Al portone XX e MrDan incontrano la vicina del piano di sotto, una frizzante signora dai capelli rossi, armata di un nipotino (di due gemelli) in braccio e la di lei figlia con l'altro gemellino. Le signore con i gemellini prendono l'ascensore, aprono la porta di casa e il loro gatto scappa sul pianerottolo di XX. Qui nel frattempo sono atterrati MrDan e XX, un passeggino rosso in prestito. Sulle scale ci sono anche: un gatto bianco e grigio che non ha nessuna intenzione di muoversi, la vicina dai capelli rossi con un gemellino in braccio, la di lei figlia con l'altro gemellino in braccio. Nessuno riesce a prendere il gatto, dunque XX apre la porta di casa e chiede alle cucciole, impegnate in un gioco di travestimenti dunque agghindate à la façon, di cercare di recuperare il gatto. La cucciola grande, dall'interno di una lunghissima sottoveste di raso grigio perla, si fionda sulle scale alla caccia del gatto. Il gatto prima sale, poi scende, poi entra in casa di XX, la cucciola di mezzo cerca di farlo uscire affinché entri nella sua, di casa, la microba zompetta con le stampelle all'inseguimento (non sulle scale, per fortuna). La vicina strilla di non farlo scendere troppo perché altrimenti il gatto arriva fin giù e poi hai voglia a farlo risalire, la cucciola grande continua ad inseguirlo e finalmente lo prende ma la porta di casa è chiusa per paura che escano gli altri gatti domestici. XX e MrDan inebetiti scaricano il passeggino e si lanciano anche loro all'inseguimento del gatto. Finalmente la porta di apre, il gatto scappato entra come pure la vicina+figlia con i loro gemellini. XX, MrDan, le cucciole e la vestaglia di raso rientrano anche loro in casa soltanto per incominciare un nuovo circo a base di carrucole, animali da salvare e vulcani che eruttano, tutto a beneficio di un sempre allegrissimo MrDan. Passeggino consegnato, gatti a casa loro, gesso firmato. Ma che baraonda.
martedì 25 agosto 2015
UN PO' DI BARAONDA
Il rientro a casa dopo il lavoro, in una giornata di agosto che sembra novembre in cui le cucciole sono rimaste confinate a casa, poteva essere più tranquillo. XX ha chiesto ad un sempre meraviglioso MrDan non solo di prestarle un passeggino per favorire la mobilità esterna della microba con stampelle, ma anche di portarle il passeggino a casa perché lei era in bici la cui pur enorme capacità di carico non consentiva il trasporto del passeggino.
Al portone XX e MrDan incontrano la vicina del piano di sotto, una frizzante signora dai capelli rossi, armata di un nipotino (di due gemelli) in braccio e la di lei figlia con l'altro gemellino. Le signore con i gemellini prendono l'ascensore, aprono la porta di casa e il loro gatto scappa sul pianerottolo di XX. Qui nel frattempo sono atterrati MrDan e XX, un passeggino rosso in prestito. Sulle scale ci sono anche: un gatto bianco e grigio che non ha nessuna intenzione di muoversi, la vicina dai capelli rossi con un gemellino in braccio, la di lei figlia con l'altro gemellino in braccio. Nessuno riesce a prendere il gatto, dunque XX apre la porta di casa e chiede alle cucciole, impegnate in un gioco di travestimenti dunque agghindate à la façon, di cercare di recuperare il gatto. La cucciola grande, dall'interno di una lunghissima sottoveste di raso grigio perla, si fionda sulle scale alla caccia del gatto. Il gatto prima sale, poi scende, poi entra in casa di XX, la cucciola di mezzo cerca di farlo uscire affinché entri nella sua, di casa, la microba zompetta con le stampelle all'inseguimento (non sulle scale, per fortuna). La vicina strilla di non farlo scendere troppo perché altrimenti il gatto arriva fin giù e poi hai voglia a farlo risalire, la cucciola grande continua ad inseguirlo e finalmente lo prende ma la porta di casa è chiusa per paura che escano gli altri gatti domestici. XX e MrDan inebetiti scaricano il passeggino e si lanciano anche loro all'inseguimento del gatto. Finalmente la porta di apre, il gatto scappato entra come pure la vicina+figlia con i loro gemellini. XX, MrDan, le cucciole e la vestaglia di raso rientrano anche loro in casa soltanto per incominciare un nuovo circo a base di carrucole, animali da salvare e vulcani che eruttano, tutto a beneficio di un sempre allegrissimo MrDan. Passeggino consegnato, gatti a casa loro, gesso firmato. Ma che baraonda.
