ma un po' di meno.
Abbiamo cenato e poi, contentissima per la giornata, sono andata a dormire.
Giovedì, dopo un'abbondante colazione, abbiamo preso la metropolitana per arrivare al castello di Schönbrunn. Lì le sale erano decorate benissimo, con ricami dorati e quadri di tutta la famiglia reale. 
C'erano parecchi ritratti di Franz Joseph e sua moglie Sissi, i cui capelli sfioravano terra.
Abbiamo visitato lo studio di Francesco Giuseppe (in tedesco Franz Jospeh), imperatore d'Austria, che lavorava già alle quattro del mattino.
La stanza più grande era la sala delle feste, con tantissimi candelabri. Il lampadario al centro della sala, un tempo, aveva ben novantasette candele.
Gli affreschi comprendevano pareti molto vaste.
Una volta usciti dal castello, abbiamo mirato allo zoo, il più antico del mondo. Abbiamo potuto osservare un panda che rosicchiava del bambù; tigri che saltavano su e giù dal tettuccio della loro "abitazione" costruita in legno; koala che stavano raggomitolati in cima agli alberi e scorpioni luminescenti al buio che si muovevano a scatti.
Mi sono puaciuti molto questi animali, anche perchè alcuni non li avevo mai visti dal vivo.
A mezzogiorno abbiamo mangiato würstel e patatine fritte nel ristorante dello zoo di Schönbrunn.
Dopo pranzo siamo andati al municipio, davanti al quale c'è la pista di pattinaggio più bella del mondo, perchè non è un semplice rettangolo di ghiaccio, ma in mezzo alla pista ci sono alberi e altre stradine in discesa collegano due spiazzi enormi. Abbiamo tutti inforcato i pattini e ci siamo lanciati in mezzo alla mischia.
Le persone dl posto sfrecciavano velocissime e noi, lì, che riuscivamo a stento a non cadere. Ma dopo un po' di giri su e giù per i vialetti, ho iniziato a prendere confidenza. Passata mezz'ora, non andavamo più lentissime.
L'unica che ha avuto un po' più problemi è stata la microba; per lei è stata la prima (o seconda) volta che pattinava e non riusciva bene a tenersi in piedi. Alla fine, però, tutti abbiamo fatto progressi: io e la cucciola grande sfrecciavamo veloci, anche se non come quelli del posto, e la microba riusciva persino a fare piccoli tratti senza l'aiuto di nessuno. Insomma, è stato divertentissimo ma poi eravamo stremate.
Abbiamo cenato velocemente e siamo andate a letto.
Venerdì abbiamo visitato il Belvedere. Questa struttura venne costruita su ordine del principe Eugenio, come sua dimora. Oggi, però, ospita le opere di un pittore molto famoso: Gustav Klimt.
Klimt ha dipinto tanti quandri, il più conosciuto è forse quello intitolato "Il bacio". Questo pittore fa opere un po' particolari: in quasi tutti i suoi quadri mette dell'oro.
La mostra mi è piaciuta abbastanza, ma mi sono divertita di più di pomeriggio, al Prater.
Al luna park siamo saliti sull'immensa ruota panoramica, dove abbiamo visto Vienna dall'alto.
Era un panotama bellissimo.
Una volta scesi siamo quasi subito tornati in albergo perchè tutti glimaltri giochi del luna park erano chiusi.
Lì ci siamo preparati per andare a cena al Sieben Stern, un ristorante che ci piaceva molto, dove abbiamo mangiato emmenthal fritto e spätzle con pancetta.
Poi siamo andati a dormire, aspettando l'arrivo di un giorno nuovo.
Sabato era il nostro ultimo giorno a Vienna. Per questo ci siamo alzati presto e siamo corsi subito all'Accademia delle Arti, dove si trovava "Il giudizio universale" di Hyeronimus Bosch.
Questo quadro mi è piaciuto molto, anche se c'erano tantissimi mostriciattoli di ogni genere.
Non siamo rimasti lì tanto, perchè dovevamo prendere l'aereo che ci avrebbe riportati a Milano.
Siamo filati in centro, a Wien Mitte, dove abbiamo mangiato in un ristorante giapponese.
Abbiamo preso un trenino che ci ha portati all'aeroporto, dove fare il check-in, imbarcare i bagagli, eccetera.
Quando è arrivato l'aereo, non avevo tanta voglia di prenderlo; volevo restare in quella magnifica città, anche se non potevo.
L'aereo è partito e io ho guardato per l'ultima volta fuori dal finestrino.
ADDIO VIENNA!

martedì 3 gennaio 2017

CHE SORPRESA!

