venerdì 22 maggio 2026

LA FESTA (CHE NON DOVEVA ESSERE)

Sei nato qui, Mak: mamma e papà dall’Egitto, e tu rappresenti un magnifico ponte fra le culture. La lingua che parli a casa non è la stessa che parli a  scuola, eppure sono entrambe la tua lingua. Insieme. Sai delle tue tradizioni, e sai e sei di questo paese. Anche se al mondiale di pallone, tiferai Egitto.

Eppure, per le leggi barocche di questo luogo, non potevi ancora dirti italiano. Perché mamma e papà sono dell’Egitto, appunto. Poco importa che tu sia nato qui, che sia andato all’asilo di zona, alla scuola elementare, alle medie e perfino ora alle superiori alla scuola italiana, la stessa scuola microba. Che canti tutte le canzoni più trap e rap e chissà, tutte italiane. Che tu sia stato, fin da bambino, profondamente immerso di italianità. 

Hai dovuto essere maggiorenne, ci è voluto un appuntamento con l’assessora in rappresentanza del sindaco, come per i matrimoni; avete parlato della Costituzione, lei ti ha chiesto l’articolo sulla guerra e si, l’Italia ripudia la guerra. Gliel’hai citato, accanto a quella prima ‘cantilena’ che in Italia sanno anche i sassi: ‘L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro.’ Il primo articolo.

Ne hai parlato con l’assessora, lei ha scoperto che studi diritto, ha scritto un bel messaggio alla tua prof, che credo sia stata molto fiera di te.

Se fossi stata nell’assessora, proprio mentre firma il fatto che tu sia diventato italiano anche per le scartoffie, ti avrei detto quali sono per me le tre parole importanti di quella ‘cantilena’ del primo articolo della Costituzione.

Prima parola: repubblica. Vuol dire che è di tutti, viene dal latino res (cosa) pubblica. Quindi che l’Italia è di tutti noi, ed è importante averne cura. In un parco, in un discorso, con i gesti e con le parole. È nostra, e va trattata bene.

Seconda parola: democratica. Cioè tutti decidiamo e contribuiamo a renderla ciò che è. Potrai votare. Fallo, è importante, anche se pensi che il tuo voto sia piccolo in contronto ai grandi numeri. È il tuo pensiero, e in passato ci siamo battuti perché tutti, e tutte, potesserlo esprimerlo. Abbine cura.

Terza parola: lavoro. Sembra una parola di fatica, lavoro. E invece credo sia una parola di cura. Solo con lavoro accurato si fanno le cose belle, si pensano i pensieri belli. E quanti sono i pensieri belli che tu hai per noi e per la tua persona importante. Lavoro è quella vibrazione di affetto nella voce, quell’attesa, quello stare. È una parola bella, un modo bello.

Così l’assessora con la fascia tricolore ha firmato, e ora sei italiano. Lo eri già, ma ora lo dicono anche i documenti.

E io non ti so esprimere la gioia di saperlo. Dirai: ‘non cambia niente.’ Lo so, eppure non è vero. Cambia che il tuo essere ponte ora è ancora più solido e radicato.

Non so se era buona la torta che YY ha fatto per festeggiarti. Quello che c’era in quella torta è tutta la felicità di sapere che le cose diverse sanno stare bene insieme, come stanno in te. E anche se per te non cambia quasi nulla, noi siamo stati privilegiati ad aver partecipato a questa festa, che non avrebbe dovuto essere perché quel che si celebra era già. Speriamo di cambiarle in fretta, le regole delle scartoffie, così chi come te è ponte nel mondo lo sia senza bisogno di aspettare l’assessora.

giovedì 21 maggio 2026

HOST FAMILY!

In un anonimo giovedì di primavera, arriva quel messaggio che darà forma ai prossimi sei mesi microbi.

Il suo papà australiano si chiama Gilder, insegna inglese e filosofia. La sua mamma australiana si chiama Yuki, è giapponese e studia. Ci sono un fratellino e una sorellina che hanno due visi simpaticissimi, gli occhi a mandorla e i capelli ricci ricci.

La casetta in cui vivono è una villetta essenziale, la stanza microba ha l’aria frugale, ma tanto c’è il mare a meno di due chilometri, sai che meraviglia?

Non si sa molto di loro, sarebbe bello scrivere e organizzare una call per presentarsi (all’alba, vista la differenza di fuso), per ora si può solo immaginare una vita nuova all’altro capo del mondo, dove per andare a scuola hai l’uniforme tre pezzi ma poi il mare è proprio lí accanto, dove studi solo cinque materie e poi i club e gli sport ti impegnano quasi di più.