Al portone XX e MrDan incontrano la vicina del piano di sotto, una frizzante signora dai capelli rossi, armata di un nipotino (di due gemelli) in braccio e la di lei figlia con l'altro gemellino. Le signore con i gemellini prendono l'ascensore, aprono la porta di casa e il loro gatto scappa sul pianerottolo di XX. Qui nel frattempo sono atterrati MrDan e XX, un passeggino rosso in prestito. Sulle scale ci sono anche: un gatto bianco e grigio che non ha nessuna intenzione di muoversi, la vicina dai capelli rossi con un gemellino in braccio, la di lei figlia con l'altro gemellino in braccio. Nessuno riesce a prendere il gatto, dunque XX apre la porta di casa e chiede alle cucciole, impegnate in un gioco di travestimenti dunque agghindate à la façon, di cercare di recuperare il gatto. La cucciola grande, dall'interno di una lunghissima sottoveste di raso grigio perla, si fionda sulle scale alla caccia del gatto. Il gatto prima sale, poi scende, poi entra in casa di XX, la cucciola di mezzo cerca di farlo uscire affinché entri nella sua, di casa, la microba zompetta con le stampelle all'inseguimento (non sulle scale, per fortuna). La vicina strilla di non farlo scendere troppo perché altrimenti il gatto arriva fin giù e poi hai voglia a farlo risalire, la cucciola grande continua ad inseguirlo e finalmente lo prende ma la porta di casa è chiusa per paura che escano gli altri gatti domestici. XX e MrDan inebetiti scaricano il passeggino e si lanciano anche loro all'inseguimento del gatto. Finalmente la porta di apre, il gatto scappato entra come pure la vicina+figlia con i loro gemellini. XX, MrDan, le cucciole e la vestaglia di raso rientrano anche loro in casa soltanto per incominciare un nuovo circo a base di carrucole, animali da salvare e vulcani che eruttano, tutto a beneficio di un sempre allegrissimo MrDan. Passeggino consegnato, gatti a casa loro, gesso firmato. Ma che baraonda.
venerdì 14 agosto 2015
UN OSSO, UNA PICCOLA DONNA CORAGGIOSA, LE CHIACCHIERE AL PRONTO SOCCORSO
Le giornate allungate di fine vacanza, gli amici stretti del mare, un aperitivo insieme. Un gioco di bambine, ci rincorriamo, saltiamo e giochiamo a rialzo. Qualcuna scivola, il sandalo la tradisce, un dito del piede sinistro assume una posizione innaturale. Molto innaturale e molto storta. Il ditone del piede sinistro appartiene alla frizzante microba che in queste ore si è rivelata una piccola, grande donna molto coraggiosa. Il ditone storto viene accompagnato in ambulanza all'ospedale della vicina Lavagna, dove esiste un reparto di pediatria allegro e colorato ma non curano le fratture pediatriche. Curioso, no? La piccola donna coraggiosa con frattura scomposta all'alluce del piede viene ricoverata all'ospedale (lei sceglie di stare con papà, che dormicchia in una branda lunga la metà di lui), XX grazie agli amici stretti riesce a rientrare a casa a tarda notte e inizia le attività di chiusura casa, valigie, bucati e dispensa. Alle sette del mattino successivo si catapulta all'ospedale per dare il cambio a YY che si incarica di caricare le valigie formate nottetempo in quell'accrocchio valigie/bici che rendono le vacanze Noicinque così stile "famiglia Brambilla anni Sessanta". Nel frattempo XX negozia con pediatri e ortopedici liguri una dimissione che li autorizzasse a viaggiare fino a Milano, non soltanto fino all'ospedale dei bambini di Genova dove hanno tentato di indirizzarli nelle precedenti didici ore. Finalmente la famiglia si ricompone, la dimissione, non priva di stecca di cartone che le rendeva il piede microbo, pur rotto, pericolosamente simile a un piede hobbit, li autorizza ad arrivare a Milano dove, ancora in versione auto carica di mille bici e bagagli, la microba con piede da hobbit e XX sbarcano all'istituto ortopedico di riferimento.