La previsone di vacanze pigre e domestiche, di giornate allungate nel buio anticipato dei pomeriggi invernali si è dissolto grazie all'energia, e le risorse, della nonna MM. Il giorno di Natale ha messo le mani avanti proibendo qualsiasi azione di protesta prima di regalare ai Noicinque un viaggio "dove volete, per queste vacanze". Wow. "QUESTE VACANZE?!" È così cominciato un carosello di ipotesi e ricerche che spaziando dall'Islanda a Malta, da Lisbona alla Baviera, si è poi concluso con un una imperiale meta mitteleuropea: Vienna. Oggi i Noicinque sono partiti con un volo asburgico in cui le hostess erano in tenuta "total red" (veramente total, scarpe ed elastici nei capelli compresi, e molto red) alla volta del "pomo d'oro" dell'Europa.
Dopo un entusiastico, seppur logisticamente improbabile, incontro con un molto cucciolmente apprezzato collega di XX che trascorre a Vienna la totalità del suo tempo libero e si era dunque candidato come cicerone, seppur contumace, i Noicinque hanno cominciato ad apprezzare le bellezze dell'impero asburgico.

giovedì 15 dicembre 2016

VA BENE, LO SAPEVI. E IO HO CAPITO SOLO TROPPO TARDI

Ho insistito. Ti ho costretto, convinto, supplicato, suggerito che era la cosa migliore da fare. Speravo di vedere qualcosa di impossibile. E invece avevi ragione tu.
Che all'aperitivo di Natale della tua classe proprio non ci volevi andare, sostenendo che no, tanto per te non ci sarebbe stata una bella atmosfera, altro che Natale. Mi hai detto e scritto NOOO in tutti i modi possibili, e io non ho voluto vedere quello che a te è chiaro da molti, troppi mesi ormai.
La verità è che siete diversi, che non c'è un modo di essere giusto e uno sbagliato (per quanto una qualche ideuccia ce l'avrei, in proposito), ma piuttosto un modo di non essere uguali. Bene, tu e i tuoi compagni non lo siete. Proprio per niente. E se quel detto latino che spiega come mai le sostanze si sciolgono una nell'altra, lo cito spesso, "similia similia solvuntur" si applicasse alle persone, ecco, tu saresti un po' come una goccia d'olio che galleggia sull'acqua dei tuoi compagni. Non ti mischi. È stato chiaro da subito, appena siamo arrivate, che avresti contato i secondi che mancavano ad andarsene. Sei finita in un posto non fortunato, accanto a ragazzine a cui non avevi nulla da dire. Loro, tutte con il telefono in mano, perse in chissà quali mondi virtuali. Tu, che il telefono l'avevi lasciato a casa e non avevi occhi che per il tuo personale conto alla rovescia, brevissimo, al termine del quale hai dichiarato determinata: "Io vado." 
Abbiamo resistito ancora qualche minuto, tra gli sguardi sgomenti e comprensivi di altre mamme, per poi gridare un generico BUONNATALE ed andarcene appena all'inizio della sera. Il mio cuore ha capito, soffrendo un po' con te, quanto siate diversi. Prometto di ascoltare il tuo di cuore, Cucciola grande.

lunedì 12 dicembre 2016

CARO BABBO NATALE, IL SOLITO DESIDERIO. SE NO, LO CHIEDIAMO A GANESH

Sembrerebbe non esserci speranza per quel piccolo, ma feroce, desiderio che XX, e probabilmente tutte le mamme occidentali, covano in fondo al cuore. Quella segreta speranza che i giorni di avvento si vaporizzino a beneficio di un tranquillo, noioso ed esteso 27 dicembre. La speranza che la frenesia del Natale, che si sviluppa in un innumerevoli richieste di partecipazione ad eventi e attività, le quali nella grande maggioranza dei casi richiedono ulteriori azioni preventive di preparazione si sbricioli in un assai più sano e salutare NULLA.
La speranza che i molteplici happening familiari restino nel cuore come ricordo, magari felice, degli anni passati. Ma che non siano più richieste impossibili disponibilità per il torneo natalizio multiscuola del basket microbo - un girone dantesco della durata di oltre tre ore che vede protagonisti centocinquanta sei-settenni che cercano di far rimbalzare una palla nera e arancione, e non in silenzio - , la pizzata delle mamme che questo è l'ultimo Natale alle elementari, l'incontro per la raccolta dei libri così i bambini della classe microba si scambiano un pensiero prima di Natale, ahhh non ho comprato le tempere e i glitter per fare il lavoretto natalizio, la cena dell'ufficio, il pranzo dell'ufficio, la pizzata della pallavolo, l'arrampicata natalizia, i colloqui con gli insegnati delle medie, la festa delle medie, la festa delle elementari in seconda e la festa delle elementari in quinta (sempre che è l'ultimo Natale alle elementari), gli open day della scuola media per capire quale sarà il destino della cucciola di mezzo, la festa dello yoga con le danzatrici indiane, il compleanno (a sorpresa) della nonna MM ma anche quello, ancora segretissimo, della sua bionda amica speciale, la logistica dei regali in quattro dimensioni, scusa ma dobbiamo fare l'albero di Natale, e anche il presepe solo che la scatola delle cose natalizie si è aperta da sotto e le statuine di terracotta si sono rotte, le incolliamo?, la task force per una scuola inclusiva che sta mettendo a rischio il progetto di bilinguismo per i bimbi sordi e i loro amici, l'incontro prenatalizio del catechismo con canto del cantico delle creature, la premiazione della società sportiva che riconosce il merito di tutti gli altleti premiati in qualunque disciplina nei mesi precedenti (e la cucciola di mezzo ha ottenuto ben due primi posti). Ah, questa premiazione eterna è prevista per la sera del 23 dicembre.
In valutazione, per il prossimo anno, una sana festa delle luci Diwali al posto del santo Natale. Con celebrazioni rigorosamente indù e nient'altro. E questo desiderio occidentale lo chiediamo a Ganesh.