È un’emozione grande, vedere la nuova famiglia microba, e che possano essere legami di rispetto e gioia.

lunedì 11 maggio 2026

GITA COMPETITION

Ha vinto a mani basse la ‘gita competition’, la gara delle gite. Complice la pandemia, o forse no, la microba sbanca il borsino delle gite partendo con la sua classe in terza liceo per sei giorni in Sardegna a fare scuola di vela.

Le sorelle, che in gita sono state in giornata rispettivamente a Piacenza e a Brescia (Brescia!!! Vibra di indignazione la cucciola di mezzo) protestano retroattivamente per viaggi d’istruzione non goduti e la profonda ingiustizia del mondo.

In Sardegna hanno studiato i venti, qualcuno ha scuffiato, loro sono arrivati secondi alla regata che non hanno fatto perché c’era troppo vento, ma se fosse stata la regata quasi vincevano perché filavano velocissimi. Ed erano pure senza istruttore.

Pare la microba abbia vinto al trivial della vela (che forse lo facessero con i logaritmi e la termodinamica, le gare tipo ‘giochi senza frontiere’, imparerebbero volentieri pure quelli. Per vincere però, mica per saperlo).

Comunque. La gita in Sardegna, ops, il ‘viaggio d’istruzione’, ha visto preparativi variopinti: lo smarrimento di otto - si, otto - scarpine da scoglio, l’acquisto di una mezza muta ‘che la porto in Australia’, la chat dei genitori che esplode sul come fare i bagagli, e loro che sono quasi maggiorenni e una borsa per la vacanza se la potranno pure fare da soli, no? (certo, a trovare le scarpine da scoglio….). La negoziazione tranchant per stare in casetta a tre a tre. Oltre a Mart e Meg, le amicissime di classe, di compiti e di vita, c’era in classe un altro trio, quindi la stanza da sei era perfetta. Solo che era anche molto ambita, e alla fine, al grido di ‘siamo a nostro agio senza velo solo con loro’, le altre tre con il velo hanno vinto. Così, velo e no che la loro integrazione è cosa fatta, alla fine la stanza da tre era un appartamento con tre stanze da due, quindi loro hanno unito i letti, dormito in tre nelle stanze da due e lasciato le valigie belle paciocche in una camera tutta loro.

Mentre le sorelle pensavano alle meraviglie di Piacenza e di Brescia (Brescia!!!).

venerdì 8 maggio 2026

UN PASSATEMPO DI VIAGGIO

Viaggiando spesso in aereo, sto cominciando a sviluppare qualche bizzarra abitudine. L’osservazione attenta, al limite della maleducazione, degli altri passeggeri mentre salgono. Io facilmente ho il privolegio di sedermi tra i primi, e posso osservare indisturbata chi sale dopo. L’ansia di trovare un posto in alto per la valigia. Lo sguardo che saetta sui numeri delle file, come preoccupato che quel sedile non ci sia. 

Tutti i dove sei tu, finestrino, ah no in mezzo. Le acrobazie per infilare corpi grandi nei posti piccoli. I sacchetti dello shopping in aeroporto, i macaron francesi; chi non chiude il pc nemmeno mentre imbarca, le creaturine piccine spavalde che corrono avanti e quelle intimidite che non si muovono. 

I genitori con i neonati appesi, chi arriva e sembra in pigiama. Sullo stesso volo è facile vedere qualcuno con il piumino e qualcuno con i sandali, e possono essere la stessa persona.

I cappelli improbabili che non sai come sia possibile appoggiare la testa, le giacche stazzonate di fine giornata e quelle perfette, di ottima fattura. 

Vedo occhi di viaggio, occhi stanchi, occhi abituati e occhi curiosi. Cerco di individuare la lingua, la nazionalità, di indovinare il perché del viaggio.

E chissà perché, mi sento più vicina al mondo.

domenica 3 maggio 2026

I MEDICI DEGLI UMANI

‘Che pastiglia è?’

‘È l’antibiotico, me l’ha dato il dentista.’

‘E perché? Hai un’infezione?’

‘No, è proprio per non avere un’infezione, è profilassi.’

‘Ma tu pensa. Come sarebbe, che ti danno l’antibiotico preventivo? Noi, prima di dare un antibiotico, dobbiamo fare il batteriologico. Per la resistenza agli antibiotici, sai. Quindi, vedi, è colpa dei medici degli umani, che danno l’antibiotico a caso.’

I. Medici. Degli. Umani.