Qui, dopo un paio d'ore d'attesa, il brillante ortopedico fa una puntura al piede - prima dose di coraggio vero della piccola grande donna - e poi le riduce la frattura con l'aiuto di due colleghi nel tentativo di scongiurare un probabile intervento. Lei strilla, lui racconta storie di barattoli di lacrime e la conquista con il solletico - seconda, enorme dose di coraggio - infine la ingessa con un rigido, enorme stivale bianco. Lei non vede l'ora di farsi firmare il trofeo del coraggio, rimane ad occupare l'ambulatorio intanto che una stravolta XX corre a prenotare le prossime visite e radiografie e li ritrova che chiacchierano come vecchi amici lui, il brillante ortopedico e lei, la piccola donna coraggiosa con uno stivale di gesso. Si raccontano storie, si raccontano di amici e di cani. XX è davvero grata all'istituto ortopedico e al simpatico medico che ha dedicato dieci minuti extra di chiacchiere allungate alla sua paziente cinquenne.
Qui, dopo un paio d'ore d'attesa, il brillante ortopedico fa una puntura al piede - prima dose di coraggio vero della piccola grande donna - e poi le riduce la frattura con l'aiuto di due colleghi nel tentativo di scongiurare un probabile intervento. Lei strilla, lui racconta storie di barattoli di lacrime e la conquista con il solletico - seconda, enorme dose di coraggio - infine la ingessa con un rigido, enorme stivale bianco. Lei non vede l'ora di farsi firmare il trofeo del coraggio, rimane ad occupare l'ambulatorio intanto che una stravolta XX corre a prenotare le prossime visite e radiografie e li ritrova che chiacchierano come vecchi amici lui, il brillante ortopedico e lei, la piccola donna coraggiosa con uno stivale di gesso. Si raccontano storie, si raccontano di amici e di cani. XX è davvero grata all'istituto ortopedico e al simpatico medico che ha dedicato dieci minuti extra di chiacchiere allungate alla sua paziente cinquenne.
L'ESSENZA
L'essenza di un amico: fa quello che è necessario fare, prima ancora che tu abbia la consapevolezza di che cosa serve. Non chiede, agisce rendendoti la vita infinitamente più facile e felice. Grazie Sara, grazie Simone, amici di cuore e di sorrisi. Grazie ELE, grazie Tins, amiche di mare e di vacanza, di cuore e di sorrisi come la vostra mamma e il vostro papà.
domenica 2 agosto 2015
QUANDO CI VUOLE
Il passo, in genere frettoloso e affannato, rallenta. L'orologio rimane a casa, abbandonato inutile sul comodino. Il telefono, quell'infernale aggeggio che tiene ormai tutti collegati, sempre, a dispetto del riposo e dei fusi orari, giace sepolto in fondo alla borsa. Viene degnato di un'occhiata ogni tanto, giusto per mettersi d'accordo con gli amici che verranno alla stessa spiaggia.
Ecco, queste solo le vacanze. Dopo un anno di frenesia, impegni, giornate zeppe di tutto, vacanza è lasciare l'orologio, rallentare il passo e non stupirsi più se sulle strisce pedonali le auto ti fanno passare, senza clacson indiavolati. Vacanza, al solito, rassicurante mare. Il ritmo insolito che ci voleva.
Ecco, queste solo le vacanze. Dopo un anno di frenesia, impegni, giornate zeppe di tutto, vacanza è lasciare l'orologio, rallentare il passo e non stupirsi più se sulle strisce pedonali le auto ti fanno passare, senza clacson indiavolati. Vacanza, al solito, rassicurante mare. Il ritmo insolito che ci voleva.
mercoledì 29 luglio 2015
SI MA DOMANI...
Vacanze finalmente. Il tempo dilatato, le giornate tranquille senza occhi all'orologio, le onde del mare, mosso e impetuoso da giorni, la spiaggia e i gusti familiari. In questi giorni finalmente meno frenetici, XX decide di mettere alla prova alcuni dei recenti insegnamenti della sua ricerca interiore, che oltre a una speciale luce sul cuore insegna anche, prodromico a pratiche più strutturate, un rilassamento guidato alla portata dei bambini.
Nella speranza di condividere questa nuova condizione con le bambine, XX conduce, con un testo piuttosto preciso, circa cinque minuti di rilassamento guidato, le cucciole nei loro letti e nel cuore di XX la certezza di un sonno immediato, soprattutto dopo l'infinito bagno nelle onde alte del pomeriggio. Il rilassamento si è invece concluso così: "mamma...si, bello...ma domani ci leggi Peppa Pig e la fatina dei denti?"
In effetti, non c'è gara.
Nella speranza di condividere questa nuova condizione con le bambine, XX conduce, con un testo piuttosto preciso, circa cinque minuti di rilassamento guidato, le cucciole nei loro letti e nel cuore di XX la certezza di un sonno immediato, soprattutto dopo l'infinito bagno nelle onde alte del pomeriggio. Il rilassamento si è invece concluso così: "mamma...si, bello...ma domani ci leggi Peppa Pig e la fatina dei denti?"
In effetti, non c'è gara.
martedì 14 luglio 2015
IL MOLLUSCO CONTAGIOSO DAVVERO?
La cucciola di mezzo, ormai è chiaro, non solo ha sviluppato una certa tendenza al melodramma, ma riesce a cacciarsi nelle peggio situazioni pungenti. Dalle ortiche alle meduse passando per i microscopici esserini marini brucianti, è sempre stata lei il bersaglio di tante divertenti amenità. Ebbene, prima di partire per la montagna - oltre due settimane fa - la cucciola mostra perplessa un brufolo sulla pancia, dichiara di averlo pastrugnato un po' e a settimane di distanza i brufoli bollosi sembrano essersi moltiplicati raggiungendo il naso, le gambe e la schiena. La nonna MM, non paga delle "vacanze" al mare, si offre di portare lei e una microba con verruca sul piede dalla pediatra d'ordinanza. Verdetto: mollusco contagioso, probabilmente mischiato con impetigine bollosa. la dottoressa non è sicura, però, il caso è complesso. Meglio andare da un dermatologo che tolga anche l'orrenda (e sempre più grande, nonostante i crio-trattamenti) verruca microba.
Intanto, niente piscina del centro estivo, ovviamente, per evitare di contagiare di mollusco tutti gli amici ancora rimasti in una bollente città.
Intanto, niente piscina del centro estivo, ovviamente, per evitare di contagiare di mollusco tutti gli amici ancora rimasti in una bollente città.
lunedì 13 luglio 2015
I SORRISI BRILLANTI
In un prevacanze forsennato come poche altre volte, dopo che XX ha attraversato fusi orari come fette di anguria, dal Giappone al Brasile in due settimane passando per una di quelle giornate inglesi, loro, le cucciole, sono finalmente tornate. Sono tornate da una vacanza rilassata e divertita con la super nonna MM, abbronzatissime e sorridenti (YY le ha individuate dal balcone soltanto grazie ai denti bianchissimi su visi molto, molto scuri) le tasche piene di sassi, per citare Jovanotti, ma dipinti. Dipinti dalle forme suggerite dalla forma del sasso stesso, un becco di papera o un grazioso riccio, ma anche decorati di arcobaleni e paesaggi o gocce astratte multicolori. Hanno allestito la mostra dei sassi, l'hanno aperta in onore degli zii FF e PP in visita con il microscopico e pacificissimo neonato cuginetto Edo al quale hanno dispensato carezze inaspettatamente delicate e sorrisi a tuttidenti. Sono andate a letto con molto ritardo rispetto alle più pessimistiche previsioni facendo ritornare una casa silenziosa e ordinata decisamente chiacchierina, se non rumorosa, e parecchio più creativamente disordinata. Bentornate, cucciole dai sorrisi brillanti.
mercoledì 1 luglio 2015
UNA GIORNATA DI QUELLE
Il periodo prevacanze si prospetta caldo e frenetico come mai prima: appena dopo la trasferta asiatica, il tempo di toccare il muro in ufficio e XX è chiamata a ripartire, destinazione UK, senza potersi godere neppure un po' una casa silenziosa e la calda compagnia di YY con le cucciole in trasferte varie. Il volo all'alba, la sveglia prima dell'alba, l'aeroporto intasato di vacanzieri e gite scolastiche, il volo in ritardo di due ore, l'arrivo in una Londra bollente del giorno più caldo dell'anno. E poi, naturalmente, la prima riunione saltata causa ritardo del volo, il congresso a cui deve partecipare in centro che più centro non si può, ci possiamo andare soltanto in metropolitana, ci mettono oltre un'ora e mezza in un caldo che nemmeno a Tunisi.
XX fa la sua parte di conferenza, le pongono una domanda polemica a cui risponde polemica a sua volta, riprendono la metropolitana nel solito clima bollente per recuperare l'auto, in custodia all'aeroporto.
Da qui partono alla volta di Trowbridge, tempo stimato due ore e mezza ma nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie e senza traffico. Di ore ne impiegano quattro e mezzo, sembra il tempo dilatato dell'India, alla guida una giovane e simpatica ragazza italiana che ha imparato a guidare a destra e vorrebbe continuare a farlo. A circa sei metri dalla meta, mancava soltanto un ponte da attraversare, dei lavori stradali impediscono l'accesso e soltanto lo charme della fanciulla ha permesso che gli orsi che stavano lavorando li lasciassero passare.
Naturalmente l'ora era tarda e la cena non è più servita, dunque tocca riprendere l'auto in cerca di cibo. Dopo una rapida e distesa cena messicana, XX con i colleghi ritorna all'hotel, tipicamente inglese, in mezzo alla campagna. Fa ancora caldo, ormai fanno diciannove ore di veglia e tutti non vedono l'ora di andare a dormire. Peccato che l'ingresso sia chiuso, il numero da chiamare per farsi aprire suoni a vuoto e nei dintorni non ci sia anima viva. Dopo aver valutato, nel corso dei successivi tre quarti d'ora, le ipotesi più fantasiose spaziando dal dormire in macchina al cercare un hotel nei dintorni (che naturalmente è risultato pieno), dal chiamare la polizia al fracassare il vetro della porta con una valigia, un altro ospite finalmente li sente e li fa entrare da un accesso secondario attraverso la cantina, l'unica chiave che aveva.
Una (lunga) giornata di quelle.
XX fa la sua parte di conferenza, le pongono una domanda polemica a cui risponde polemica a sua volta, riprendono la metropolitana nel solito clima bollente per recuperare l'auto, in custodia all'aeroporto.
Da qui partono alla volta di Trowbridge, tempo stimato due ore e mezza ma nel mondo di Alice nel paese delle meraviglie e senza traffico. Di ore ne impiegano quattro e mezzo, sembra il tempo dilatato dell'India, alla guida una giovane e simpatica ragazza italiana che ha imparato a guidare a destra e vorrebbe continuare a farlo. A circa sei metri dalla meta, mancava soltanto un ponte da attraversare, dei lavori stradali impediscono l'accesso e soltanto lo charme della fanciulla ha permesso che gli orsi che stavano lavorando li lasciassero passare.
Naturalmente l'ora era tarda e la cena non è più servita, dunque tocca riprendere l'auto in cerca di cibo. Dopo una rapida e distesa cena messicana, XX con i colleghi ritorna all'hotel, tipicamente inglese, in mezzo alla campagna. Fa ancora caldo, ormai fanno diciannove ore di veglia e tutti non vedono l'ora di andare a dormire. Peccato che l'ingresso sia chiuso, il numero da chiamare per farsi aprire suoni a vuoto e nei dintorni non ci sia anima viva. Dopo aver valutato, nel corso dei successivi tre quarti d'ora, le ipotesi più fantasiose spaziando dal dormire in macchina al cercare un hotel nei dintorni (che naturalmente è risultato pieno), dal chiamare la polizia al fracassare il vetro della porta con una valigia, un altro ospite finalmente li sente e li fa entrare da un accesso secondario attraverso la cantina, l'unica chiave che aveva.
Una (lunga) giornata di quelle.
lunedì 29 giugno 2015
QUELLE RIGHE COSÌ SPECIALI
La storia è incominciata con una riga verde. Anzi, con due righe verdi. Sottili ma vistose a rappresentare la prima, la più fondamentale regola della nuova realtà. Si trattava di quasi tre anni fa, quando tu, microba ribelle e io, mamma sfinita, curiose ed emozionate, abbiamo incominciato insieme questa avventura, in quei primi giorni a base di righe verdi da rispettare e di brillantini nella pasta di sale. La riga verde, la prima regola che insegnava: rispettami e io mi fiderò di te. La riga verde, da non oltrepassare MAI senza il permesso della maestra in un corridoio pericolosamente vicino al portone di ingresso, ma che se la rispetti ti permette di girare per tutta la scuola in autonomia, di farla tua e di farti sua.
Da allora la scuola Pezzi, con le sue righe verdi e le sue meravigliose educatrici, è stata accogliente e rigorosa, creativa e stimolante, ha coccolato e spronato, incuriosito e guidato.
In questa scuola, che per una curiosa abitudine all'essere radicati nelle proprie zone era stata anche la mia scuola materna, siamo entrati ogni mattina di apertura per gli scorsi otto anni e siamo entrati questa mattina, per lasciare te, microba, a trascorrevi le poche ore prima della partenza. Mi piace pensare che le righe, quelle verdi della prima e fondamentale regola, quelle bianche e nere delle piastrelle del corridoio che ho osservato con il cuore soltanto stamattina, nel tentativo di non dimenticarle, poi quelle coloratissime e armoniose delle pareti dell'ingresso - abbellite e rese speciali nel corso di un grandioso progetto con una celebre designer che ha portato la sua arte nella scuola e della scuola si è portata via un pezzetto di arte - saranno per te, per voi, come il filo di un arco, teso e resistente a scoccare le frecce, gli uomini e le donne di domani, dove sceglieranno di dirigersi. Capaci di scegliere in autonomia, come fin dalla loro prima, meravigliosa scuola, hanno avuto la possibilità di sapere di poter fare.
Grazie, scuola Pezzi, con le tue righe rigorose ed accoglienti. Mi mancherai moltissimo.
Da allora la scuola Pezzi, con le sue righe verdi e le sue meravigliose educatrici, è stata accogliente e rigorosa, creativa e stimolante, ha coccolato e spronato, incuriosito e guidato.
In questa scuola, che per una curiosa abitudine all'essere radicati nelle proprie zone era stata anche la mia scuola materna, siamo entrati ogni mattina di apertura per gli scorsi otto anni e siamo entrati questa mattina, per lasciare te, microba, a trascorrevi le poche ore prima della partenza. Mi piace pensare che le righe, quelle verdi della prima e fondamentale regola, quelle bianche e nere delle piastrelle del corridoio che ho osservato con il cuore soltanto stamattina, nel tentativo di non dimenticarle, poi quelle coloratissime e armoniose delle pareti dell'ingresso - abbellite e rese speciali nel corso di un grandioso progetto con una celebre designer che ha portato la sua arte nella scuola e della scuola si è portata via un pezzetto di arte - saranno per te, per voi, come il filo di un arco, teso e resistente a scoccare le frecce, gli uomini e le donne di domani, dove sceglieranno di dirigersi. Capaci di scegliere in autonomia, come fin dalla loro prima, meravigliosa scuola, hanno avuto la possibilità di sapere di poter fare.
Grazie, scuola Pezzi, con le tue righe rigorose ed accoglienti. Mi mancherai moltissimo.
martedì 23 giugno 2015
STARE NEL SILENZIO
Sempre in Giappone, sempre in silenzio. XX sta lentamente adattandosi a questa maniera rigorosa e rispettosa, mai urlata o eccessiva, di stare nelle cose che sembra propria del popolo giapponese. Ebbene, qui le si chiese di fare mille riunioni alle quali arriva dopo aver saltellato sui treni di mezzo impero. C'è un rito speciale, quello dei biglietti da visita, che si scambiano prima con l'ospite che viene da più lontano - cioè lei - non ci si siede mai prima di averlo fatto, il biglietto si legge insieme con intento esplicativo, si porge rigorosissimamente con due mani e ci si inchina dopo lo scambio. Dopo aver ripetuto il rito con tutti i presenti, soltanto allora ci si siede.
Poi quando inizia la discussione, in realtà non inizia una vera discussione. Succede che in questi casi XX spiega i suoi risultati e gli altri ascoltano, a tratti magari qualcuno traduce dall'inglese. Quando lei ha finito, eccolo, quel momento magico in cui è proprio bello imparare a stare. Tutti in silenzio, a riflettere. Si tratta di un silenzio pieno, pieno di gratitudine per la spiegazione, di riflessione intensa. Ed è bello stare in questa magia che da noi viene invece riempita da parole vuote per la paura del vuoto del silenzio, che invece vuoto non è, ma noi non lo sappiamo vedere. Il Giappone. Il paese del silenzio pieno.
Poi quando inizia la discussione, in realtà non inizia una vera discussione. Succede che in questi casi XX spiega i suoi risultati e gli altri ascoltano, a tratti magari qualcuno traduce dall'inglese. Quando lei ha finito, eccolo, quel momento magico in cui è proprio bello imparare a stare. Tutti in silenzio, a riflettere. Si tratta di un silenzio pieno, pieno di gratitudine per la spiegazione, di riflessione intensa. Ed è bello stare in questa magia che da noi viene invece riempita da parole vuote per la paura del vuoto del silenzio, che invece vuoto non è, ma noi non lo sappiamo vedere. Il Giappone. Il paese del silenzio pieno.
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